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27/12/2020   KILL DAFNE
  ''Sono le nuove idee e la sensazione di poterle plasmare ad aiutarci ad affrontare il dramma che stiamo vivendo...''

“Il mare in testa” è il nuovo singolo dei Kill Dafne, quartetto bresciano che salta senza problemi dall’inglese all’italiano e dal rock al cantautorato. Li abbiamo intervistati.

Tanto per cominciare… Perché volete ammazzare Dafne? ''Tutto è nato dalla logorrea di Fabiana Dafne, voce e quota autoriale della nostra band: l’unico modo per metterla a tacere sarebbe eliminarla fisicamente (ridono). Poi ‘Kill’ e ‘Dafne’ sono sembrati suonar bene insieme sin da subito. Un altro significato sotteso vede nel reale, nell’esperienza e nella routine i killer che attentano ogni giorno a ciò che è puro: l’arte. Infatti noi siamo musicisti che – purtroppo – non riescono a vivere di concerti e dischi, costretti quindi a “sporcarsi” le mani con professioni ordinarie che intaccano, anche inconsapevolmente, il candore ingenuo dell’arte''.

“Il mare in testa” è il vostro nuovo singolo: nasce da una lite come sembra dal testo? ''Sì, è figlio di quell’impasse relazionale che sorprende molte coppie a un certo punto del loro percorso: proseguire per abitudine, degenerare, troncare o evolvere? Continuare a punzecchiarsi per affermarsi come identità distinte o cedere, disinnescare per trovare un compromesso e ristabilire il sereno?''.

La canzone in realtà è piuttosto ottimista e sembra un po’ riecheggiare la famosa poesia di Lorenzo il Magnifico. Dove lo trovate l’ottimismo, in questi tempi cupi? ''Sì, Lorenzo aveva capito tutto. Troviamo per forza anche in questa canzone una soluzione, perché “più in basso di così c’è solo da scavare” (cit.). In genere nessuno di noi quattro è ottimista (ridono), ma nella musica tutto è possibile, anche immaginare un mare sopra la testa anziché sotto i piedi. Sono le nuove idee e la sensazione di poterle plasmare a darci l’entusiasmo per metter da parte, finché suoniamo, il dramma che stiamo vivendo''.

Cantate sia in inglese che in italiano. Non è un po’ complicato scrivere in entrambe le lingue? ''È stato più difficile cercare parole che fluissero bene in italiano, ma, una volta vinti gli imbarazzi iniziali, ora è bello e appagante usare entrambe le lingue. Crediamo che con l’italiano possiamo dare più dettaglio emotivo al testo e maturità alla tessitura strumentale, con l’inglese riusciamo a essere più energici e impattanti. Quando troveremo la giusta sintesi avremo compiuto la nostra missione di ricerca e, forse, ciò ci verrà riconosciuto post mortem (ridono). Nel frattempo continuiamo a divertirci con tutto come bimbi monelli, “finché Marte non ci separi”''.

Che cosa ci regalerete nel 2021? ''Un disco in italiano, lo vogliamo fortemente e lo stiamo concretizzando, poi vorremmo regalarci/vi dei live perché pensiamo di meritarceli ancora, e perché l’energia che si sprigiona quando ci esibiamo non può essere ridotta a una traccia ascoltata distrattamente in una playlist; stiamo creando e arrangiando nuovi brani in inglese per non perderci quella sana aggressività che ci caratterizza. Ci piacerebbe anche realizzare un vero videoclip e, infine, guadagnare quanto più ascolto possibile''.