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08/12/2020   CLAUDIO MELCHIOR
  ''E' l'arte che ti permette realmente di affondare il coltello nella realtà...''

Riserviamo lo spazio interviste di oggi all’estroso cantautore, professore e rabdomante della felicità: Claudio Melchior. È l’occasione per parlarci del nuovo singolo “Schivare la pioggia” che anticipa l’uscita del nuovo album previsto nel 2021.

Ciao Claudio. Per cominciare, accennaci un po’ di bio artistica ed extra artistica. ''Non è mica facile parlare di sé stessi. Dicono che io insegni, dicono che io faccia musica... Se lo dicono, sarà vero! A parte gli scherzi, ho fatto diverse cose nella vita, e oltre al mio lavoro all'università mi piace ricordare le esperienze teatrali, che mi hanno accompagnato per molti anni e dato grandi emozioni, e il mondo delle radio che per me resta magico e pieno di fascino ancora oggi, dopo tanto tempo che non lo frequento più''.

Torni col nuovo singolo “Schivare la pioggia”, dalla tematica oscura e ribelle, lontano dall’ironia beffarda del primo album “Ho molti follower”. Cosa vuoi rimarcare esattamente? ''Semplicemente penso che ci sia un tempo per ogni cosa e questo tempo che stiamo vivendo non è un contesto da ironia. In realtà le canzoni che scrivo hanno sempre oscillato tra gioco e serietà. Anche nel primo album, "Ho molti follower", c'è questa altalenanza, con canzoni molto serie come "Sì in fondo" oppure "Giocare a dadi con Dio". Solo che in quel caso abbiamo deciso di privilegiare i pezzi più leggeri, sembrava la cosa migliore da fare nel 2019. Poi è arrivato il 2020...''.

La pioggia, quindi, simboleggia i problemi e dolori che aleggiano sulle nostre vite e, ogni goccia che cade, dovremmo sempre provare ad evitarla, ognuno come può e con i propri mezzi. Tu a cosa fai ricorso per esorcizzarle? ''Io faccio ricorso alla musica! È questo il mio modo di giocare con la vita. Tenere viva la mia anima artistica, cercare di esprimere quello che mi ribolle dentro, negli strati più profondi dei miei pensieri e poi buttare fuori tutto per comunicare queste cose agli altri. Il gioco è questo. E pare funzionare!''.

Perché hai abbandonato quell’aspetto ludico che ti identifica? La dura realtà che prevale sul divertimento oppure la continua voglia di provare altre soluzioni stilistiche? ''Il mio obiettivo è buttare fuori canzoni che siano a molte dimensioni, non monotematiche, e cercherò di andare avanti così, con questa oscillazione tra gioco e serietà. No, come ti dicevo non ho nessuna intenzione di abbandonare l'ironia. Credo che la leggerezza sia il modo migliore di affrontare la vita, che già è complicata di suo, non è il caso di metterci sopra altre pesantezze. L'ironia è ancora lì, per ora riposta in un cassetto. È pronta a uscire appena sarà il momento giusto. L'unico problema è che tutti noi ci domandiamo quando tornerà veramente il tempo della leggerezza e delle cose easy''.

Stai preparando il secondo full-lenght. Comprendendo l’importanza di non svelare dettagli strategici, però ci puoi almeno anticipare qualcosina su numero dei brani, ospiti (se ce ne sono), data di uscita prevista? ''Credo che staremo sugli stessi numeri del primo album. Nel mondo contemporaneo 7 brani sono già un'eternità. E ci saranno sicuramente parecchie collaborazioni che mi riempiono di orgoglio. “Schivare la pioggia” ha i violini di Lucia Violetta Gasti, in questo periodo abbiamo registrato dei brani acustici assieme a Michele Pirona che è un chitarrista e musicista eccezionale. E ce ne sono altri, che non posso proprio svelare ora, non sarebbe carino fino a quando non avremo realmente registrato in studio assieme, ma sono musicisti che possono sicuramente far fare un salto di qualità alla mia musica. Aspettiamo l'album per l'autunno del 2021, magari anticipato da un secondo singolo in primavera''.

Vieni definito il “rabdomante della felicità”. Perché la sai individuare sottotraccia o la cerchi con sensori intuitivi? Cos’è per te la felicità? ''Che domanda difficile! (ride) Gli stoici più di 2000 anni fa dicevano che la felicità si può raggiungere solo seguendo la propria natura. Io ci provo con la musica e cercando di tenere viva la mia anima artistica. Però forse sarebbe più realistico dire che la felicità non esiste, è solo un miraggio creato dalla nostra mente. Su YouTube trovate un bell'audio di Totò che risponde alla tua domanda con questa visione assolutamente pessimistica. Diciamo che secondo me alla fine aveva ragione Jerry Lewis: "La felicità non esiste. Di conseguenza non ci resta che provare ad essere felici senza"''.

Le tue tematiche s’incentrano su vicende di vita, del mondo e del senso delle cose: stimoli che provi a trasmettere anche chi ti circonda in privato e nell’attività di professore? Se sì, t’accorgi che tutto ciò venga recepito bene? ''All'università cerco di far passare il senso critico e l'attenzione vigile sulla realtà e sulle cose. Il messaggio è sempre "usate il vostro cervello". È difficile capire cosa effettivamente passi, come venga recepito, però mediamente sono contento delle qualità e delle capacità degli studenti che mi capita di incontrare. In quel contesto però non c'è spazio per le cose profonde, quelle che ti agitano l'anima. Per quelle c'è solo l'arte. Camuffata da gioco, è l'arte che ti permette realmente di affondare il coltello nella realtà''.

Tornando al singolo, notiamo che il brano non ha ritornello, ristrutturando in qualche modo la forma tradizionale di canzone, verso un’oscura fuga ideologica e mantrica: è cosi? Infine, perché nel video appari truccato da Joker? ''A me piacciono i ritornelli! Faccio pop e quindi li inseguo... Però il mio modo di comporre, usando daw e virtual instruments elettronici, mi spinge sempre verso le fughe musicali, cioè i pezzi costruiti sulla ripetizione di pattern, che per me sono belli perché diventano ipnotici. "Schivare la pioggia" è nata così, senza pensarci troppo. E allo stesso modo abbiamo deciso di pubblicarla, senza cercare di modificarla per inserirci dei ritornelli che le avrebbero tolto sincerità. E vaffanbrodo a tutti quelli che ti dicono che senza ritornelli non puoi andare in radio. Per quanto riguarda il Joker, come dice la parola stessa, ci abbiamo giocato. Un gioco con il trucco, con il nostro doppio, con le maschere con cui giriamo in società. Un gioco che abbiamo mescolato ai pensieri più veri''.

Augurando ottime prospettive, salutiamo Claudio Melchior ringraziandolo per questa interessante chiacchierata. (Max Casali)