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24/11/2020   VALERIO SANZOTTA
  ''Cercando di restaurare quell'unione tra poesia e musica ormai perduta da molto tempo...''

Valerio Sanzotta è un musicista e filologo romano che, il 6 novembre negli store digitali, ha pubblicato il terzo album “Naked (Oltre lo specchio)”, che uscirà in vinile venerdì 27 novembre, il quale rileva una poetica più immediata e senza orpelli. Riserviamo a lui l’intervista di oggi.

Ciao Valerio. Per cominciare ti chiedo di parlarci un po’ di te e del tuo background. ''Ciao Max, è un piacere per me concedere questa intervista. Poter rispondere a questa tua domanda è per me anche un modo di dare senso alla mia attività di musicista: la mia formazione è prevalentemente letteraria, attraverso la letteratura ho scoperto me stesso e anche un mio modo personale di fare il cantautore, cercando di restaurare quell’unione tra poesia e musica ormai perduta da molto tempo''.

Oltre che cantautore, ti occupi di filologia: cosa ti attrae delle discipline inerenti e come ti sei avvicinato ad essa? Ispirato, forse, da Alberto Varvaro? ''In realtà la mia vocazione filologica nasce dallo studio del mondo antico e delle lingue classiche. Il medioevo e la straordinaria stagione dell’umanesimo sono i miei campi privilegiati, anche se mi sono occupato anche di Settecento e di Giovanni Pascoli. Per me la filologia è diventata un modo di leggere il mondo: non significa pedanteria né aridità, ma mettere al centro il senso critico e la verifica dei dati. Sono cose che servono anche nella vita di tutti i giorni, come per leggere un giornale o smascherare una notizia falsa''.

“Naked (Oltre lo specchio)” è il terzo album con 11 pezzi ed ancora ideato sotto forma di concept-album. Stavolta su cosa poggia il nucleo tematico? ''Essenzialmente “Naked” è un percorso attraverso la scoperta della femminilità nascosta, che risiede non solo nelle donne, ma in una costellazione di sentimenti, atteggiamenti, inclinazioni che appartiene a ognuno di noi e anche al mondo che ci circonda. In questo disco ho voluto spogliare ogni cosa (me compreso) del proprio lato mascolino (da qui “naked”), provando a vedere oltre l’immagine riflessa dallo specchio. Ho visto cose bellissime''.

E’ già un anno che il singolo “It’s Sunday in the mirror” porta avanti un sensibile e drammatico tema, con il testo che abbraccia tre differenti situazioni del mondo femminile. Ce ne parli? ''La canzone nasce dalla collaborazione con la straordinaria artista e amica Diana Tejera, che duetta con me in questo brano. Insieme abbiamo voluto narrare la storia di tre donne che si liberano dal ruolo imposto loro dalla società (cioè dagli uomini): una ragazza iraniana che si ribella all’autorità paterna, una donna italiana che non cede alla violenza del marito, una ragazza decisa a cambiare il sesso che non riconosce come suo''.

E’ indubbio, che l’album grondi di mondo femminile, mettendo in rilievo tutta la violenza ed i soprusi che deve subire. Quanto c’è ancora da fare per mettere fine a tutto questo? ''Molto, moltissimo. Il rilievo mediatico che hanno i casi di femminicidio non deve fare tuttavia ombra al fatto che i diritti delle donne sono costantemente violati, ogni giorno, tra le mura domestiche, nei luoghi di lavoro, nell’accesso a posizioni di potere e responsabilità. Soprusi certamente meno cruenti degli episodi di violenza, ma che mostrano quanto si debba ancora lavorare, possibilmente insieme, in tutti i livelli della società''.

Riflettevo sui tempi di uscita da “Novecento” a “Prometeo Liberato”: sono passati ben 10 anni. Invece, per arrivare a “Naked” appena un biennio: segno di una maggior prolificità maturata? ''Nessuno che mi conosca potrà mai accusarmi di piaggeria se sottolineo che è stato un discografico come David Bonato di Vrec Music Label a darmi la forza e la voglia di scrivere un nuovo album subito dopo “Prometeo liberato”. Non so se si tratti di prolificità, sicuramente si tratta di serenità: so di avere la libertà di scrivere e comporre secondo le mie inclinazioni, so di non essere chiamato a dimostrare di essere quello che non sono. Tutto il resto viene spontaneamente, senza sforzo e rapidamente''.

Nel disco, Giulio Casale recita la tua poesia “Ho visto tutti gli occhi” e, sicuramente, è uno dei tuoi principali ispiratori. Cosa stimi di lui e come è andata questa collaborazione? ''La mia ammirazione per Giulio è sconfinata; Giulio rappresenta esattamente il modello di artista al quale io stesso aspiro. Credo che abbia una capacità straordinaria di “sentire” le cose: io la possedevo molti anni fa, ma l’ho perduta e cerco con fatica di recuperarla. Mi frena il giudizio degli altri e forse anche la filologia''.

L’album esce per la stimata Vrec Label, esclusivamente in vinile e, quest’ultima versione, comprende una cover di Bob Dylan “Visions of Johanna”: cosa rappresenta per te questo pezzo? E sono previsti futuri Live? (Covid permettendo…) ''Questo brano di Dylan si inserisce naturalmente nel mio album al femminile: si parla di una misteriosa figura di donna, che non si sa chi sia, come pure si ignora l’identità delle altre donne: Monna Lisa, Louise… Una sorta di femminilità deflagrata: chi ci assicura, poi, che Dylan parli davvero di donne? Sono vent’anni che canto questa canzone e ancora non l’ho capita: è proprio questo che mi affascina. Live? Per ora appuntamenti online: il prossimo sabato 28 novembre trasmesso dal teatro Arciliuto di Roma insieme a Diana, poi il VREC Music Virtual Festival sabato 19 dicembre. Bisogna fare il possibile per la musica, ma bisogna fare anche di più per proteggerci. Stare a casa, rispettare le regole, il Covid non è uno scherzo''.

Augurando ottime prospettive, salutiamo Valerio Sanzotta con l’auspicio che il suo album scuota le coscienze del Potere, per tutelare concretamente il mondo femminile. (Max Casali)