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09/06/2020   MORENO DELSIGNORE
  ''La vita sa più cose di me, lasciamola fare…''

Moreno Delsignore è un cantautore e vocal coach di Como, già leader della rock-band Scomunica ed oggi impegnato nella carriera solista con la pubblicazione del secondo album “Chamber rock” nel quale vengono riletti alcuni classici del rock. Approfondiamone la conoscenza.

Ciao Moreno. Sei in attività da trent’anni, di cui 22 passati con la rock-band degli Scomunica, ed ora torni col nuovo lavoro “Chamber rock”, a distanza di due anni dal debut-album “Risveglio” . Ce ne parli più dettagliatamente? ''Ciao a te ed a tutti i vostri lettori, posso dire che la bellezza di un momento è rappresentata dalla sua stessa unicità, quindi accade che in questo tempo della vita la musica stia esprimendo, anche attraverso di me, contenuti, forme di comunicazione e stimoli di vario tipo. Il viaggio iniziato nel 2018 con la pubblicazione di ''Risveglio'', recentemente ristampato nella versione remaster 2020, procede con una divulgazione sempre più importante, in una concatenazione naturale di incontri, opportunità e possibilità di promozione che, come accade nei circuiti virtuosi, prendono forma spontaneamente, certo con un grande impegno, ma in fondo quello non è mai venuto meno. Ma la storia del mio percorso umano ed artistico racconta che la pubblicazione di un album possa avvenire soltanto dopo averne attraversato e superato i contenuti evolutivi. Ecco perché, è nato parallelamente il progetto CHAMBER ROCK, precisamente nell’estate del 2017 ci furono più situazioni parallele e convergenti, dapprima una riflessione: pur avendo interpretato negli anni moltissimi classici del rock, non c’era un episodio discografico che rappresentasse memoria di questo, poi il fatto, imprescindibile alla mia natura di voler procedere nella ricerca artistica, vocale, espressiva e tecnica muovendomi in un terreno diverso dal cantautorato, svincolandomi da responsabilità comunicative dirette. Infine il desiderio profondo di rendere omaggio a grandi artisti che furono parte fondamentale della mia formazione umana e musicale''.

La tracklist annovera 10 brani di Pink Floyd, Bowie, Soundgarden, Duran Duran ed altri. Che metodo hai seguito per la scelta? ''Una tracklist in effetti varia, una sorta di racconto non cronologico tra rock e pop, in quella terra di mezzo dove spesso sono nati episodi meravigliosi, perché la musica “diventa” POP, cioè popolare, cioè di tutti, quando è in grado di valicare i confini di genere, che in fondo esistono soltanto nella testa di chi se li vuole immaginare e che (un po’ come tutti gli altri confini…) servono soltanto a limitare l’arte, a creare fazioni, a generare bisogni di appartenenza che uccidono la libertà di espressione e la bellezza dell’incontro, “divide et impera” è un problema che viene da lontano. Quando un mondo musicale si chiude a riccio ed autodefinisce i propri suoni, le proprie strutture, le proprie modalità, gli abiti, i gesti, le tematiche, ciò che è adeguato o inadeguato… decreta la propria inamovibilità, mette in atto meccanismi tipici di un sistema incapace di evoluzione… e lentamente muore, privo di anima e contenuti, diventando spesso un esercizio di stile. Ecco, volevo allontanarmi da questo… volevo fosse destrutturato, spogliato di fronzoli, portato alla natura stessa della musica, melodia, armonia e ritmo a servizio della pura espressione, volevo che “suonasse live” ed è stato suonato interamente live, senza possibilità di sovraincisioni né correzioni di alcun tipo, ripreso in audio e video in un pomeriggio del 20 novembre 2019 presso il PFL studio di Federico Provini, mio compagno di viaggio in molte avventure musicali. Volevo che la guida venisse dalla bellezza stessa dei brani, quelle linee melodiche che tra tante seppero toccare le corde dell’anima e lasciarvi impresso un piccolo segno. Le scelte vengono naturalmente anche dall’incontro con Luca Sassi che è l’altra metà, l’altra colonna che sostiene questo cielo musicale…''.

Una curiosità: perché hai voluto anche qui confermare “High hopes” dei Pink Floyd? Un “trait-d’union” che legasse entrambi i tuoi progetti solisti? ''I Pink Floyd sono in assoluto uno dei miei riferimenti musicali, insieme ai Led Zeppelin ed a Robert Plant in particolare, ai Queen e… l’elenco potrebbe essere lungo ed articolato… ma ''High Hopes'' è un brano unico e fantastico …credo che queste frasi del testo possano dirci molto: “There's a hunger still unsatisfied, Our weary eyes still stray to the horizon, Though down this road we've been so many times” … penso che a volte sia necessario ripartire da un punto noto, magari dove ti eri perso, e se vogliamo rileggere ancora una volta ed in modo diverso quella pagina nel libro della vita che ancora ti chiama…''.

Che periodo è stato per te il lockdown? Con tanto tempo in più a disposizione, ne ha giovato di più la creatività e l’ispirazione? ''Col passare del tempo la consapevolezza cresce in noi, ed ognuno legge i fatti della vita dal proprio punto di osservazione ed in ragione delle proprie esperienze, personalmente sento che nulla è separato, che il macromondo ed il micromondo vivono in simbiosi, ciò che accade dentro sta accadendo anche fuori… l’universo ha molte regole precise tra quelle a noi note, su tutte il fatto che possa espandersi o contrarsi… ed infatti la terra nel freddo inverno si chiude a ricoprire il seme in attesa della primavera e così è per tutte le cose… i cicli di contrazione sono fondamentali alla generazione del nuovo, ma non si passa immediatamente da una fase all’altra, c’è di mezzo un tempo di silenzio, nel quale sembra non accadere nulla, un po’ come nelle pause sospese della musica che sono fondamentali a ciò che verrà dopo di esse, gli conferiscono il valore dell’attesa, la possibilità dello stupore. Per me dunque c’è stato uno stop improvviso e poi il silenzio… un adattamento ad un tempo che nemmeno ricordavo di poter disporre nella mia vita, sempre frullato nei mille impegni della quotidianità… c’è stato ed ora c’è tempo per l’intuizione, per il benessere, per le riflessioni, per la creatività, le nuove canzoni… ma anche il tempo delle decisioni, dei rami da recidere: nulla nella vita torna indietro e, come è sempre stato, c’è una sola possibilità individuale come collettiva EVOLUZIONE…''.

Anche in “Chamber Rock” hai preferito incentrare le sonorità con arrangiamenti scarni, minimali, affidati all’eleganza chitarristica di Luca Sassi. Ti sei rapportato molto con lui per decidere il sound dei brani? ''Come avevo anticipato, Luca è respons-abile (capace di rispondere a…) quanto me di questo progetto, lo abbiamo generato insieme, lo abbiamo plasmato tra suoni ed arrangiamenti, ci siamo confrontati spontaneamente e talvolta intensamente partendo da presupposti musicali di gusto, formazione ed esperienza molto diversi, ma siamo stati capaci di creare un punto di incontro che oggi ci soddisfa a pieno. Una voce ed una chitarra che potessero “bastare” e creare una magia… C’è il Rock con la sua energia, la Psichedelia, il Folk, la rabbia del Grunge, ci sono atmosfere oniriche e c’è l’imprescindibile fuoco sacro a lato di un minimalismo talvolta intimo e fragile…''.

Essendo stato a contatto, in qualità di vocal-coach, con personaggi del calibro di Vasco, Vandelli, Ruggeri, Mal e tanti altri, si è mai ventilata una proposta di interagire con qualcuno di loro? Con chi ti piacerebbe collaborare? ''Alcuni di questi incontri sono stati in sé delle collaborazioni, ad esempio quella con Enrico Ruggeri, direttore artistico del MAS di Milano, dove ho insegnato canto per 10 anni, così come quella con Vandelli nei primi anni 90’ durante un tour, oppure le session in studio con Giuni Russo ed altri… poi ci sono gli incontri indimenticabili, come quello con Vasco nel 1993, una lunga notte di musica suonando la sua “Vivere” insieme ai miei brani di quel tempo, poi il whisky, le sigarette, mille parole e gli incontri professionali che ne seguirono. Negli ultimi 2 anni ho avviato una bellissima collaborazione con Filadelfo Castro, produttore ed arrangiatore di molti importanti artisti italiani e stranieri, con il quale stiamo preparando nuovi brani, ed ho avuto il piacere di incontrare Franz Di Cioccio e la PFM, band che ha segnato indelebilmente i miei esordi, per questo ringrazio Iaia De Capitani e Di&Di management. Ho grande ammirazione per alcuni artisti come Robert Plant, Peter Gabriel, Sting ma anche Zucchero, Niccolò Fabi, Brian May, insomma tutti quelli che hanno cose da dire, la vita sa più cose di me, lasciamola fare…''.

In trent’anni di carriera, ti sei mai guardato indietro per capire cosa ti ha dato ed insegnato la musica? ''Raramente c’è stato il tempo per voltarsi, perché la vita è in avanti sempre, tanto più se ambisci alla realizzazione dei tuoi sogni, ma qualche volta è necessario, quindi mi sono voltato, mai con rimpianto né rancori, con gioia perché attraverso la musica la mia vita ha preso e prende ogni giorno forma. La musica è sempre stata qui, con me, dentro, fuori, intorno, non ci siamo mai voltati le spalle, ci siamo sempre onorati tenendo il timone in direzione della bellezza e del valore, mai l’ho svilita e mai mi ha umiliato, sempre ci siamo sostenuti e reciprocamente investiamo l’uno sull’altro come si fa in una squadra vera, come si fa dentro una relazione profonda dove c’è amore e offerta di sé, fuori dal bisogno, ci amiamo con la stessa passione dei primi giorni ed abbiamo imparato ad ascoltarci reciprocamente''.

Una volta finita l’emergenza, sono in cantiere date live per “Chamber rock”? Se sì, ci saranno cambiamenti su chi ti accompagnerà sul palco? ''“Una volta finita l’emergenza”… è qualcosa che per me ha un riverbero ben più lungo dei recenti mesi, sento di dover dire che il mondo è in emergenza da molti anni e su molti fronti (non lo scopro io qui), abbiamo bisogno di un passaggio evolutivo, energetico, empatico, di un profondo cambiamento nei confronti del pianeta che ci ospita e delle specie che convivono con noi, spesso prevaricate, abbiamo bisogno di armonia nuova e rispetto della vita… Detto questo posso certamente desiderare di tornare su un palco, di incontrare le persone e vivere con loro emozioni importanti, ma sono disposto a fare dei sacrifici pur di vedere un mondo nuovo… ''Chamber Rock'' dal vivo è stata la spinta iniziale del progetto stesso, infatti Luca ed io lo abbiamo spesso portato live prima di realizzare il disco, contribuendo a generare una sicurezza ed un affiatamento che hanno inciso positivamente sul risultato finale''.

Ringraziando Moreno DelSignore per averci fatto conoscere più da vicino il suo mondo artistico, ci complimentiamo per l’ottima riuscita di “Chamber rock”, in attesa di un prossimo lavoro di inediti. (Max Casali)