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11/12/2020   IL CINQUE
  ''Purtroppo, nel nostro paese, c'è poca curiosità per gli artisti emergenti che non derivano dai talent...''

Ciao! Ci racconti un po’ di te e ci spieghi il tuo pseudonimo? ''Ciao a tutti, ho iniziato a suonare il basso 21 anni fa, da subito sono stato catapultato più nel mondo dei brani originali che in quello delle cover. Ho pubblicato alcuni EP ed album di genere Epic Metal, Indie Rock italiano e Rock Pop con alcune band in cui facevo il bassista. Per divertimento, ho poi iniziato a cantare 11 fa in un tributo ad un artista italiano di cui ho la voce un po’ simile. Nel 2014 ho iniziato a scrivere musica mia insieme a ad un socio con cui abbiamo formato una band modern metal che ha pubblicato 3 album in 4 anni, gli “Ivory Times”, e con cui abbiamo fatto una breve ma intensa esperienza all’’estero per un mini tour. Nel 2018 improvvisamente ci siamo dovuti fermare ed io non ho più suonato nulla fino al lockdown dove ho deciso di riprendere in mano la chitarra acustica (che non è il mio strumento) ma è quello che amo di più, ed ho scritto un po’ di brani che si sono rivelati con un sound inedito per me, al quale però ho lasciato dar sfogo perché l’ho sentito subito mio. E da una selezione di questi brani è nato il mio nuovo album “Life Theater”. Il mio pseudonimo “Il Cinque” deriva dalle scuole superiori dove ero il quinto dell’elenco sul registro ed avevo un prof che mi chiamava per numero dell’elenco anziché per cognome… “può venire per essere interrogato il numero cinque”… eheheheh... Gli amici hanno iniziato a chiamarmi cosi, e per il mio 18esimo compleanno un amica mi ha disegnato un biglietto di auguri con la forma del “cinque” che ho adottato come logo, visibile sui miei strumenti''.

Sei originario del Monferrato ma la tua musica è cantata in inglese e legata al folk internazionale: ci spieghi i motivi di queste scelte? ''Ho un quaderno pieno di testi scritti in italiano da quindici anni a questa parte, ad alcuni ho fatto anche la musica e li ho anche provati con delle formazioni ma non mi hanno mai soddisfatto al 100%, non li ho mai sentiti miei. Anche proprio dal punto di vista della scrittura, nel caso dei brani Italiani, partivo dal testo e poi gli facevo la musica. Invece quando ho iniziato a scrivere prima la musica, ed a esprimere al meglio le mie sensazioni tramite la scelta degli accordi, delle accordature strane ecc.. mi è venuto naturale scrivere in seguito il testo che spiegasse le mie sensazioni di quel momento, in Inglese. E la cosa che più mi è piaciuta da subito, dopo l’uscita del primo album con gli “Ivory Times”, è stata la connessione che ti dà la lingua Inglese verso il resto del mondo, nonostante nei miei primi lavori la pronuncia e la scrittura Inglese da parte mia non fossero molto credibili. Eppure l’album è stato ascoltato più all’estero, i feedback arrivavano sempre per un 80% dall’estero, radio americane molto grosse che in autonomia passavano i nostri brani in mezzo ai grandi artisti, interviste da blogger del settore e un continuo scambio di feedback via Messenger con ascoltatori soddisfatti. Da qui ho capito che più che una questione di lingua, era una questione culturale. Purtroppo nel nostro stupendo paese c’è poca curiosità per gli artisti emergenti che non derivano da talent, anzi vengono quasi derisi in certe situazioni nonostante la fatica e gli investimenti che si facciano nell’autoprodursi in tutto per tutto. Ed invece all’estero vieni preso subito sul serio. Da sempre la mia musica è ascoltata più in America, è stato così per i tre album fatti con gli “Ivory Times”, ed è già così anche per i primi dati di questo nuovo album''.

Il tuo nuovo singolo, “Black Defenseless Ice”, è praticamente un atto d’accusa della Natura contro l’uomo. Ci spieghi qualcosa di più del brano? ''Dal secondo album degli “Ivory Times” in avanti, ho iniziato a parlare di tematiche che io definisco di “decadimento sociale”, ovvero comportamenti e sentimenti che portano ad un continuo degrado della società. Comportamenti visibili tutti i giorni sui social ecc... ''Black Defenseless Ice'' è l’unico brano dell’album in cui ho conservato questo tipo di punto di vista, che in questa occasione ho rivolto alla Natura e al grido che le immagino fare verso l’uomo che in nome degli interessi finanziari la stà uccidendo, prendendo come esempio lo scioglimento dei ghiacciai dovuti al surriscaldamento terrestre''.

Raccontaci qualcosa anche del video, che hai appena pubblicato. ''Ho voluto registrare il videoclip in mezzo ad una Natura incontaminata, ed è stato per me facile pensare alla Valgrisenche (Valle d’Aosta) che per me è un posto magico che frequento da 21 anni. Grazie ai permessi ottenuti dal Comune, ci troviamo a 2000m vicino ad un alpeggio e la mattina delle riprese c’eravamo solo noi e le marmotte in un raggio di centinaia di metri. Le riprese sono state fatte da mio fratello Davide Benzi con un drone ed il montaggio è stato fatto da Tiziano Spigno''.

Il brano arriva dal tuo nuovo disco, “Life Theater”. Ci racconti qualcosa dell’album? ''L’album è composto da otto tracce nelle quali sono presenti due cover. A parte ''Black Defenseless Ice'', di cui abbiamo già parlato, le altre tracce sono piuttosto intime e personali, argomenti di cui non ho mai voluto parlare nei precedenti album ed invece in questo è stato molto naturale. Il lockdown mi ha costretto a fermarmi a casa per un paio di mesi, cosa che non succedeva da più di 18 anni per me, e così ho avuto tempo di pensare a tante cose, ed ho voluto raccontare nei brani alcune mie reazioni e sensazioni vissute ad altrettanti eventi del mio recente passato. Anche l’approccio compositivo è stato molto diverso dai precedenti lavori, mi sono affidato alla chitarra acustica ed ho registrato in casa per la prima volta sia le chitarre, che il basso, che le voci. In seguito ho mandato le tracce al pianista Alessandro Togneri e al batterista Riccardo Preda per completare il sound. Ho potuto godere anche di due ospitate importanti come quella di Tiziano Spigno (Extrema) nel featuring della traccia “Wicked Game”, e quella di Mirko Barbesino (Pianista, Compositore, Fonico a Las Vegas) come pianista sulla traccia “Down the Road”. L’insieme di tutte queste partecipazioni ha dato vita ad un sound riconducibile ad un Modern Folk''.

Che cosa ti aspetti dal 2021? ''Per prima cosa mi aspetto una soluzione alla pandemia in corso, mi aspetto di poter tornare a frequentare i miei amici, tornare ad abbracciarci e magari ritornare ad una normalità anche migliore rispetto a prima. Musicalmente mi aspetto di poter tornare sul palco a presentare finalmente “live” il mio album. Nel mentre continuo a lavorare sugli altri brani che ho iniziato a scrivere per un prossimo lavoro… Grazie e Buone Feste a Tutti!''.