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11/03/2020   ANNA CIMENTI
  ''Riuscire a vivere il presente in equilibrio, ecco, questo è il sogno più grande...''

Anna Cimenti si presenta come una jazzista pura, con un album davvero coraggioso. Non per fare paragoni, ma ti senti più vicina a Billie Holiday o a Bessie Smith? ''Ho scoperto nel tempo che queste due artiste sono nate come me sotto il segno dell’Ariete. Artiste con un carattere forte, che combattevano per i loro ideali e con una grande capacita’ interpretativa nelle quali io mi riconosco. Spesso però mi hanno paragonata come timbrica a Carmen McRae, oppure come movimenti melodici a Nina Simone. Penso che, come ognuna di loro, io abbia particolarità uniche e diverse''.

Apri l’album con un classico molto “condiviso” da tuoi maestri (si presume… siano tali!) e colleghi, “Come rain come shine”. Perché questa scelta? ''Per me il significato della canzone è centrale nella scelta dei pezzi. ”Come rain or come shine” parla di un amore che non muta nonostante la vita porti felicità o tristezza, “qualsiasi cosa succeda io ti amerò sempre”. E’ un amore romantico che supera tutte le avversità e che mi è appartenuto profondamente''.

Chiudi invece con “Sunny”, meno tradizionale: è un altro modo di raccontare il jazz oppure di raccontarti attraverso la musica jazz? ''Anche in questo caso la visione positiva della vita fa parte del mio carattere, ”Sunny” è un messaggio di speranza nel futuro, dopo aver passato un brutto periodo nella mia vita. E’ il finale che ti aspetti in tutti i film prima del "the end”, la favola a lieto fine che ci raccontavano prima di dormire fin da piccole''.

Se tu fossi stata una strumentista e non un interprete che strumento avresti voluto saper suonare dal vivo in sostituzione della voce? ''Mi sarebbe piaciuto suonare uno strumento a fiato come il clarinetto oppure l’oboe. Ho studiato per quattro anni sassofono contralto, ma sono sempre stata affascinata da uno strumento come l’arpa, elegante e così particolare. E perché non la viola in un’orchestra? Che potenza la musica suonata da più elementi, fantastica!''.

Il jazz è dal dopo guerra considerata musica elitaria, per pochi intimi, mentre quando nacque era definita “pericolosamente sincopata”, perché era “la musica dei minstrel show”, tra bordelli, trasgressione e divertissement: tu come la consideri? ''La musica jazz ai giorni nostri è considerata come espressione di tecnicismo e spesso perde il significato che aveva in origine. Un discorso a parte può essere fatto invece per il canto che continua a stabilire confini precisi per dare una stabilità all’esecuzione''.

Quanto è importante l’improvvisazione nel jazz? ''L’aspetto più intrigante della musica jazz è proprio la possibilità di modificare il tema principale, prima solo melodicamente e poi con parti di scat che ti trasformano in uno strumento vero e proprio. La creatività che si sprigiona negli assoli è il miglior ritorno per un musicista o un solista. Ti dà la possibilità di volare con la tua anima e provare sensazioni incredibili''.

Ci sono dei bravissimi compagni di viaggio nel tuo progetto “After the rain”. Quanto hanno influenzato il tuo percorso artistico? ''I musicisti che mi hanno supportato hanno una sensibilità particolare e affine alla mia. Il direttore artistico Massimo Tagliata mi ha regalato momenti di liricità intensi nei suoi assoli, così come Massimo Turone, fantastico contrabbassista di grande esperienza. Alla batteria Oreste Soldano, elegante e raffinato, e al sax contralto Pietro Mirabassi, giovane talento e figlio d’arte, hanno arricchito i brani con la loro personalità. Per poi finire con Sonia Cavallari, Grazia Donadel e Linda Gambino, tre splendide voci che hanno interpretato magistralmente il brano “Four Women”. La loro influenza ha dato colore e calore al disco''.

Hai mai pensato di scrivere dei brani jazz? ''E’ nei miei progetti futuri scrivere brani che mi rappresentino, ma per ora studio per prepararmi a questo, perché la composizione abbia una certa qualità musicale''.

Nella soffitta si cela un sogno tra i sogni, ovvero “quello più grande”? ''Il mio sogno si è già avverato, aver raggiunto l’obbiettivo di portare in digitale il mio disco mi ha reso felice. Continuerò a cantare ma non mi creo aspettative, riuscire a vivere il presente in equilibrio, ecco, questo è il sogno più grande''.