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23/10/2020   VALIENTE
  ''Si potrebbe dire che sono una attrice che canta...''

Valiente è un’artista che, sin da bambina, ha scoperto l’amore per il palcoscenico esibendosi in ambiti teatrali, musicali e comici. Cresciuta in Argentina (ma ora di stanza a Vienna), ci presenta il nuovo singolo “Unicornio”. Le rivolgiamo otto domande per saperne di più.

Benvenuta. Ci racconti, per sommi capi, il tuo background artistico? ''Ho iniziato all'età di otto anni nel gruppo di teatro della scuola. Mi ricordo che all'inizio dell'anno ci davano un elenco di tutte le attività extrascolastiche a cui potevamo partecipare. Dalla terza elementare in poi, potevamo partecipare al gruppo di teatro ed è quello che ho scelto, senza sapere all'epoca che questa decisione, questa croce su un pezzo di carta, mi avrebbe accompagnato per tutta la vita. Avevo anche scelto flauto ed ho suonato il flauto per qualche anno in questo gruppo dove suonavamo musica barocca. Ma questa è un'altra storia. Ahaha! Anche a scuola ho cominciato a cantare, nel coro, all'età di dieci (Dieci? Nove? Non sono sicura). Ma come dicevo: la prima cosa che ho scoperto non è stata la musica, ma il teatro. Dopo, al liceo, ho continuato ad andare al gruppo di teatro. L'insegnante che ho avuto in questo secondo gruppo di teatro ha avuto un grande impatto su di me, in molti modi: disciplina sul palco, di fronte a un lavoro, collegialità e fiducia nei tuoi colleghi, a livello spirituale, connessione e rispetto per te stesso e anche al lavoro. Mi parlava sempre con grande sincerità, dei miei punti di forza, delle mie debolezze. Ed è stata la prima, che in un'occasione in cui non ha potuto prendere in mano la cosa, mi ha messo come regista di un'opera che stava per dirigere. Purtroppo è morta quattro anni fa e ancora mi manca molto. Dopo la scuola sono andata avanti con le lezioni di teatro, con diversi insegnanti. E dopo ho anche frequentato la scuola di musical. In quell'epoca ho anche cominciato con le lezioni private di canto. Ho fatto l´attrice per diversi anni (a Buenos Aires), ma quando mi sono trasferita a Vienna, sei anni fa, per diversi motivi non mi è stato possibile farlo. Quindi ho deciso di formare la mia band e introdurre elementi teatrali nella mia performance. Si potrebbe dire, che sono una attrice che canta. ;-)''.

Sei originaria di Buenos Aires, ma ora trapiantata a Vienna: direi due città diverse... Differenze tra loro? E perché Vienna? ''Ahah! Sì, certo! Molto diverse! Per una persona come me, che è cresciuta in una città come Buenos Aires, Vienna è un paese. Ed è quello che a me piace. È anche una città con una qualità di vita che non puoi paragonare a Buenos Aires, sicura, pulita, i mezzi funzionano, hai un fiume pulito in mezzo della città dove fare il bagno d'estate, con tanto verde... Buenos Aires è una città enorme, rumorosa, pesantemente trafficata... ma anche più viva. Per darti un'idea di com'è Buenos Aires, dovresti pensare a un miscuglio tra Parigi e Madrid, ma abitata da italiani. ;-) Perché Vienna? Volevo andare in Berlino, a dire la verità, ma ho preso l'aereo sbagliato. :-P No, ovviamente sto scherzando! Avevo amici a Vienna che mi avevano invitato. Quindi, prima di partire per Berlino, ho deciso di visitarli. Loro sono stati quelli che mi hanno chiesto: “Ma perché non Vienna?”. E sai? Sono una persona anche molto mentale, quindi ho fatto una tabella con gli argomenti a favore di Vienna e quelli a favore di Berlino. Vienna ha vinto. ;-) E penso che sia stata una buona decisione: Berlino sarebbe stata incasinata come Buenos Aires! Ma sicuramente senza lo spirito, il senso dell'amicizia e la personalità degli italiani. ;-) ''.

Il tuo primo singolo “Unicornio” incita le donne (con un motivo “caliente”, tipicamente sudamericano) a non perdere fiducia sul possibile incontro con l’anima gemella. Perché questo tema? ''L'argomento saltò fuori parlando con una mia amica. Quando ho conosciuto il mio fidanzato non ero sicura, non volevo una relazione fissa, e per la mia storia di vita, non mi fidavo degli uomini. Parlando con questa mia amica, raccontandole delle mie insicurezze, mi dice: “Ma questo ragazzo è musicista, è un tipo sensibile, è interessato al veganismo, vuole bene agli animali, ha una mente aperta, gli piace parlare di cose profonde (etc., etc.)... Hai trovato un unicorno!”. Sai? Quando siamo ragazzine, ci parlano dell'uomo ideale, del principe azzurro, dell'uomo perfetto, di questo “unicorno”: nei film della Disney, nelle fiabe, Hollywood... e noi ci crediamo! Quando cresciamo, quando facciamo le nostre prime esperienze di rapporti, ci rendiamo conto che sono tutte bugie, che ci hanno ingannato tutta la vita. Ma “Unicornio” è un brano carico di positivitá per trasmettere ottimismo; perché, se avete pazienza, quando meno ve lo aspettate, quest'unicorno potrebbe apparire; questo a me è successo''.

Sei un’artista che si occupa di musica, recitazione ed umorismo: secondo te sono tre forme espressive che possono convivere contemporaneamente? ''Sì, certo! Unirle è quello che mi identifica e mi appassiona. Sicuramente io ho il mio modo di farlo, gli dò la mia impronta, ma non ho scoperto l'America. Negli anni '40 e '50 c'erano diverse attrici che lo facevano. Penso a Lucille Ball, Carol Burnett, Caterina Valente... E anche dopo. Penso a Liza Minnelli, Bette Midler...''.

A chi ti sei affidata per realizzare il singolo ed il relativo videoclip? ''Volevo lanciare il mio primo singolo e volevo che fosse qualcosa di tipico argentino. Un tango sarebbe stato troppo drammatico e troppo di nicchia, quindi non era una delle opzioni. È stato così che ho pensato di fare una cumbia argentina. È un ritmo molto allegro, per ballare anche se non sai ballare. ;-) Per farlo mi sono messa in contatto con un mio amico, Thomas Leonhardt (anche lui, argentino), che crea musica da film. E la situazione è stata molto divertente: Io: “Tomi, ti attizza la cumbia?”, Tomi: “No, per niente”. Io: “Ok, dai, fa niente, facciamola lo stesso!” :-P E devo dire, che c'è anche stato un contributo italiano in questo brano! La melodia del ritornello è stata composta dal mio fidanzato, che è italiano. Una cumbia argentina con un tocco italiano! ;-) Il videoclip è stato realizzato e diretto da Richard Barus per Scooperator. Ha fatto un lavoro bellissimo e molto divertente''.

Parli spagnolo, tedesco, italiano. Ci pensi alla versione di “Unicornio” anche in queste altre due lingue o resti fedele all’idioma d’origine? ''Grazie per l'idea! Forse non è una cattiva idea farlo anche in inglese, per renderlo un po' più internazionale... Non lo so. Adesso ho la testa nell'album. Ma forse come “bonus track” del'album... Mh...''.

L’Argentina è, notoriamente, terra di tango. Da bambina sei stata mai attirata da questo ballo oppure hai scelto sùbito di indirizzarti verso spettacoli di teatro, cinema e musical? I tuoi genitori ti hanno sempre incoraggiata? ''Il tango l'ho scoperto da adolescente. Mi piace, non così tanto il tango classico ma Piazzolla. Piazzolla lo trovo favoloso. Adesso ogni tanto canto tango, ma non è mai stato la mia più grande passione. Da bambina ero già una grande amante della musica d´epoca: mia madre era una grande fan dei Beatles e io a cinque anni avevo giá scoperto Caterina Valente e amavo la sua musica. I ragazzini sicuramente non sanno di cosa sto parlando! La musica degli anni cinquanta e sessanta é la mia vera passione... mi emoziono ad ascoltarla, è difficile da spiegare. Come ti ho raccontato prima, ho cominciato già di ragazzina a fare teatro. Per la mia passione per i musicals ho un ricordo divertente: mia madre mi aveva portato al musical di 'Fragolina Dolcecuore'. In questo musical c´era una scena in cui ballavano con gli ombrelli e, dopo averla vista, ogni volta che pioveva, mi portavo il mio ombrello e il registratore a cassette (cassette! Stiamo parlando degli anni ottanta!) sul terrazzo e inventavo una coreografia e cantavo sotto la pioggia. É un bellissimo ricordo. Avrò avuto... non so... cinque anni''.

Per affermarti a Vienna come nuova arrivata, sei passata attraverso l’attività di busker: quanto ti ha insegnato la strada? Hai trovato dei pregiudizi verso le donne? ''Tutt'ora lo sto facendo. È una scuola, dura ma molto efficace. Impari tante cose! A dire la verità, sto ancora imparando! A gestire la tua energia, a conoscerti come artista, a trattare con le persone, a essere spontaneo, a volte a essere duro (non è sempre tutto rose e fiori), a essere umile, a non lasciarti conquistare dal pregiudizio, a adattarti e risolvere problemi... Potrei andare avanti tutto il giorno. Non sto esagerando se dico che ha cambiato la mia vita. No, pregiudizi no, ma ci sono altri problemi. Devi tenere conto che io sono vestita da anni '50 quando mi presento, ed è un look molto appariscente. Non manca mai chi ti fa un commento stupido, chi ci prova... C'è stata anche una volta, dove un tipo ubriaco mi ha detto tante parolacce pesanti e mi voleva picchiare, perché secondo lui non ho apprezzato abbastanza il biglietto che mi aveva dato, dove aveva scritto che mi voleva bene. Un'altra volta un tipo aveva messo una banconota da venti euro nel mio cappello, gli ho detto “grazie”, lui si è avvicinato e voleva che io lo baciassi. Ha insistito tante volte! Visto che io non gli ho dato corda, ha preso i venti euro dal cappello ed è andato via guardandomi, sventolando la nota come per dire: “L´hai voluto tu, guarda cosa ti perdi!”. Ci sono così tanti aneddoti. Queste cose in genere non succedono a miei colleghi uomini''.

Augurando ottime prospettive, salutiamo la solare Valiente con l’auspicio che tutta la sua progettualità possa, ulteriormente, aggiungere positività su ogni fronte artistico. ''Io vi ringrazio e... chissà, forse un giorno riuscirò a portare il mio show in Italia. Mi piacerebbe tantissimo! Nel frattempo potete ascoltarmi in radio oppure online. Besos a todos y gracias!''. (Max Casali)