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03/06/2020   ANDREA FABIANO
  ''Le mie canzoni raccontano il desiderio del distacco e quello della vicinanza...''

Ciao Andrea, il 5 giugno uscirà per Junkfish Records il tuo disco di debutto “La timidezza delle chiome”, titolo curioso… da cosa deriva? ''“La timidezza delle chiome o timidezza della corona” è un fenomeno scoperto dal botanico francese Francis Hallénel nel 1938. Guardando un bosco dal basso verso l’alto si ha la percezione che le fronde degli alberi, non toccandosi le une con le altre, siano come dei tasselli di un mosaico. Non si sa precisamente come mai questo accada: forse per ridurre i danni meccanici causati dal vento, o per consentire il passaggio della luce necessaria per le altre piante che crescono ai loro piedi o, altra ipotesi, per impedire la proliferazione di parassiti dannosi per gli alberi stessi. In ogni caso, un modo per rispettare sé stessi e gli altri, per sopravvivere''.

Quali sono le tematiche principali di questo tuo lavoro? E' prettamente autobiografico? ''“La timidezza delle chiome” è composto da canzoni che fondamentalmente raccontano il desiderio del distacco (ad es. “ANIMALE”) e quello di vicinanza (“L’UNICO MODO CHE HO”). Al centro si trova la title track che rappresenta idealmente lo spazio che si crea tra questi due bisogni. Sì, il disco è prettamente autobiografico, è il mio sguardo sul mondo. Poter raccontare la proprie emozioni o la visione di ciò che accade trovo sia un grande privilegio che non voglio sprecare. In questo lavoro, l’unica eccezione è rappresentata da “UN LUOGO ALTRO”, che è stata ispirata dal libro “L’atlante dell’invisibile” (Mondadori) dell’amico Alessandro Barbaglia''.

Quali sono le tue ispirazioni più grandi, non solo in ambito musicale ma in generale in ambito artistico/culturale? ''Qualsiasi opera, che sia musicale, letteraria, artistica, che mi susciti una forte emozione è di sicuro fonte di riflessione e conseguentemente di ispirazione per i miei testi. Insieme alla musica, il cinema è una mia grande passione. Quando un film mi avvince sono totalmente immerso nella storia e mi immedesimo moltissimo, quasi in maniera viscerale. Credo di poter dire che niente come il grande schermo ha un effetto così potente su di me. E’ secondo solo alla vita''.

La natura sembra essere un elemento fondamentale per te: la ritroviamo nel titolo del disco, nella copertina, nel video del primo singolo… E’ così? Cosa rappresenta per te? ''Sì, è così. Anche se non sono un attivista, nel mio piccolo cerco di dare il mio contributo a partire dalle piccole abitudini. Citando il titolo di un disco che amo molto, la natura è “Il padrone della festa”. Siamo esseri presuntuosi ed egoisti e non ci rendiamo conto che il rispetto per l’ambiente non può prescindere da ogni nostra attività. Riguarda tutti. Ciò che abbiamo vissuto in questi mesi è solo una delle dirette conseguenze del nostro comportamento. Siamo talmente egoriferiti che pensiamo che tutto ruoti intorno a noi, quando è bastato solo un virus a mettere in ginocchio l’intera umanità. Dobbiamo partire dal presupposto che siamo solo ospiti''.

''Un luogo altro'' è il primo singolo estratto, uscito la settimana scorsa. Cos'è per te questo tuo “luogo altro”? ''Rispondo con la frase che appare proprio in fondo al video della canzone, in cui cito il poeta persiano Gialal Al – Din Rumi: “Al di là delle idee, di ciò che è giusto e ingiusto, c’è un luogo. Ci incontreremo là”. Ognuno può trovarci un senso proprio in queste parole e di sicuro rimanda a una dimensione ultraterrena, ma a me piace pensare che quel luogo possa esistere in questa vita. Io lo chiamo RISPETTO''.

Come hai vissuto il periodo di lockdown? ''In questa vita non c’è niente di definitivo, è tutto precario e non c’è nessuno più precario di un musicista. Suona assurdo ma, secondo me, la precarietà è la “conditio sine qua non” per un artista. E’ la condizione che viviamo ogni giorno e alla quale non ci sottraiamo. Siamo equilibristi. Il lockdown è stato e sarà particolarmente avverso per chi come me lavora nel mondo dell’intrattenimento, ma diciamo che la musica ha saputo temprarmi. Al di là dell’aspetto economico (non irrilevante), l’ho vissuto bene. Non sono mai stato una persona particolarmente mondana e fortunatamente la mia attività ha comunque riempito, seppur in maniera progettuale, la quotidianità con molti stimoli. Non è poco''.