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17/02/2010   SIMONE CRISTICCHI
  'Berlusconi ha un sacco di donne?'

L’«incidente diplomatico», per cui Carla Bruni disertava il Festival di Sanremo irritata dalla canzone di Simone Cristicchi, che fa: «Che bella Carla Bruni, se si parla di te il problema non c’è», è stato smentito dalla stessa première dame. A Vanity Fair - in edicola dal 17 febbraio - Simone dice la sua sull'ipocrisia dell'informazione e della politica del nostro paese, senza dimenticare il “caso Morgan”. "Meno male", la canzone che porta a Sanremo quindi, di che cosa parla? «Dell’abitudine dei media di parlare d’altro, coprendo le notizie scomode. Gli esempi sarebbero tantissimi, sto leggendo "La scomparsa dei fatti" di Marco Travaglio. Il pezzo è dedicato a lui, un uomo che parla di fatti, non di opinioni, e per questo se da una parte è inattaccabile, dall’altra diventa pericoloso». Nel giorno dell’approvazione del legittimo impedimento, a Porta a Porta si è parlato di Morgan e le droghe. «Anche “il caso Morgan” viene subito inserito nel circolo mediatico. Gli è stata cucita addosso una puntata di Porta a Porta: perché non c’era uno tra i tanti che l’hanno attaccato, come Castelli o Gasparri? Dovevano riabilitarlo, prima ti escludo poi ti salvo, tutto frutto del moralismo cattolico». Che cosa pensa di Morgan? «Che è un musicista che avrebbe dato lustro a Sanremo, e all’Ariston sarebbe andato a cantare. Credo che non si sia reso conto lì per lì del danno che stava facendo con quelle dichiarazioni, ma si è scusato. Invece assistiamo a una forma di paternalismo: sei una pecorella smarrita che dobbiamo punire, ma se torni ripulita e disintossicata, ti perdoniamo. Ad alcuni può sembrare un gesto nobile, invece è solo ipocrisia. Si sa che circola la droga, ovunque, non solo nell’ambiente dello spettacolo, ma si tollera. Poi quando uno ammette che ne fa uso viene massacrato. E la punizione ormai è “eliminarti dal video”, come nei reality». Un altro verso recita «Ambarabaciccicoccò, soldi e coca sul comò». «È un riferimento al caso Marrazzo. Guarda caso arrivato nel momento giusto, a smorzare le rivelazioni di Patrizia D’Addario su Berlusconi». A proposito, nel disco che esce dopo Sanremo, "Grand Hotel Cristicchi", nel brano "Volemo le bambole" fa riferimento alle veline-ministre. «Mi è venuta in mente quando è scoppiato il caso delle candidature delle cosiddette “veline” alle elezioni europee, del “ciarpame” citato da Veronica Berlusconi, cosa che sta ricapitando alle Regionali. Mi sono divertito a ribaltare la prospettiva. È un inno per quelli che, le veline in Parlamento, le vogliono». Perché, in questo caso, il moralismo cattolico non funziona? «Berlusconi con le sue Tv ha creato una cultura, ed è invidiato. Oggi, paradossalmente, se dici che Berlusconi ha un sacco di donne senti dire: “Beato lui”». Secondo lei, c’è un modo per uscirne? «Fare un’altra cultura in tutte le sedi possibili. Ho girato l’Italia con il coro dei minatori di Santa Fiora (quelli che salgono sul palco dell’Ariston con lui, ndr) e sto preparando uno spettacolo, "Li romani in Russia", di Elia Marcelli. L’ho già recitato in due scuole e vedo molti giovani interessati, ma che non conoscono l’episodio della campagna di Russia, anche se è ritenuto uno dei più drammatici della seconda guerra mondiale. Dietro quella storia c’è la menzogna del fascismo. Ricordando queste cose si riesce a instillare un dubbio». Massimo Tartaglia, l’attentatore di Berlusconi, è definito un folle. Cristicchi che cosa ha pensato? «Di gesti folli così ne succedono ogni giorno, e la violenza è sempre da condannare. Detto questo, mi viene in mente una cosa che dico negli spettacoli: la legge italiana del 1904 etichettava il matto come “colui che è pericoloso per sé e per gli altri ed è di pubblico scandalo”. La battuta è: “Praticamente un politico dei nostri giorni”». (Monica Ripamonti)