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15/04/2020   CHIARADIA
  ''Credo che ci sia una resistenza, una trincea, dove molti artisti lottano per tenere viva la musica...''

L'angolo dell'intervista di oggi lo riserviamo al cantautore trevigiano Chiaradia (Gianluca) che ci parlerà del suo background e della realizzazione del terzo, nuovo album: "Primo vere".

Prima di chiederti del nuovo album, ci racconti come ti sei avvicinato alla musica? ''Ascoltando i dischi della collezione di mio padre. Grande appassionato. Lui ha sempre ascoltato i grandi songwriters, come Dylan, Van Morrison, Jackson Browne. Li ho assorbiti per osmosi. Poi è arrivata la chitarra e ho cominciato a scrivere canzoni fin da subito. E negli anni la cosa è peggiorata. Scherzo...''.

La tua formazione passa attraverso lo studio della chitarra acustica con 3 numi di rilievo come Tony McManus, Steve Kaufman e Thomas Leeb. Ci racconti qualcosa e le differenze nelle loro metodiche d'insegnamento (se ce ne sono state)? ''In realtà, li ho conosciuti grazie a Beppe Gambetta, storico chitarrista genovese, uno dei padri della chitarra acustica italiana. Frequentavo una sua masterclass in Slovenia, dove invitava sempre grandi nomi. Beppe è un prodigio del plettro, e un grande ricercatore musicale di roots music, oltre ad essere una persona squisita. Tony Mcmanus invece suona principalmente fingerstyle. Lui si è specializzato nella chitarra celtica. Steve Kaufman è un formidabile musicista bluegrass mentre Thomas Leeb ha una sua masterclass in Austria, è un discepolo di Michael Hedges. Sono tutti dei musicisti incredibili e dei grandi maestri''.

Tra i grandi esponenti europei del finger-picking, senza bubbio Davy Graham è stato uno dei pionieri. Tu, in particolare, da chi hai ricevuto i maggiori stimoli ispirativi? ''Hai citato un grandissimo. Tutti i musicisti di cui ti ho parlato si sono ispirati a lui, in particolare Tony Mcmanus. Ha avuto un grosso ruolo nello sviluppo dell'accordatura DADGAD. Personalmente, ci sono un sacco di nomi che stimo moltissimo, ma se dovessi scegliere direi Michael Hedges''.

Con "Primo vere" sei al terzo album. Rispetto ai due lavori precedenti come è cambiato il tuo songwrinting? ''Spero sia cambiato in meglio! Diciamo che ho scritto parecchio e, come in tutte le cose, più ti eserciti più ottieni risultati. Ci sono stati tanti ascolti, tanto studio. E molta autocritica''.

Tra gli otto brani del disco c'è "George", nel quale hai voluto riportare alla luce la vicenda di George Stinney, il più giovane giustiziato sulla sedia elettrica a 14 anni. Perchè? Credi che dall'anno dell'accaduto (1944) se ne sia parlato poco? ''Perchè mi ha colpito la storia. Ci sono dei film molto recenti su di lui. Uno è ''The current'' del 2017, l'altro ''83 days'' del 2018. In realtà se ne è parlato, certo non è un argomento leggero, ma già il fatto che ne stiamo parlando ora, significa che il suo ricordo vive ancora. E credo sia una cosa molto bella''.

In chiusura dell'album, affronti la tematica carceraria con "Rebibbia" . Cos'è che ti ha spinto a scriverla? C'è qualcosa che non ti garba nella gestione generale dei detenuti? ''Rebibbia parla di un detenuto che deve affrontare il suicidio del suo compagno di cella. Non vuole essere una critica al sistema, semplicemente descrivo un fatto (inventato, in questo caso). Nel brano c è un'atmosfera che ho preso in prestito dal libro ''Il vagabondo delle stelle'' di Jack London, dove un detenuto evade con la mente, diventando una specie di viaggiatore del tempo''.

Una curiosità: perchè in questo lavoro hai rinunciato al nome, lasciando solo Chiaradia? Un voler, forse, voltar pagina col passato o cos'altro? ''Sì, in un certo senso. Volevo allontanarmi simbolicamente dal materiale scritto in precedenza''.

Tre album con tre etichette diverse: Babao Dischi, Bollettino Edizioni Musicali ed ora la Vrec Music Label di David Bonato. Cosa pensi della situazione attuale in cui versa il settore discografico? Sei ottimista al riguardo? ''Penso che ci siano più musicisti che ascoltatori reali, e che complessivamente ci sia poca curiosità. Non è un fatto musicale, si parla di com'è il mondo. Ma credo anche ci sia una resistenza, una trincea, dove molti artisti lottano per tenere viva la musica, la pittura, la scrittura e tutte le arti che possono rendere meno spiacevole la nostra esistenza''.

Ringraziando Chiaradia per la chiacchierata, formuliamo le migliori prospettive professionali e un arrivederci a presto. (Max Casali)