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22/12/2020   VONDATTY
  ''La verità è il più grande di tutti i misteri...''

VonDatty (Roberto Datti) è un compositore, cantautore e musicista di Tivoli che, dopo la militanza in vaie band, otto anni fa intraprende l’avventura individualista (a lui non piace il concetto “solista”) incanalando tre album, con il quarto: “Nemico pubblico” in uscita il prossimo gennaio. Intervistandolo, abbiamo modo di saperne di più.

Ciao Roby. Sapendo che non ami svelare il significato recondito del tuo moniker, però ci puoi dare qualche info in più di bio artistica? ''Ciao Max, ti posso dire che ci sono due album e un ep online (quest’ultimo reperibile esclusivamente su Youtube poiché rappresenta la mia unica opera andata esaurita) che rappresentano al momento la mia storia musicale. È abbastanza paradossale per me pensare a quell’afoso Luglio 2012, quando entravo per la prima volta in studio completamente da solo cercando di suonare tutto il suonabile, strumenti che spesso non sapevo minimamente come trattare, senza sapere neanche se quel lavoro sarebbe mai uscito fuori di quelle mura. Oggi mi trovo qui a parlare del mio terzo lp e quarto lavoro complessivo e credo di ricordarmi ogni singolo momento delle registrazioni di tutti e quattro i lavori. Per cui credo che solo ascoltando le canzoni si potranno ottenere delle informazioni davvero interessanti su VonDatty. Roberto, di interessante, forse ha poco da dire al momento…''.

Quattro anni fa, con il terzo album “Ninnenane”, hai chiuso la trilogia sulla notte, cominciata nel 2012 con “Diavolerie” e proseguita due anni dopo con “Madrigali”. Quanto fascino e attrazione ti stimola ancora la notte? ''“Ninnenane” rappresenta ancora oggi il mio album più intimo e forse meno capito, forse proprio perché troppo personale anche nei momenti che non possiamo considerare strettamente autobiografici. Ora la notte dormo molto di più, anche perché dopo quell’album è cambiata radicalmente la mia vita e questo ha portato anche tutta una serie di cambiamenti inevitabili nella mia musica, che resta comunque piuttosto crepuscolare, ma forse anche io (e mi perdonerai la citazione dell’immenso Luigi Tenco) quando sono felice preferisco uscire''.

A gennaio, uscirà il nuovo album di 11 brani “Nemico pubblico”: a chi ti riferisci? Chi hai chiamato a collaborare con te? ''È certamente un lavoro diverso sia dal punto di vista sonoro che a livello tematico, un lavoro meno personale del precedente, proprio perché sono convinto che sarebbe stato molto difficile scavare più a fondo dentro di me. Ho scelto di cambiare tutto, dalla band che ha arrangiato i brani con me allo strumento mediante il quale ho composto i brani, che ha cambiato radicalmente anche il mio ruolo all’interno della band. Stavolta era necessario scoprirmi come musicista e proprio per questo custodisco gelosamente anche una versione strumentale dell’album che magari un giorno farò anche uscire. L’unica cosa che non è cambiata e che spero non cambierà mai è la mia collaborazione con Giorgio Baldi, anzi, finalmente stavolta non ci siamo limitati ad un solo brano e forse finalmente ci stiamo dirigendo verso un intero lavoro insieme. Oltre a Giorgio, il disco l’ho concepito con Pierfrancesco Aliotta (coproduttore dell’album e secondo vero e proprio bassista a lavorare con me dopo circa sei anni), Vieri Baiocchi alla batteria e Gabriele “Lolla” Proietti alle chitarre. Loro rappresentano il nucleo intorno al quale il disco è stato arrangiato mentre io mi destreggiavo tra mellotron e organi vari. In seguito c’hanno raggiunto Roberto Dell’Era che ha cantato e suonato un po’ di tutto, Lara Martelli che ha scritto e cantato con me “Hanno bendato il mio cuore”, i fiati di Alessio Guzzon e Luca Padellaro, Lucio Leoni che si è prestato ad un ruolo atipico ma che poteva molto probabilmente svolgere solo lui, e Dj Myke, che mi ha regalato una versione alternativa di uno dei brani cruciali del disco. Credo che sarà molto difficile non lavorare di nuovo con tutti loro, ho iniziato otto anni fa in studio da solo con un ukulele e un toy piano, oggi ho perso il conto delle persone con cui ho collaborato e ognuno di loro in questi anni mi ha dato qualcosa di davvero importante. Continuo a credere che lo studio di registrazione sia il luogo d’incontro perfetto per dei musicisti e per le loro idee''.

Il tuo cantautorato ingloba aspetti atipici, come se, in ogni brano, volessi dare un taglio da soundtrack pregnante di pulp e noir. Come nasce questa intenzione? ''Sono un supercinefilo, negli ultimi anni le colonne sonore hanno rappresentato i miei ascolti principali. Sogno prima o poi di farle diventare il mio lavoro. In un epoca in cui la serialità è diventata un must ho immaginato i vari brani di “Nemico Pubblico” come se fossero degli episodi, collegati tra loro da un fil rouge che solo all’uscita del disco verrà colto. E forse ho anche già detto troppo…''.

Sicuramente, la presenza della tua nuova band (Vertigo Orchestra) ha contribuito, non poco, a creare un mood di vortici emozionali. Come li hai conosciuti? ''Sono tutti amici di vecchia data, Vieri e Pierfrancesco li ho conosciuti allo Yeah! Al Pigneto che è la mia seconda casa e la casa di “Nemico Pubblico” perché è nato lì, loro suonano insieme da quasi trent’anni e poche sezioni ritmiche sono così solide. Lolla invece abita a due passi da me, frequentiamo gli stessi posti, abbiamo condiviso la consolle e organizzato eventi insieme''.

Si avverte che punti molto a cesellare la “forma” canzone come fulcro intorno a cui lavorare. Ma, per la riuscita di un bel pezzo, serve sempre ciò che professavi all’epoca di “Profumo”: ossia “…bisogna provare più volte lo schifo per scrivere buone canzoni d’amore…”? ''Mi emoziona la citazione, credo sia una delle frasi più belle e più sentite di tutto il mio repertorio. Non mi resta che ringraziarti di cuore per averla colta e dirti che più passa il tempo, più quella frase avrà valore… per fortuna o purtroppo…''.

Nei lavori precedenti, si percepiva molto il concetto di “verità” in maniera assoluta, in una sorta di infatuazione della stessa. Perché ti stimola cosi tanto? Quanta ricerca di “verità” c’è, invece, in “Nemico pubblico”? ''Io sono infatuato dalla “ricerca”, dall’“indagine”, forse è questo il mio vero lato noir. La verità è il più grande di tutti i misteri, tutti in realtà vorremmo conoscere la verità su tutto, ma è impossibile e questo rende la cosa molto più affascinante. “Nemico Pubblico”, come ho detto più volte doveva rappresentare un distacco importante, il distacco di VonDatty da Roberto e viceversa. Volevo raccontare storie, ma a volte c’è più verità nelle storie che in tanta autoreferenzialità, nonostante quest’ultima non l’abbia mai vista come una cosa negativa''.

Collaborando con vari artisti di spessore, ovviamente ognuno ti avrà lasciato una preziosa esperienza. Però, c’è qualcuno con il quale hai stabilito, da subito, un’immediata e maggior empatia? ''Questa è la domanda più difficile e credo di aver già risposto in maniera esauriente in precedenza. Ti dico però che con Roberto e Myke, con i quali ho lavorato per la prima volta, si è creato un bellissimo rapporto di amicizia che spero sfoci presto in molti altri progetti insieme, e che Luca Padellaro (che ha suonato i sax) vorrei integrarlo più o meno stabilmente nella Vertigo. L’empatia è fondamentale per me e se tutti i musicisti che hanno lavorato con noi si sono trovati bene vuol dire che in studio siamo riusciti a creare il giusto clima. Per quello che riguarda quest’album molto del merito va anche a Pierfrancesco e alla sua pazienza''.

Augurando ottime prospettive, salutiamo Vondatty con l’auspicio che il nuovo album faccia scoprire una “verità” illuminante per tutti noi. (Max Casali)