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15/04/2020   LALLA BERTOLINI
  ''Parto da una prospettiva intima. Ovvero dai miei occhi, dalle mie orecchie, dal mio corpo...''

Attraverso l'intervista di oggi, abbiamo l'occasione di conoscere da vicino la cantautrice romana Lalla Bertolini, la quale ci parlerà del nuovo album "Lo Straniero" e di tanto altro.

Il tuo esordio artistico risale agli anni '90. Ci puoi dire qualcosa in più? ''È stato un concerto chitarra e voce, con microfono e amplificazione, esperienza nuova ed entusiasmante. In un cineclub di Monti, storico quartiere di Roma, il ‘Detour’ di via Urbana, che credo esista ancora, solo qualche civico più in giù. Una trentina di persona, molta emozione, ma sono andata bene, mi ci sono trovata… fino ad allora avevo suonato nella mia camera, e poi davanti a qualche amico, a qualche parente in occasioni ‘importanti’, e poi, cosa fondamentale, davanti a Nada e Gerri (suo marito e collaboratore): sono stati loro a spingermi al ‘live’. Con loro avevo anche concordato la scaletta, che in parte ricordo ancora...''.

L'incontro con Nada ha indubbiamente suscitato in te un forte stimolo. In che occasione l'hai conosciuta? Ogni tanto vi sentite ancora? ''Abitavamo nella stessa zona di Roma. Ho conosciuto prima sua figlia, quasi mia coetanea (io un po' più grande). Carlotta fu così gentile da far sentire a sua mamma le mie canzoni, registrate su musicassetta, che le piacquero molto, senza riserve. Da allora è cominciata una frequentazione piuttosto intensa, andavo da loro spesso e suonavo ciò che avevo composto da poco o da molto, e loro erano sempre interessati. Certo fu uno stimolo grandissimo, un emozionante riconoscimento, fondamentale… Abbiamo fatto e tentato molte cose insieme, e Nada si è spesa molto per me, con generosità e fiducia. A volte ho pensato di non essere stata all’altezza, all’epoca, di quella sua fiducia, ma capita così… poi avevo (ora l’ho un po' ammorbidita) una testa dura, molte cose volevo farle come dicevo io e non seguire consigli. La sento ancora, sì, e sempre con grande riconoscenza e affetto, per lei e per Gerri, due grandi''.

Il tuo debut-album "Lo Straniero" affronta una gamma di tematiche a cavallo tra realtà, introspezione e fantasy. A quale vorresti si desse maggiore attenzione? ''Fantasy è un termine davvero buffo per una canzone, non saprei citarne di questo genere… preferisco forse la parola immaginazione, che comunque è diversa da fantasia. Ma la mia preferita tra le tre che proponi è realtà. Le mie canzoni partono e descrivono la realtà; naturalmente c’è il tentativo di trasfigurarla, per coglierne aspetti meno evidenti, ovvero c’è il tentativo di osservarla con più attenzione, in modo da farle rivelare altro rispetto a ciò che i nostri sensi percepiscono nel modo più immediato. Per esprimere poi il risultato di questa osservazione più meditata si possono utilizzare vari metodi narrativi, che a volte pescano nell’immaginazione, ma servono a dire la complessità del reale… non si inventa nulla! L’introspezione fa parte di questo lavoro, ma anche qui penso si tratti piuttosto di partire da una prospettiva intima, non generale. Ovvero partire dai miei occhi, dalle mie orecchie, dal mio corpo. Questo procedimento per me è stato immediato, spontaneo, fin dall’inizio. Era la mia esigenza espressiva, e forse anche un’indagine sul mondo, che mi appariva piuttosto oscuro. Con il passare del tempo ho avuto modo di rifletterci sopra, e tentare, come sto facendo ora, di descriverlo. Anche quando parlo di politica (che mi interessa e seguo con passione), come nella prima traccia dell’album, ''‘923'', la approccio da una prospettiva ‘privata’, è da lì che per me si svolge il problema della socialità e quindi il discorso politico''.

Tra le otto tappe figura "Bob Dylan", criticato per aver snobbato il Nobel: che idea ti sei fatta in proposito? È una scelta da rispettare? ''Ma credo che a Dylan non si possa davvero dire nulla. Certo che è una scelta da rispettare, soprattutto perché non ne conosciamo minimamente i motivi. È un cantante e autore di canzoni, canzoni che hanno così colpito l’immaginario collettivo da girare il mondo avanti e indietro da 50 anni, e basta, questo è il suo senso e il suo compito. È un essere umano che ha avuto una ventura incredibile, da quando è ragazzino fino alla vecchiaia (come ha appena dimostrato) fa canzoni, e qui mi faccio aiutare da Nick Cave (che ha appena pubblicato un bel testo su Dylan, sul suo Facebook), con testi di audacia perversa e giocosità tali da stupire continuamente il suo uditorio… e a me pare uno ancora frastornato da questa ventura, non mi sembra un gelido businessman con sigaro in bocca che studia i particolari delle sue mosse, e infatti ne fa spesso di impopolari… Fra l’altro, tornando alla questione Nobel, su YouTube c’è un lungo testo da lui scritto e interpretato, in cui ringraziando per l’onore ricevuto, racconta la sua formazione letteraria: è molto bello e interessante, ma nessuno lo cita, nessuno se ne interessa, allora vuol dire che rimaniamo alla valutazione di fatti puramente formali, senza approfondimenti''.

Affronti anche il tema del Web, con i suoi pro e contro. Che rapporti hai con la Rete e cosa ne pensi in generale? ''Bene, questa è una domanda difficile perché l’esperienza che stiamo vivendo è tuttora in corso, direi nel suo pieno. In realtà la canzone parla delle emozioni nel web, e di come, nonostante la banalizzazione cui siano sottoposte, in termini di segni o cosiddette icone, in qualche modo restino le stesse. Per ora. E questo è confortante. Io, dopo una lunga iniziale diffidenza, mi ci sono buttata, ritenendo inutile astenermi, data la diffusione totale del fenomeno. I pericoli da allora si sono addirittura moltiplicati ma li stiamo vivendo tutti insieme, e non mi sembra possibile a questo punto ritrarsi. Se siamo fottuti, siamo fottuti tutti, praticamente, e c’è una certa equità in questo''.

Di recente hai cominciato a collaborare con una jazz-band di Casperia: come nasce l'idea? Hai mai militato in altre band in passato? ''Sì, in passato ho ‘militato’ per quattro o cinque anni in una bellissima band folk-rock, che avevo costituito poco tempo dopo l’esordio di cui ti parlavo all’inizio. È stato un periodo esaltante e divertente. Sono partita da un trio: insieme a me, chitarra e voce, c’era una percussionista e cantante, e un bassista. Ci siamo divertiti molto, suonavamo in tutta libertà, e abbiamo inciso un primo demo di tre pezzi. Poi si sono aggiunti un batterista e un chitarrista ‘serio’. Lì abbiamo proseguito negli arrangiamenti e nelle incisioni. Era proprio un bel gruppo e infatti parte dei ‘risultati’ che ho raccolto sono di quel periodo: appena uscito il terzo demo, con forse appena un live alle spalle, siamo stati scelti per partecipare ad un rock contest ad Eboli, su un palco enorme, attrezzatissimo! Un casino per andare e tornare, macchine rotte, etc., sembrava un posto vicino invece era lontanissimo e selvaggio, insomma una vera avventura. Poi suonammo ad Arezzo Wave, di cui racconto dopo, poi suonammo a Roma a Castel Sant’Angelo, per la festa di Rifondazione (era tempo fa!), dopo di che… incontrammo quello che sembrava essere un produttore. Felicità. Avrebbe inciso le canzoni e non solo quelle in italiano, anche un progetto che avevamo parallelamente portato avanti su Emily Dickinson (Rock Emily and Roll, era stato il nome del primo concerto sulle sue poesie al Teatro Argot di Roma, questo progetto fu effettivamente inciso, ma non venne mai pubblicato). Stranamente da quel momento tutto invece si complicò e confuse, fino a che, sembra assurdo, il gruppo si sciolse e io mi trovai nuovamente da sola. Qui, per rispondere alla prima parte della tua domanda, dobbiamo passare improvvisamente al presente: c’è tutto un percorso intermedio, da quei tempi ad oggi, quindi è un po' difficile catapultarmi al qui e ora… saltando quasi una ventina d’anni… eh!… Comunque: nel 2019 ho maturato finalmente voglia e capacità per incidere autonomamente una raccolta di canzoni. L’ho realizzata con mezzi volutamente poveri, per seguire un’esigenza di esecuzione e resa minimale, che si presta molto bene ad un live chitarra e voce, in effetti. Siccome però la musica mi piace tantissimo, e ci stava di allargare le prospettive dell’arrangiamento, anche ‘post’, ho pensato che per la sua promozione dal vivo potessi trovare musicisti che volessero fare insieme a me questo lavoro. Cioè potenziare la parte musicale, per fare uno spettacolo più energico e ‘poderoso’, sia per me che per il pubblico. Quindi sono stata davvero contenta di incontrare per caso puro questi 3 musicisti sabini (Sabina: terra del nord-est del Lazio, in cui negli ultimi dieci anni mi sono trasferita praticamente anche io), molto simpatici e intelligenti, capaci, aperti e sereni, coi quali abbiamo iniziato un bel percorso, di prove e live, che io chiamavo scherzosamente ‘Lo Straniero Tour’, e che si è interrotto come tutto il mondo dello spettacolo e della cultura purtroppo, in questo contesto inconsueto che stiamo vivendo, in tutto il globo…''.

Tra le tue numerose esperienze e partecipazioni a vari premi e contest, quali sono quelle che conservi di più nel cuore e perché? ''Non è che io abbia vinto tutti ‘sti premi, né abbia fatto tante partecipazioni, comunque me le ricordo tutte con allegria perché anche nei casi più disastrosi (ce ne sono stati) mi sono sempre divertita molto. Ad Arezzo Wave, dove per me era un sogno essere, ho suonato sul wake-up stage una mattina di luglio, con addosso dei pantaloncini da mare, una camicetta blu, degli scarponcini: mi sentivo libera. Eravamo su un bel palco dentro una radura di un piccolo bosco fresco e odoroso… davanti a noi un pubblico seduto, o sdraiato, rilassato… sensazione di pace e calore. Ma dopo l’esibizione, stordita dalla felicità, non ho partecipato alla conferenza stampa che seguiva il concerto. Era una cosa rispettosa e giusta da fare, e invece io preferii correre in macchina nel verde della campagna aretina: la mia intelligenza fece fiasco in quell’occasione, e me ne vergogno ancora adesso. Non sarebbe cambiato nulla, però in parte si incrinò la fiducia che gli altri ragazzi del gruppo nutrivano in me''.

Seconde te sulla donna pendono ancora pregiudizi in campo musicale e, in generale, nell'arte, oppure si sta raggiungendo il "pareggio"? ''Forse facciamo prima a raggiungere il pareggio del bilancio…''.

Ringraziamo Lalla Bertolini e le formuliamo le migliori prospettive professionali. (Max Casali)