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24/11/2020   MATTEO CARMIGNANI
  ''Le ragioni per le quali dimeniamo la nostra vita tra futilità e illusioni...''

Matteo Carmignani approda al proprio esordio da solista, “Le curve del buio”, dopo svariate esperienze in band e una lunga preparazione, anche di vita. Gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Un esordio molto “meditato” il tuo: quante volte hai pensato al momento in cui sarebbe finalmente uscito il tuo primo disco? ''Ciao, grazie per la domanda, mi dà modo di descrivere un processo, post registrazione, che è stato lungo e dilatato nel tempo. Il disco era pronto per uscire alla fine di gennaio, così come il video che girammo nel fine settimana della Befana… Poi, attratto dalla data palindroma del 2 di febbraio 2020 (02022020), pensai che quello potesse essere davvero, per la sua unicità, un giorno speciale sia per l’uscita del video che del disco. Uscendo a febbraio avrei potuto iniziare la promozione e cominciare a lavorare in funzione di date per potenziali live in estate. In quei giorni però, ho ricevuto la bella notizia della selezione a Musicultura e ho iniziato a prepararmi per le audizioni live. Saltata quella prima data di uscita, iniziarono le varie chiusure dettate dal Covid, poi il lockdown completo e l’epilogo che ormai tutti conosciamo… Da lì anche per il video e il disco iniziò un periodo di limbo nel quale ogni scelta logica sembrava sbagliata e quindi l’unica cosa di buon senso è stata quella di aspettare, nella speranza che tutto potesse tornare alla normalità. La scelta poi di uscire in autunno è stata figlia di una voglia di interrompere un’impasse che sembrava non terminare mai. Avevo voglia di guardare avanti, ho lavorato per tre anni alla scrittura e alla realizzazione di tutto questo e né il disco né tantomeno il lavoro dei musicisti, si meritavano di restare ad aspettare. Ottobre poi mi è venuto incontro, il 20.10.20 (XX.X.XX) sembrava fatto apposta, una nuova simmetria e da lì è partito tutto…''.

Il tuo è un album molto “pensoso” che esce in un momento del tutto singolare per l’umanità. Se dovessi scriverlo adesso, sarebbe molto diverso? ''Non penso. Le canzoni le ho scritte quasi tutte insieme, in cinque mesi, seguendo il bisogno di raccontare ed esorcizzare un pezzo di vita rimasto sospeso attraverso un percorso che oggi mi fa essere diverso. La preproduzione poi e la realizzazione del disco sono stati molto meditati e hanno richiesto un tempo dilatato. Oggi avrei scritto le stesse cose perché quel mio viaggio introspettivo aveva la priorità su tutto il resto''.

Mi incuriosisce “Il posto al sole”, che hai anche scelto come video. Come nasce il brano? ''La canzone è nata insieme alle altre ma è l’unica che ho scritto partendo da un giro di accordi suonati al pianoforte da mia moglie come base per la preproduzione. Volutamente quella registrazione è poi rimasta nel disco, insieme al cigolio del panchetto che si sente in sottofondo. È un pezzo importante all’interno del disco, alla fine di un viaggio complicato, una sorta di punto di arrivo che ci mette di fronte alle ragioni per le quali dimeniamo la nostra vita tra futilità e illusioni. La canzone è un invito a farci riflettere, a cambiare, ci mostra il nostro combattere per niente, come dico nel testo, “per la smania dell’avere”. La vita è altro: è arricchirsi di emozioni e di passioni da lasciare, tutto ciò che oggi ci stanno costringendo a mettere da parte''.

Ci saranno altri singoli e video? ''Sto lavorando al secondo video e quindi ad un secondo estratto del disco, ma non vorrei anticipare troppo, dico soltanto che stiamo lavorando sulla scrittura di un racconto e preparando lo storyboard''.

Qual è stato il contributo di Simoncioni su questo disco? ''Il lavoro al disco si è svolto in una simbiosi totale, con Fabrizio e con tutti gli altri musicisti che hanno suonato, Mauro Lallo, Fabrizio Morganti, Matteo Tassetto e tutti gli altri che hanno contribuito a rendere vero tutto questo. Partendo dall’intenso lavoro fatto per la preproduzione con Matteo Tassetto, Fabrizio Simoncioni, “Simoncia”, è entrato nel mondo musicale dei brani, lavorando sulla valorizzazione sonora lasciando al centro la mia voce, attraverso una lettura attenta delle canzoni, delle sonorità che avevo proposto, sui testi e l’unicità del messaggio, cantato e musicale. Ha una sensibilità notevole e riesce a trasmetterla in attenzione dando spessore ai particolari, alle luci e alle ombre dei brani. Abbiamo passato oltre un anno a lavorare insieme, abbiamo parlato tanto dei brani, ascoltandoli continuamente e misurando gli interventi. E lo abbiamo fatto in un ambiente perfetto per fare musica, il DpoT Recording Arts Studio, un luogo magico, dove le ore si fermavano mentre il mondo andava avanti. Ne è uscito un disco intenso, personale, fatto di passione e indagine sulla vita e le sue emozioni''.

Non si può suonare dal vivo. Ma se avessi libertà totale di scelta, da dove faresti partire un eventuale tour? ''Mi piacerebbe suonare in Toscana, tra Firenze e Pisa, dove sono cresciuto e dove ho iniziato a fare i primi concerti con la mia band. Non ho grandi pretese, mi andrebbe bene ovunque, ma se davvero posso scegliere, a me piacciono le platee piccole, i piccoli teatri, o i locali con i tavoli, dove poter interagire con il pubblico, usando la musica per parlare di vita. Spero accada presto''.