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02/02/2021   FRIDA
  ''Ho cercato di trasformare in parole e musica le cicatrici del passato, che solo così iniziano a pesare un po’ meno…''

Ciao Frida, “Era triste Bologna” è il tuo ultimo singolo uscito il 15 gennaio per Luppolo Dischi, ti va di parlarcene? ''Ciao! Molto volentieri! “Era triste Bologna” parla di un amore consumato in una stanza d’hotel in centro a Bologna e terminato sulle panchine della stazione. Era bella quel giorno Bologna, ma era anche triste, malinconica e nostalgica come me, tanto che persino Lucio Dalla avrebbe scritto una canzone su quel folle amore. Nel brano ripercorro alcuni dei luoghi più belli e caratteristici di una delle mie città preferite, vissuta però in quel momento con un alone di malinconia e nostalgia. È un brano a cui tengo particolarmente perché è il primo che ho scritto. È nato durante la prima quarantena, quando tutti ci siamo ritrovati a fare i conti con noi stessi. In quel momento ho finalmente trovato il coraggio di mettermi a nudo e riversare tutte le mie emozioni su dei fogli di carta''.

Il singolo è attraversato prevalentemente da sonorità pop che si mescolano ad un testo di stampo più cantautorale: a chi ti ispiri maggiormente? ''Lucio Dalla sarebbe troppo scontata come risposta? Visto che c’è una menzione particolare nel brano e nella copertina al grande maestro. Ma a lui si vanno ad aggiungere cantautori più recenti come Levante, Margherita Vicario, Galeffi, Calcutta, Gazzelle e tanti altri''.

Hai mai pensato di sperimentare nuovi generi e nuove sonorità, magari distanti da quelle che caratterizzano le tue ultime uscite? ''Assolutamente! Non mi sono mai piaciute le etichette, in nessun campo. Mi piace sperimentare, mescolare mondi e sound diversi, creare, provare. Considerate che nasco come interprete di brani soul/pop, solo successivamente mi sono avvicinata al mondo del cantautorato. E vi dirò di più! Sono già al lavoro con il mio produttore Molla, su un brano totalmente diverso da quelle che sono le sonorità che siete abituati a d ascoltare nei miei brani. Vedrete, vi stupirò!''.

E se potessi scrivere un brano facendoti stimolare da un quadro di Frida Kahlo, quale sceglieresti? ''Penso che sceglierei “Viva la vida”, il quadro dipinto otto giorni prima di morire, quando era già gravemente malata. Lasciò così il suo ultimo saluto su un’anguria color rosso sangue. Questo quadro rappresenta la gioia di vivere, la forza interiore di una donna che non si è mai arresa, ma allo stesso tempo un grido di dolore, consapevole di ciò che sta lasciando''.

In cosa credi di somigliare alla grande pittrice messicana? ''La vita di Frida Kahlo ci insegna come la sofferenza, data da un susseguirsi di eventi traumatici, possa trasformarsi in energia vitale. Non ha mai negato la sua sofferenza, piuttosto ha trovato il modo di esprimere il dolore in colore nei suoi dipinti. Io credo di aver fatto più o meno lo stesso ma con la musica. Ho cercato di trasformare in parole e musica le cicatrici del passato, che solo così iniziano a pesare un po’ meno''.