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03/11/2020   WIME
  ''Il non senso... quanto può essere micidialmente sensato, a guardarlo bene...''

Ciao ragazzi, come state? Giovedì è terminata la vostra avventura a X Factor. Come valutate questa esperienza e cosa vi rimarrà di queste settimane, come artisti e musicisti? '''E' stata una bella esperienza. E la cosa ci ha stupiti, ad essere onesti. Non bazzichiamo molto nell’ambiente dei talent, perciò ci immaginavamo un mondo decisamente più impersonale. L’esperienza invece si è rivelata particolarmente produttiva (non neghiamo che sono arrivati parecchi nuovi contatti) ed interessante, anche per quello che ha smosso in noi. Ci rimane tanta consapevolezza tutta nuova, una band sempre più sicura dei suoi obiettivi... ed i pomeriggi in giro per Roma''.

Venerdì è invece uscito “ViaDiQui”, singolo che inizia un nuovo capitolo musicale. Cosa significa per voi questo brano? Come è nato? ''Questo brano è nato un po’ in camera un po’ in studio. Significa tanto per me. Significa che ho ed abbiamo avuto il coraggio di scegliere l’Italiano, il coraggio di metterci a nudo, di parlare senza filtri. Significa che siamo una band, che parliamo tutti la stessa lingua ora; diciamo cose diverse (non saremmo noi altrimenti...) ma sono tutte parte dello stesso discorso, un discorso sul non senso e quanto questo possa essere micidialmente sensato a guardarlo bene''.

Come nascono invece i Wime come band? E dopo questo tuffo nel vostro passato, cosa dobbiamo aspeUarci dai Wime da ora in poi? ''I Wime nascono dal mio desiderio di trovarmi, trovarci e trovarvi, dalla capacità di Elisa di essere incredibilmente coraggiosa, dalla gentilezza di Giulio, dalle attenzioni di Roberta, dalla calma di Edoardo, dalla capacità di credere di Giacomo. Insomma, nascono da molte cose e tutte molto… esistenziali, sentimentali, feconde. Dovete aspettarvi dei singoli, un album e magari qualche collaborazione. Ma soprattutto dovete aspettarvi concerti, visioni assurde, strumenti strani, una canzone diversa dalle altre, e poi dalle altre ancora. Dove aspettarvi che ci divertiremo un sacco, dovete aspettarvi qualcosa… ma considerare che, con molta probabilità, noi faremo il contrario''.

Tre canzoni che influenzano la vostra musica... ''La pulce d’acqua'' di Branduardi, ogni singola traccia dei Radiohead, le colonne sonore di Danny Elfman''.

In passato avete già pubblicato un EP, che però era in inglese. Perché avete cambiato lingua, preferendo ora l’italiano? ''Perché io amo scrivere racconti, ma scrivere testi/poesie mi imbarazzava. Credo fosse quel naturale senso di inferiorità che ti prende quando devi fare qualcosa che vuoi davvero tanto, e proprio per questo hai paura. Ci ho pensato per un anno almeno, poi un giorno ho avuto il coraggio di dirlo a Elisa. Era una scelta complicata, personale, emotiva per me. Elisa, come sempre, è stata la benzina fondamentale ed io mi sono incendiato''.

Vi piace la definizione “weird pop”? ''La Loggia del Leopardo, un live club che amiamo, una vera perla nel panorama underground del Piemonte, ha coniato questo termine per noi. Ed a noi piace, molto. Credo sia un lato gentilmente narcisistico a farmela piacere. Sappiamo benissimo che il weird pop non vuol dire nulla, ma pensare che per definire ciò che facciamo sia necessario un termine astratto, ambiguo e soprattutto nuovo… beh… sfido chiunque a non sentirsi felice. Ci impegniamo molto, davvero molto. E non è questione di crederci o meno, noi ci impegniamo perché dobbiamo far capire qualcosa (anche se ancora non abbiamo capito cosa...) ed il nostro impegno è fisico e mentale. Ogni cosa, anche la più silenziosa, è pensata quasi ossessivamente, viene da sé che riconoscere una qualche “differenza” nel nostro lavoro ci riempie di gioia. E non perché pensiamo di avere l’Xfactor o perché vogliamo diventare delle star, ma perché vogliamo fare musica incredibilmente buona e nuova. Non siamo ingenui, sappiamo quanto sia impossibile produrre qualcosa di veramente nuovo, ma proprio qui sta la sfida: se tendi a qualcosa che non potrai mai raggiungere… dove arriverai? Ok, probabilmente la vetta non la raggiungerai ma… ti perderai, sicuro come l’oro che ti perderai: ecco! È lì, quando ci perdiamo, che noi troviamo casa, ed è in quella casa che scriviamo, una casa in ''ViaDiQui''.