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29/10/2020   KALPA
  ''La musica è qualcosa di intraducibile in maniera universale, può mutare di significato a seconda del fruitore...''

Kalpa, sei metà napoletano, metà polacco, e vivi a Trieste. Si può dire che la tua musica guarda oltre ai confini? ''Sicuramente, dato che la maggior parte della musica che ascolto viene dall’estero. In Italia, per lo meno nella scena mainstream, abbiamo un po’ tutti la fissazione del testo bello e significativo, e ogni tanto questo va a giocare a sfavore della musica in sé, della base musicale. Questo secondo me alle volte è un peccato: il bello della musica ambient, ad esempio, è che non ci detta il proprio significato o le sensazioni che dobbiamo provare. Può darmi una linea guida ma io posso benissimo essere triste ascoltando una canzone felice o viceversa. In generale preferisco lavorare con la musica e renderla il centro focale di una canzone piuttosto che buttare giù rime''.

Hai solo 18 anni e ''Four Kids'' l’hai prodotto tutto da solo. Ma come hai fatto? ''Il momento storico in cui viviamo, parlando in termini prettamente pratici, è il miglior periodo per comporre possibile. Banalmente, basta avere un’idea, un po’ di pazienza, un computer e delle cuffie per produrre una canzone al giorno d’oggi. thaSupreme ha la mia stessa età e guarda cos’è riuscito a combinare. Ovviamente mi sono fatto aiutare da persone ben più esperte di me per quanto riguarda il discorso mix e master (Alessandro Giorgiutti e Federico Stoch che saluto con grande affetto), e in generale mi piacerebbe collaborare con qualcuno, o perlomeno avere un secondo parere, per le mie future produzioni. Penso che ciò possa aprirmi un po’ la mente, farmi vedere la mia idea di musica sotto una luce un po’ diversa''.

Il tuo singolo è uscito il 28 ottobre, raccontaci cosa c’è dietro. ''Sì, “Four Kids” è il singolo che apre l’EP in uscita a fine anno e parla di giovani ragazzi che fondano una band. È un brano a cui ho lavorato molto, ha subito riarrangiamenti e modifiche, ma ci tenevo a raccontare della mia prima esperienza musicale. Sono arrabbiato e malinconico in ''Four Kids'', anche se ho la consapevolezza che quella cosa lì mi è servita per essere il Kalpa di oggi. Il video, prodotto da WAVES Music Agency, è opera del regista Pietro Bettini in collaborazione con il direttore della fotografia Arti Merdov, i quali hanno avuto carta bianca. Sapevo che sarebbero stati in grado di dare immagini alle mie idee, al concetto che volevo trasmettere: il mio modo di vedere la musica come qualcosa di intraducibile in maniera universale che può mutare di significato a seconda del fruitore. Il video racconta scene di libertà, tolleranza e unione e ne vado davvero fiero''.

Come ti è venuto in mente di utilizzare l’auto-tune in questo modo? Non fai trap... ''L’utilizzo dell’auto-tune è un po’ un omaggio ai gusti della mia generazione ed è stata una scelta stilistica importante per “Four Kids”: volevo trasmettere modernità ma anche un senso di inadeguatezza, visto che l’autotune si utilizza per modificare qualcosa che altrimenti non va bene. La voce è così contenuta, compressa, quasi soffocata, a rappresentare quella rabbia nervosa di chi cerca di far valere la propria opinione, senza essere preso in considerazione. L’ho voluto utilizzare, un po’ per sfida, in un contesto diverso da quello a cui si associa di norma l’auto-tune oggi, ovvero il mondo trap''.

E a fine 2020 esce anche l’EP. ''L’EP s’intitola “A Certain Feeling” ed è composto da 5 canzoni (“Four Kids” inclusa). I brani sono stati prodotti e ultimati durante il periodo di lockdown nel quale ho avuto il tempo di sperimentare più stili, cercando di incastrare tra loro tutte le mie influenze musicali, dal trip-hop al folk, dall’indie rock al synth pop''.