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04/12/2020   MICHELE FAZIO
  ''Chi fa questo lavoro non deve mai fermare la creatività e non deve aver paura...''

Benvenuto a Michele Fazio. Abbiamo il piacere di incontrarla in occasione della release del nuovo disco FREE. Il lavoro, pubblicato per Abeat Records, rimarca per l’ennesima volta la sua incredibile capacità compositiva. Quale è stata la genesi di questa opera? ''La pandemia non può fermare la musica, anzi, per chi è come me, sempre alla ricerca della composizione, è stato un momento importante e in modo sorprendente creativo. Questo album è il frutto di composizioni scritte e sviluppate nel corso di questi ultimi 2 anni, la motivazione è sempre la stessa: la necessità di scrivere''.

Ad accompagnarla in questa avventura, Mimmo Campanale alla batteria, Marco Loddo al contrabbasso e due ospiti speciali: Fabrizio Bosso alla tromba e Aska Kaneko al violino. Con Bosso ha anche composto la traccia “The arrival”. Come ha messo insieme questa squadra? Che clima si è creato tra voi? ''Con Marco Loddo sono quasi 10 anni che suoniamo insieme e per me è una colonna portante. Mimmo Campanale lo conosco da più di 30 anni ma fino ad oggi avevamo suonato poche volte insieme e, come si dice, “c’è sempre un tempo”. Il suo contributo a questo disco è stato fondamentale per la sua sensibilità e per la sua grande bravura. Aska Kaneko è una violinista incredibile.Quando suoni stando accanto a lei capisci dove la sua arte può arrivare a toccarti. Invece con Fabrizio Bosso torno a suonare dopo 20 anni. Quando lui era a Bari un po’ di anni fa, spesso suonavamo insieme. L’ultimo lavoro insieme è stato nel 2000 per la colonna sonora di un film di Sergio Rubini. Con lui è stato come se non fosse mai passato questo tempo. “The arrival” è il brano che abbiamo scritto insieme ed è il frutto di quel momento in cui abbiamo registrato. Eravamo così in sintonia che sembrava come se non avessimo mai smesso di suonare insieme. Ma questa è la grandezza di un musicista come Fabrizio Bosso. Per concludere vorrei dire che il clima che si è creato insieme a tutti, per registrare questo album, è stato unico. Per questo vorrei citare anche Stefano Amerio, un ingegnere del suono che ti culla e ti mette in condizione di suonare nella situazione più agiata possibile''.

Tra i 12 brani del disco, compare una sua reinterpretazione di un grande classico della musica italiana, NEL BLU DIPINTO DI BLU, al quale regala maggiore intensità, fino a renderlo quasi struggente. Un chiara dichiarazione d’amore per la sua Puglia. Quanto c’è della sua terra, in generale, nella sua musica e nel suo carattere artistico? ''Avevo pensato insieme a Mario Caccia di Abeat di inserire una cover Italiana nel disco, e io ho pensato subito a quel pezzo per tanti motivi: per il mio amore per la Puglia nonostante viva a Milano da 20 anni, e perché io l’ho sempre considerata una canzone che avesse un sentimento ancora più intimo e struggente di quello che si immagina, ed è per questo che l’ho resa una ballad. Nella mia musica spero di ritrovare sempre la mia personalità, le cose più intime e magari nascoste, e in quel grande contenitore di esperienze da cui attingo, la Puglia sarà sempre il mio legame indissolubile''.

Sta per concludersi un anno decisamente difficile. Le difficoltà sono palpabili in ogni realtà umana e lavorativa, ma gli artisti sono forse la categoria che più sta soffrendo, con l’impossibilità di salire sul palco. Lei come sta vivendo questa situazione? E che idea ha del futuro della musica? ''Come ho detto nella prima risposta, io ho affrontato questa situazione cercando di scrivere il più possibile e così ho fatto. Quella è stata la maniera più semplice per affrontare questa situazione nuova a noi tutti. Certo la sofferenza del nostro settore viene anche da lontano, da una mancanza di rispetto dovuta spesso al non grande valore che si dà a questo mestiere, e quindi improvvisamente diventi “superfluo”. Ma senza approfondire direi che spero sempre che questo cambi. Non faccio previsioni ma chi fa questo lavoro non deve mai fermare la creatività e non deve aver paura''.

La ringraziamo per il tempo e le chiediamo di concludere con un’ultima domanda: cosa significa per lei essere FREE, essere LIBERO? ''Qualche anno fa un grande fotografo, Roberto Covi, che ho la fortuna di avere come amico, mi regalò la foto che è diventata la cover del mio album e mi disse: “se questa foto ti piace e la vuoi mettere in un tuo disco io ne sarei felice”, e io ho deciso di metterla perché quella foto mi rappresenta. Potrei dire che ho fatto di tutto per essere libero, sempre e da sempre. Io vorrei che non ci fossero confini per i popoli o limitazioni alle idee, e che ognuno possa cercarsi il suo spazio sempre senza fissare i limiti. Forse è arrivato il momento di esserne tutti consapevoli''.