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16/06/2020   ITACA REVESKI
  ''Un tipo di vita più frugale, rispettosa del mondo e di noi stessi, è possibile e anche piacevole...''

Itaca Reveski (Gianmarco Ricasoli) è un musicista, produttore e compositore di Nettuno, con un vissuto metal nella band Infinita Symphonia. In quest’occasione, ci presenta il nuovo singolo “20:venti”. Formuliamo otto domande per saperne di più.

Benvenuto. La tua storia artistica comincia con la militanza nella metal-band Infinita Symphonia. Che esperienza ne hai ricavato in quegli anni? ''Un’esperienza di crescita unica sia dal punto di vista umano che dal punto di vista tecnico/musicale. La band la fondai insieme al mio amico Luca Micioni e quest’avventura ci ha portato a fare tre dischi, i primi due tra il 2011 e il 2013, il terzo nel 2018. Per i curiosi, è tutto su YouTube o Spotify''.

Tra le note biografiche, leggiamo collaborazioni prestigiose con nomi di spicco della scena metal. Ce ne parli? ''Sai, nella band ognuno ha il proprio ruolo. Io ero quello che passava mesi a scrivere la “canzone della vita”, e Luca era quello che, ogni tanto mi chiamava e mi diceva: “abbiamo Michael Kiske che canterà sul prossimo disco”, oppure “ho mandato “A Silent Hero” a Blaze Bayley, gli è piaciuta un sacco, duetterà con noi sul disco”. Io restavo sempre scioccato. Stupendo. Questo ci ha portato a collaborare con artisti come Fabio Lione (Rhapsody), Michael Kiske (Helloween), Blaze Bayley (ex Iron Maiden), Ralf Scheepers (Primal Fear) e Tim Owens (ex Judas Priest) ecc.''.

Oggi, torni con il singolo “20-venti”, creato con una dinamica particolare: lo riveli ai nostri lettori? ''L’idea nasce un po’ per caso, come quelle idee che quando ti sfiorano per la prima volta, è come se fossero state lì da sempre. Dopo una diretta Instagram all’inizio della quarantena mi è apparso questo pensiero nella mente: “e se invece di fare live streaming mentre suono facessi una live streaming in cui scriviamo un pezzo tutti insieme?”. Poi l’idea si è evoluta e ha cambiato formato, inizialmente ho fatto una storia dove chiedevo di scegliere tra due riff musicali per scrivere una canzone tutti insieme. Pian piano si è evoluta ed è diventata:
1. scelta tra i riff di introduzione, strofa, ritornello, special;
2. pensieri, sensazioni, frasi ed emozioni attraverso il box “scrivi qualcosa” nelle stories (ho guidato tutti attraverso una fase intermedia chiamata “emotional workout” in cui parlavo di film o serie tv che mi ricordavano le emozioni che stiamo vivendo);
3. dopo aver organizzato tutte le frasi e creato quattro testi diversi con le frasi di tutti, torneo tra i testi con due semifinali e una finale.
4. Scelta del titolo con brainstorming collettivo in diretta Instagram e poi sondaggio tra due opzioni''.

Il lockdown ha sicuramente stravolto le nostre abitudini, nel quale la riflessione “forzata” ha fatto riscoprire valori dimenticati. Credi che, una volta rientrata l’emergenza, torneremo ad obliare quel poco o tanto di buono ritrovato? ''Non credo ci sia una risposta univoca. Credo ci sia la scelta del singolo individuo dietro a questa domanda. Il fatto è che non si riscopre il valore sopito di alcune cose in due mesi. In due mesi lo si assapora, ci si attacca ad esso perché in fondo è l’unica cosa che si può fare, e ci si pone tanti buoni propositi. Poi finisce la riflessione forzata e ci sono persone che, con prudenza e volontà, cercano di integrare le cose positive scoperte in lock down con ciò che si è. Altri invece torneranno a fare esattamente la vita che facevano prima, dimenticandosi di tutto''.

Il web genera, spesso, opinioni contrastanti. Appare chiaro che tu, invece, hai stabilito un ottimo rapporto con gli internauti. E’ sempre stato così? '' Credo che le critiche e le prese in giro siano all’ordine del giorno quando ci si espone. C’è sempre qualcuno che sa meglio di te cosa e come lo devi fare. Sinceramente io credo di aver trovato il momento perfetto per fare una cosa del genere. Sono una persona molto introspettiva e riflessiva e comunico bene con le persone quando si riesce ad andare a fondo. In questo periodo tutti siamo stati costretti ad andare più a fondo ed io mi sono sentito come se tutti fossero dove io sono sempre stato, penso sia per questo che questo progetto sia andato così bene. Il mio intento era, nel mio piccolo, di aiutare ad esplorarsi e a specchiarsi emotivamente, mentre la spinta al rifiuto e al “ci dimenticheremo di tutto” è stata ed è tutt’ora forte. Penso quindi che questa mia sincerità e genuinità sia arrivata a chi mi ha seguito. Ma in generale non è sempre stato così, già ora, nella fase 2, sento che il mondo intorno a me è di nuovo “impazzito” e la vita è ridiventata veloce, distratta e distaccata. In quarantena sentivo il mare da casa e gli uccellini cantare tutto il giorno (abito in centro), ora sento di nuovo clacson e caos''.

Come va considerato questo singolo: un anticipo per un nuovo album? ''Questo singolo è l’inizio di un viaggio narrativo e musicale. Il viaggio interiore di Itaca Reveski e del ragazzo che la cerca dopo aver trovato per caso il suo diario ed essersene innamorato. Tutto questo rappresenta metaforicamente la ricerca di sé, come se Itaca e il viaggiatore fossero lo Yin e lo Yang. “20:venti” è il primo di una serie di singoli che farò uscire che poi comporranno il primo EP di Itaca Reveski, che verosimilmente credo uscirà intorno a ottobre/novembre. Qualche giorno fa, il 6 giugno, è uscito “Noovola”, il secondo singolo, e contemporaneamente è uscito il secondo capitolo della storia che sto mandando per email agli iscritti su www.itacareveski.com (unico modo per seguire il progetto al 100%)''.

Ci accenni qualcosa sul tuo percorso parallelo con la formazione live di Wrongonyou e la scrittura di musiche da sottofondo e soundtracks? ''L’esperienza con Wrongonyou si è sviluppata in tutto l’arco del 2018 e mi ha portato a suonare in tutta Italia, all’estero (Inghilterra, Francia, Germania, Irlanda, Olanda), e (cosa più assurda e bella) sul palco del concertone del Primo Maggio di Roma. Chiaramente ora come ora l’attività live è ferma e Marco (Wrongonyou) già nel 2019 aveva scelto di girare in trio senza chitarra aggiuntiva quindi vedremo che succederà. Noi siamo in ottimi rapporti, e chi lo sa che non si torni a fare qualcosa insieme più avanti. Dopo aver concluso il tour con Wrongonyou ho cominciato due percorsi paralleli, Itaca Reveski (che all’epoca del concepimento non si chiamava così) e la scoperta del mondo delle soundtrack e musiche di sottofondo. Questo secondo percorso mi ha portato ad oggi a fare la colonna sonora di un documentario chiamato “Capuchine Culture”, vincitore di numerosi premi, e ad avere circa 50 pezzi disponibili all’utilizzo come colonne sonore in diverse librerie di music licensing. Una bella soddisfazione! La ricerca di Itaca Reveski invece mi sta portando a scrivere un libro e la sua colonna sonora. Le cose semplici non mi piacciono... ahahah''.

Dici: “all’inizio della quarantena era come essere scesi di colpo da un treno che viaggiava a 300 km/h e la vita è diventata lenta in un attimo…”. In generale, quanto vantaggio ha recato lo stop? Qual è, per te, l’ideale velocità di vita? ''Vivere lentamente lo preferisco. Per lentamente non intendo stare sul divano a guardare Netflix tutto il giorno (anche se.. ahahah), ma vivere senza quella sensazione di fretta e confusione tipica dell’uomo del 21esimo secolo. Mi rendo conto che lo stop è stato disastroso per tante persone, per chi vive di attività di ristorazione o di turismo o di qualsiasi cosa che è stata improvvisamente chiusa. Quindi per il sistema sociale ed economico in cui viviamo è stato catastrofico. A me non piace questo sistema, ad esempio, ci porta al caos interiore e di conseguenza a quello esteriore. E’ un discorso molto complesso e lungo, la mia speranza è che la quarantena ci faccia comprendere che un tipo di vita più frugale, rispettosa del mondo che ci circonda e di noi stessi, sia possibile e non solo, anche piacevole''.

Augurando ottime prospettive, salutiamo Itaca Reveski con l’auspicio che tutta la sua progettualità possa, ulteriormente, stimolare la ricerca del nostro equilibrio interiore. (Max Casali)