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16/06/2020   NEBBIOSO
  ''Siamo caduti nel torpore a causa degli schermi, da ben prima dell'invenzione dello smartphone...''

Una distopia su album: “Nebbiosa” è il nuovo disco del musicista Davide Sciacchitano, in arte Nebbioso, e racconta una città del futuro dai profili davvero inquietanti. Abbiamo rivolto qualche domanda al musicista.

Ci vuoi raccontare chi è Davide Sciacchitano? ''Certo! Sono sempre stato attratto dal rapporto tra uomo e macchina, dall'influenza dei media sui nostri comportamenti, perciò mi sono occupato di giornalismo e ora lavoro con le scuole in progetti educativi. Dopo aver suonato in varie formazioni e condiviso tante cose con tanti musicisti amici intorno a me, ho sentito di voler mettere in musica proprio questi temi: il torpore in cui siamo caduti prima a causa degli schermi, da ben prima dell'invenzione dello smartphone, e poi la autoconsapevolezza''.

Come nasce il progetto che ha portato al tuo album? ''Ecco, appunto, che ho dato vita a Nebbiosa, un personaggio immaginario, ma esistito veramente, una ragazza di sedici anni che si muove in una dimensione distopica, nella città di Treseizero, un cerchio inespugnabile, dove deve confrontarsi con sé stessa, con i concittadini e con il sindaco Padre per sovvertire un diabolico piano di introduzione dell'intelligenza artificiale''.

Puoi spendere qualche parola sui vari collaboratori del disco? ''Suonano nel disco i musicisti che più stimo, da Michela Grena, che è la voce, a Mirko Cisilino agli ottoni, al cantautore e chitarrista Jacopo Casadio, ai due ingegneri del suono Emanuele Pertoldi e Luca Tomassi. Ospiti anche Deison, punto di riferimento per l'elettronica sperimentale, la super voce di Fabiano Fantini che ha impersonato il "Padre", tanti amici e tanti professionisti ora alle prese con questa non-ripartenza...''.

Perché hai scelto “Profondo sonno” come singolo di presentazione del disco? ''Mi sembra uno dei pezzi più completi, pur nella sua essenzialità: un basso, un violino, una voce e l'elettronica. Immodestamente credo sia un pezzo fatto bene, con cura maniacale. E inoltre mette in scena un momento cruciale della storia di Nebbiosa: l'incontro con il Padre''.

Il concetto del disco risale a una sceneggiatura di Pasolini mai girata. Che rapporto hai con le opere del poeta e regista? ''Pasolini con la sua "La Nebbiosa", ambientata in una Milano cupa e violenta, mi è venuto incontro proprio per le atmosfere sonore, oltre che naturalmente per la suggestione del nome, Nebbiosa. Pasolini è un vicino di casa, in un certo senso, c'è tanto di lui attorno a me, la casa materna, la sua tomba, i suoi luoghi, le sue parole, la morte del fratello a Porzus... ''I Turcs tal Friûl'' è un'opera di sconfinata bellezza per me. Volevo misurare quanto sono piccolo in confronto a lui''.

Quali sono i tuoi punti di riferimento musicali? ''Non saprei da dove cominciare: dalla musicassetta con Madonna, Michael Jackson, Clapton, Marley e Morrison regalatami al decimo compleanno fino a ieri, quando ho conosciuto la meravigliosa Michelle Gurevich, passando per Tame Impala, Franco126, Bach e Matteo Salvatore, i miei riferimenti sono tanti, ma se volete approfondiamo!''.

Quali saranno i tuoi passi successivi a “Nebbiosa”? ''Grazie per avermelo chiesto: è saltato a causa del lockdown il concerto di presentazione di ''Nebbiosa'', che cercherò di recuperare in autunno (?), sto progettando un video per dare completezza a questo lavoro. Inoltre sto scrivendo nuove cose per un nuovo album, che nasce nella tempesta di un viaggio in mare e cercherà di arrivare in porto, ma non è detto sarà così''.