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08/01/2021   PANDA CLAN
  ''Questa società devastante, nella quale pochi ricchi lobotomizzano milioni di altre persone...

Ciao PANDA CLAN. Benvenuti su Music Map. Parlateci un pò di voi. Quando nasce il progetto? Perché il nome Panda Clan? Cosa significa? ''Ciao e grazie! Ti spiace se non rispondo a questa domanda? E' la parte che ho sempre saltato leggendo degli altri. Comunque è un esordio, un progetto potremmo dire di rock sperimentale''.

Quali sono state le tue influenze principali? ''La prima risposta che viene in mente è metal, ma la seconda è reggae. Insomma, davvero onnivoro. Ho sempre ascoltato le cose più varie, da Mike Oldifield ai Sepultura, con dentro gli Inti Illimani e gli Anthrax. Forse faccio prima a dire quali non lo sono: il liscio, il reggaeton e la bossanova''.

Qual’è stato il tuo percorso musicale precendente prima di arrivare alla realizzazione del progetto PANDA CLAN? ''Ho suonato in una band ska negli anni ‘90, mentre il periodo successivo l’ho passato a mettere insieme progetti e band, tra il rock e il metal, che naufragavano per vari motivi. Intanto ha influito molto il fatto di lavorare nella musica come produttore di musica per immagine, sicuramemte per la qualità della produzione e del metodo di lavoro in studio''.

Parlaci un po' dei pezzi. Di cosa parlano? Che messaggio volete mandare al pubblico? ''I pezzi sono un punto di vista molto critico sulla società capitalista: ingiusta, devastante, nella quale pochi ricchi lobotomizzano milioni di altre persone, sempre meno consapevoli, perse in una bolla tecnologica oramai incontrollabile''.

Sempre riguardo al nuovo pezzo, parlaci un po' di com’è avvenuto l’arrangiamento. Sentiamo molte influenze musicali insieme. ''''I can’t breathe'' giaceva come altri pezzi in un cassetto qualche anno. Il testo era nato dal caso di Eric Garner, non da Floyd. L’arrangiamento all’inizio era molto grezzo, dopo averlo mandato a Iasko per vedere se avrebbe accettato di produrre i pezzi, ricordo ancora la sua reazione: “non si capisce un cazzo, vieni in studio”. Ma effettivamente solo in studio siamo riusciti a chiarire le idee e mattere insieme dei generi apparentemente lontanissimi: il metal, l’elettronica, la trap, la canzone, lunghe parti strumentali, strumenti veri e tanti finti, loop e midi''.

Cosa pensi dell’attuale scena musicale underground italiana? ''Ammetto che ho un po’ perso di vista quello sta succedendo, forse pago ancora il prezzo di essermi allontanato volontariamente da questo settore nel quale prima lavoravo. Vedo tanto indie/cantautorale e tanta trap. Nel primo caso senti poca preparazione e canzoni prodotte e scritte non sempre al meglio, ma forse lo si diceva anche per Guccini e De Andrè. Nella trap e nel rap invece apprezzo molto le strumentali e mi fanno cadere le palle i testi che al 99% non dicono assolutamente niente. Però ripeto, potrei essemi perso molto cose. Sono fuori dal giro!''.

Nuovi progetti e lavori? Ci stai lavorando? ''In primavera esce l’EP, sempre per Malditorecords. Stiamo lavorando ai pezzi. In realtà manca qualche limatura e la registazione delle voci''.

Parliamo di attualità. Quanto ti sta pesando la situazione Covid? Cosa ti manca? ''Mi sta pesando, certo, tantissimo, come a tutti. E mi manca il non parlare di covid o almeno sentirne parlare solo da chi è davvero competente''.

Grazie mille per il tuo tempo. Prima di salutarci chi vorreste ringraziare e salutare? ''Grazie a voi. E’ ancora presto per i ringraziamenti!''.