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27/12/2020   SHEFFER
  ''Le contaminazioni si intrecciano nelle mie produzioni spontaneamente, senza che me ne accorga...''

Oggi siamo qui per presentarvi Sheffer, giovane rapper classe 1999 che ha di recente pubblicato ''Solitudine'', uno splendido pezzo nato durante il lockdown che è l’apripista di un progetto musicale super moderno, hip hop, rap, alternative.

Qual è la ragione del tuo nome d’arte? ''“Sheffer” è stato il primo nome d’arte che mi è venuto in mente per questo progetto solista. L’origine di quest’ultimo nasce dal mio cognome, che tradotto letteralmente in inglese è Shephard. Scritto così però mi sembrava poco orecchiabile e banale, allora ho pensato ad “italianizzarlo” facendolo così diventare “Sheffer”. Successivamente, ho scoperto che era anche il nome di un polinomio. Così, ho capito che sarebbe stato il nome perfetto (adoro la matematica)''.

Come è nato il tuo progetto musicale? ''Ho da sempre una passione smisurata per la musica, in particolare modo per il rap e il metal. Dopo anni passati a suonare in svariate band di cui ero il batterista, ho deciso di intraprendere un percorso solista “rap” nel quale mi sarei autoprodotto le strumentali. Inizialmente volevo dire la mia nel rap game, ma ora credo di poter dare seriamente qualcosa in più al mondo della musica in generale''.

E qual è l’idea alla base del tuo ultimo singolo? ''Il brano nasce durante il primo lockdown, in un momento in cui mi sentivo davvero solo. Quindi, di base, il testo, vuole essere uno sfogo dato dalla solitudine che io, come tutti del resto, ero costretto a provare. Chiesi al mio chitarrista di comporre una linea di chitarra che ricordasse questa condizione e mi passò un riff pensato sui 70 ppm (qualcosa di molto lento ed emozionante), ma io trasformai il tutto in un beat UpTempo, super ballabile, così facendo chi avesse ascoltato il brano non si sarebbe sentito realmente solo. Ero così tanto solo, che mi ritrovai a creare personaggi immaginari con i quali dialogare. Da qui nasce il concept della copertina (realizzata da Francesco Mazza) e del video''.

Sei principalmente un rapper, però ti piace la contaminazione. Come lavori in questo senso? ''Ascolto davvero tanta musica e soprattutto di diversi generi. In particolar modo amo il funk, l’hip hop, l’R ’n’ B/Soul, il metal e l’elettronica. Perciò, quando sono alle prese con la composizione di un nuovo brano, è normale che escano fuori tutte queste influenze. Spesso e volentieri, questo tipo di contaminazioni, si intrecciano con le mie produzioni spontaneamente, senza che me ne accorga''.

Quali sono i tuoi rapper preferiti? ''Ce ne sono davvero tanti che mi piacciono e da paesi differenti, ma i miei preferiti di sempre sono Salmo, Mezzosangue, Kanye West e Travis Scott''.

Che cosa non può mancare in un pezzo di Sheffer? ''I miei “switch” improvvisi tra rappato e cantato, le mie melodie accattivanti, le mie produzioni e le chitarre di Gabriel (mio fedele compagno di avventure in questo progetto e grande amico)''.

Qual è il più bel concerto cui hai assistito? ''Ho visto molti concerti nella mia vita, perché nulla appaga di più dell’esperienza “live”. Tra tutti , quello che più mi è rimasto impresso, è stato Salmo live al Fabrique di Milano nel dicembre 2016. Quel ragazzo è il talento fatto a persona. Indimenticabile è stato anche Ozzy Osbourne al Firenze Rocks 2018, aspettavo di andare ad un suo live da quando avevo 10 anni''.

E il più bel live di cui sei stato protagonista? ''Ti cito un concerto che feci con una delle mie band al Barrio’s Café di Milano. Era una serata a tema metal, con 3 band che si sarebbero esibite sul palco, noi eravamo i secondi, ma ci hanno acclamati come se fossimo stati gli headliner''.