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29/05/2020   FILIPPO D'ERASMO
  ''Racconto le ragazze spensierate, capaci di vivere la vita a pieno...''

''Canzoni part time'' è il titolo del tuo EP d’esordio, perché hai scelto di chiamarlo così? ''Queste canzoni sono state scritte in un particolare momento della mia vita, in cui avvertivo la sensazione di vivere una serie di situazioni non totalmente a pieno. Stavo lavorando part time nella cittadina in cui vivo, e contemporaneamente seguivo un corso di scrittura e produzione a Milano. Avevo una relazione con una ragazza di Torino, che però stava lavorando a Genova, quindi mi trovavo fisicamente diviso tra 4 città. Anche il tempo che riuscivo a dedicare alla musica era in qualche modo la metà di quello che avrei voluto dedicarvi. Così è nata l’idea per il titolo, una raccolta di canzoni per fotografare un particolare momento biografico della mia vita. Si è trattato di una situazione utile per scrivere, adesso mi sento più stabile rispetto ad allora''.

Prima di fare questa esperienza da solista, suonavi in una band, per quanto riguarda il sound e la tua attitudine alla scrittura cosa è cambiato? ''Scrivere all’interno di una band non è come scrivere da solista. Benchè già ai tempi de “La Scimmia Nuda” fossi io l’unico autore di testi e musica, capitava che le canzoni durante le prove prendessero una via leggermente differente da come erano state concepite all’origine, soprattutto per l’arrangiamento. Adesso, oltre a ragionare da autore, mi trovo anche a ragionare da produttore ed arrangiatore delle mie canzoni: da una parte ho più libertà espressiva e sono meno legato al sound che finisce per caratterizzare una band, dall’altra tutta questa libertà espressiva è rischiosa. I pezzi nuovi non devono più passare il primo “feedback in/out” della band, che è un imbuto che serve sempre, in particolare nella prima fase creativa. Quando si intraprende un progetto solista diventa fondamentale avere un paio di persone fidate a cui fare ascoltare le bozze primordiali dei pezzi, persone sincere con le quali confrontarsi per un primo feedback sui nuovi lavori''.

Si sa che ogni artista è affezionato alle proprie canzoni come fossero figli, ma se dovessi nominare un tuo brano a cui sei particolarmente legato, quale sceglieresti e perché? ''Sarebbe un po’ come chiedere ad un genitore quale sia il suo figlio prediletto... impossibile rispondere. C’è una parte di me in ogni canzone. Quella più innamorata in “Monica sulla Spiaggia di Follonica”, quella più spensierata in “Anna”, quella più malinconica in “Milano, Ilaria e la Nebbia” e più drammatica in “Norimberga”. Posso dirti un pezzo che mi è servito come terapia, si tratta proprio di “Norimberga”''.

“Anna è una bugia, Anna scusa è colpa mia, perdonami un’idea, incendiamo l’Ikea”, a chi hai dedicato questa canzone? ''I nomi femminili delle mie canzoni, fino a qui, sono di fantasia, per due motivi. Il primo è per proteggere le persone che stanno dietro alle canzoni. Il secondo è perché spesso, nello stesso personaggio femminile, ne confluiscono diversi: fatti reali di vari momenti del passato si mescolano a fatti che sono successi nella mia immaginazione, ad immagini che provengono da film o da romanzi. Si sfuma il confine tra la realtà e l’immaginazione, a volte mi capita di nutrire dubbi anche riguardo la veridicità dei mie' ricordi. Ad ogni modo ''Anna'' è dedicata a quelle ragazze spensierate, che sono capaci di vivere la vita (e le sue piccole cose) a pieno ed in modo molto sensoriale ed intenso''.

Se dovessi scegliere un libro, un film e un colore da accostare al tuo EP, quali sceglieresti? ''Allora, per quello che riguarda un libro sceglierei “I pesci non chiudono gli occhi” di Erri De Luca, oppure un qualche romanzo qualsiasi di Murakami. Come colore, chiudo gli occhi ed il primo colore che mi arriva è l’arancione. Un film? “Io e Annie” di Woody Allen''.

Allora, tre album che ti hanno cambiato la vita e perché. ''“Ok Computer” dei Radiohead, perchè è stato il disco con cui ho scoperto la più grande band del mondo. “Sussidiaro illustrato della giovinezza” dei Baustelle, perché mi ha insegnato che si possono scrivere meravigliose canzoni pop, senza mai cadere nella banalità o nell’aridità degli arrangiamenti. E poi “Non al denaro non all'amore né al cielo” di Fabrizio De André, perchè ogni volta che lo riascolto mi fa commuovere''.