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29/09/2020   WE KIDS QUINTET
  ''La nostra musica evita qualsiasi tipo di clichè o preconcetto musicale...''

Un benvenuto a Giovanni e Matteo su Music Map. Iniziamo la nostra chiacchierata parlando del progetto We Kids Quintet, del quale fate parte. Di che cosa si tratta? ''G: We Kids Quintet è un progetto collettivo in cui ognuno dei componenti ha portato la propria idea di musica con delle proprie composizioni. Io e Matteo firmiamo insieme i pezzi, perchè stiamo lavorando ad un progetto comune che nasce dalla condivisione di idee e di esperienze musicali oltre che, ovviamente, dalla nostra condizione di gemellarità. Si è trattato di mettere insieme e selezionare, seguendo un filo logico, il materiale che ognuno di noi aveva elaborato. In passato abbiamo spesso collaborato con Giuseppe Vitale e Stefano Zambon. Nel corso di una partecipazione al Fara Jazz Festival, abbiamo registrato dei brani di Giuseppe Vitale che sono stati in seguito fatti ascoltare a Mario Caccia, direttore della Abeat Records, che ha voluto realizzarne un progetto coinvolgendo Stefano Bagnoli. Il progetto è risultato vincitore del Bando “Per chi Crea” della SIAE con il contributo del MIBACT, ed eccoci qua a parlare del disco appena uscito''.

Con We Kids Quìntet avete pubblicato il 18 settembre il disco omonimo “We Kids Quintet”, un album di jazz che trascende la tradizione del genere e dimostra che l’evoluzione è sempre possibile. Quali sono le caratteristiche delle 11 tracce che formano il lavoro? ''M: È un disco caratterizzato da grande energia e intensità che deriva molto probabilmente dal fatto di essere poco più che ventenni. Stefano Bagnoli, unica eccezione anagrafica, ha assecondato questo spirito lasciandoci piena libertà. Per contro abbiamo tratto da lui un grande senso di equilibrio. L’approccio che abbiamo avuto in studio è stato del tutto spontaneo. Abbiamo cercato di evitare qualsiasi tipo di clichè o preconcetto musicale, dando il massimo risalto all’improvvisazione e all’interplay, che riteniamo elemento fondamentale per dare autenticità al progetto musicale. Tutto ovviamente è stato possibile grazie alla conoscenza di un linguaggio jazzistico perfettamente condiviso da tutti i componenti del gruppo. La selezione dei brani è stata effettuata cercando un filo conduttore che ci porta verso una direzione che guarda alla scena contemporanea del jazz''.

Seppure sia un lavoro dove ogni singolo artista è sempre presente, possiamo affermare che “Nuvole” e “Growing Together” siano i brani nel quale le vostre doti brillano maggiormente, anche perché figurate come compositori. Qual è stata la scintilla che ha mosso la vostra creatività in queste particolari tracce? ''G: L’estate del 2019 abbiamo promosso nella nostra città una breve rassegna jazzistica, invitando tra gli altri Paolo Fresu che ha portato il suo progetto “Tempo di Chet”. Il concerto che ne è derivato è stato molto suggestivo e ci ha evocato delle atmosfere e dei suoni che il giorno dopo si sono tradotti nella composizione di “Nuvole”. L’altro brano, “Growing togheter”, viceversa è il frutto di varie rielaborazioni di un brano scritto tempo fa. La versione del disco è quella elaborata per l’occasione del concerto dei Berklee Global Jazz Ambassadors suonata al Panama Jazz Festival a distanza di pochi giorni dalla registrazione''.

A capo dei “We Kids”, se così possiamo dire, c’è il grande Stefano Bagnoli. Come vi trovate a lavorare con lui? ''M: Benissimo!!! Abbiamo conosciuto Stefano agli inizi del nostro percorso musicale nel 2009. Ai tempi suonava nelle formazioni con Francesco Cafiso, e frequentava molto la Sicilia. Ci siamo trovati sin da subito a provare l’emozione di suonare con lui nelle jam session. Ne è nata una collaborazione che è sfociata nella partecipazione al nostro primo disco “Kick Off” e in diversi concerti in Italia. Successivamente ci siamo trasferiti a Boston e quindi ci siamo un po’ persi di vista. Questo disco è stata l’occasione per incontrarci e suonare nuovamente insieme. Devo dire che lavorare con lui è un piacere perché la sua esperienza e professionalità ti mette sempre a tuo agio e nelle condizioni di dare sempre il meglio di te stesso dal punto di vista musicale e umano. Un maestro!''.

Parliamo di voi. A soli 21 anni avete una biografia che farebbe invidia musicisti più adulti di voi. Lunga la lista di artisti con i quali avete condiviso il palco, altrettanto importante è quella delle manifestazioni che vi hanno visto protagonisti. Per non parlare dei premi. Come siete arrivati a tutto questo in così poco tempo? ''G: Ci consideriamo molto fortunati. La passione dei nostri genitori ha fatto sì che fin da piccolissimi ascoltassimo jazz, sia in casa con i dischi che nei concerti dal vivo. Negli anni in cui abbiamo cominciato a studiare musica, iniziava a svolgersi, a pochi minuti di distanza da casa nostra, il Vittoria Jazz Festival di Francesco Cafiso che ai tempi aveva più o meno l’età che abbiamo noi adesso e che era già affermatissimo. Si organizzavano dei corsi per avvicinare al Jazz anche i principianti, noi avevamo nove anni. E li che abbiamo conosciuto Carlo Cattano, il nostro primo insegnante che in maniera naturale ci ha trasmesso il linguaggio del jazz. Vista la nostra attitudine, già l’anno successivo partecipavamo alle jam che si svolgevano alla fine dei concerti tra musicisti di livello internazionale tra cui, oltre allo stesso Francesco Cafiso, Stefano Bagnoli che ci ha conosciuto proprio in quella occasione. In una di queste jam session, alla fine di un concerto di Enrico Rava, catturammo la sua attenzione, al punto che ci volle conoscere. In seguito abbiamo iniziato un percorso didattico con Giovanni Mazzarino che ha portato alla realizzazione del nostro primo disco 'Kick Off' registrato all’età di 15 anni con la partecipazione di Stefano Bagnoli, Riccardo Fioravanti e Gegè Telesforo. L’affermazione in diversi concorsi tra cui il Premio Internazionale Massimo Urbani ha fatto il resto. La frequenza infine dei seminari di Umbria Jazz ci ha portati a vincere delle borse di studio che ci hanno permesso di frequentare il Berklee College of Music di Boston. E da lì la partecipazione ai Festival Jazz nella Repubblica Dominicana e a Panama. Tra pochi mesi porteremo a termine il nostro percorso accademico. Siamo molto fieri di questo''.

Quest’estate siete stati anche ospiti di Renzo Arbore. Che esperienza è stata? ''M: Beh, di quelle che ti lasciano senza parole. E di cose belle a noi nel corso di questi anni ne sono successe già parecchie!!! Renzo Arbore è uno dei grandi sostenitori del jazz in Italia, non a caso è il presidente di “Umbria Jazz”. Qualche anno fa ha realizzato per la Rai un documentario dal titolo “Da Palermo a New Orleans… e fu subito Jazz” in cui colloca il ruolo dei musicisti italiani ed in particolare dei siciliani riguardo alla nascita e allo sviluppo del Jazz negli Stati Uniti. Nel prologo a quel documentario, in una conversazione con Enrico Rava veniamo citati come esempio di naturale talento legato a questa musica. Il suo concerto a Ragusa, la città dove siamo nati, è stata l’occasione per incontrarci sul palco e vivere un’esperienza emozionante e divertentissima, in cui abbiamo potuto apprezzare le straordinarie doti artistiche ed umane di una delle figure più importanti della cultura italiana nel mondo. E di questo siamo infinitamente grati''.

Siete attualmente impegnati a studiare presso il Berklee College of Music di Boston e girate il mondo suonando. Dalla vostra esperienza a livello internazionale come credete che stia la salute della musica in Italia soprattutto del jazz? ''G: Penso che il jazz in Italia goda di ottima salute. In Italia sono presenti numerosi musicisti di levatura internazionale oltre a moltissimi giovani musicisti che hanno la fortuna di studiare sia in Italia che all’estero condividendo le esperienze. Quindi a livello artistico non la vedo affatto male. Rimangono le difficoltà legate ad un genere musicale che rimane di nicchia anche se di ampia diffusione. Ma spetta a noi far crescere l’interesse intorno a questa musica così straordinaria, cercando di promuovere, ognuno per quel che può, iniziative che la valorizzino e la facciano apprezzare dal pubblico sempre più vasto, non rinunciando mai alla qualità''.

Ultima domanda: oltre al jazz cosa amate ascoltare? ''M: Ascoltiamo un po’ di tutto. Da Bach ai bravi cantanti che in Italia non mancano. Durante la nostra adolescenza eravamo esclusivamente concentrati sul jazz, mentre negli ultimi anni ci siamo allargati un po'. Ultimamente siamo molto attratti dalla musica da film, perché pensiamo che sia molto stimolante a livello creativo. Pertanto nelle nostre playlist non mancano Hans Zimmer, John Williams, Terence Blanchard e tanti altri ancora''.