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11/02/2021   FRANCESCO SETTA
  ''La musica digitale perde di umanità, puzza un po' di plastica...''

Francesco Setta è un cantautore e musicista di Como. Da circa un decennio in scena, prima nel mondo dell’hip-hop e poi in quello cantautorale, oggi si racconta a ruota libera per l’uscita del primo album “Fenice”.

Ciao Francesco. Il tuo percorso musicale comincia con la militanza nei Calibro VII e Micro De Rua. Quanto tempo è passato da quell’esperienza e come andarono le cose con quel progetto? ''Questi progetti musicali mi hanno lasciato un sacco di esperienze davvero uniche e irripetibili. Durante quegli anni di lavoro intenso ho affinato la mia tecnica di scrittura e ho imparato a lavorare sia in studio che dal vivo. Ho iniziato a utilizzare in modo concreto i social network a scopo promozionale e sopratutto ho capito come gestire le tempistiche e le problematiche che ci sono dietro la musica e tutto quello che ne riguarda. Il periodo di militanza nei Calibro VII risale a fine 2011, mentre per quanto riguarda Micro De Rua, inizio 2014. Quest’ultimo progetto è ancora un cantiere aperto in lavorazione, e non è detto che prima o poi escano delle nuove canzoni e, perché no, addirittura un disco intero di inediti''.

Poi, nel 2019, esce il primo e.p. solista “Uomo per metà”. Suppongo che, per Il fatto di essere stato ripubblicato da poco, per te abbia ancora un significato attuale. ''Penso che, proprio perché è il mio primo disco da cantautore, rimarrà per sempre attuale. Il primo amore, si sa, che non si scorda mai...''.

Tra l’altro, conteneva il singolo “Musica buona” nel quale ti chiedevi (e dubitavi) se la qualità della musica di oggi possa reggere il confronto con quella del passato. Ne sei tuttora convinto? ''Ahimè, ne sono assolutamente convinto. É una conseguenza della tecnologia e della globalizzazione. Oltretutto, a dirla tutta, ci sono molti meno soldi per fare musica di qualità. L’80% di quello che si ascolta adesso in radio e in streaming è completamente prodotto in digitale. Perde un po’ di umanità così la musica, puzza un po’ di plastica. È come andare a letto con una donna completamente rifatta e pesantemente truccata. Sicuramente una gran figa... fino a che non ti ci risvegli insieme il mattino dopo!''.

Tra poco esce il debut-Lp “Fenice”, che annovera il supporto di Max Zanotti alla produzione. Quanto ci hai lavorato su per ottenere l’interessante formula che proponi, tra rock, rap e blues? Quanto ha influito Max nelle scelte assemblative? ''Abbiamo lavorato un sacco al sound. Io e Max ci vediamo dalle due alle tre volte a settimana. Scrivo molto e sono davvero ispirato dall’uscita del primo disco. Con lui si è creato qualcosa di davvero magico, ci capiamo al volo, e spesso pensiamo musicalmente le stesse e identiche cose. La sua impronta rock di vecchio stampo è assolutamente insostituibile, e a dirla tutta meriterebbe molto di più di quello che gli viene riconosciuto! Il risultato di questo connubio artistico-musicale è davvero una fusione di generi e di stili, e sono sicuro che vi sorprenderà quanto ci siamo spinti in là con le sperimentazioni!''.

Nei due singoli estratti “Un collo per una forca” e “Neve” si avvertono mood all’opposto. Cosa hai voluto raccontare in queste due canzoni? ''''Un collo per una forca'' è una canzone molto critica nei confronti del sistema musicale italiano. Avevo il dente avvelenato quando l’ho scritta, dopo non essere stato ammesso a Sanremo nel 2019. Volevo sfogare tutta la frustrazione che ci si porta sulle spalle quando si è emergenti. La gavetta (ovviamente necessaria) ci logora dentro, soprattutto quando non è meritocratica. È un girone infernale quello della musica di “nicchia”, forse è per questo che quelli che ne escono fuori di solito diventano stronzi. “Neve" invece è un bellissimo ricordo che ho voluto immortalare con le parole. Un momento così magico, intenso, delicato e allo stesso tempo triste. Mi piace scrivere di esperienze che ho vissuto, perché il primo ad emozionarmi sopra al palco devo essere io''.

Mi incuriosiscono i due frammenti di spoken-word “Intro” e “Outro” che hai messo in cima ed in chiusura dell’album. Qual è stata l’idea di base per inserirli? ''Oltre a “Intro” e “Outro” anche “Skit” fa parte del mondo dello spoken-word. Nasce tutto dalla mia passione nei confronti del Rap Statunitense, in particolare per un disco di Dr. Dre, “2001”, pieno zeppo di poesia di strada e monologhi. ''Intro'' non è altro che un ponte tra “Uomo per metà”, il disco precedente, e “Fenice”, quello nuovo. Un collegamento necessario per potermi comprendere, per avere un filo logico da seguire. “Outro” invece è un tributo a “Uazzanane”, il primo programma radio che mi ha ospitato. Il ricordo della mia prima volta in radio doveva per forza essere tributato''.

Dai primi due episodi di Rap, datati 1986-87: “Càpita” (D.J.Look) e “U.K.Mania” (Mister Ooze), dicevano a questi artisti che questo genere non avrebbe mai funzionato in italiano. Secondo te perché, invece, ha attecchito alla grande anche qui da noi? Che ne pensi del movimento in generale? ''Penso che l’Italia, come tutta l’Europa, sia attualmente in balia delle mode e delle tendenze musicali Statunitensi. Loro sono dei veri e propri colossi della discografia, e influenzano le sorti di tutto il mondo della musica contemporanea. Il rap ha funzionato alla grande come ha funzionato in qualsiasi altra parte del globo, era solo questione di tempo. Mi spaventa un po’ pensare cosa ci si aspetta, da un po’ di tempo a questa parte non riesco proprio a farmi l’orecchio con le nuove mode del momento. Anzi, a essere sincero gli ultimi dieci anni di discografia rap italiana (a parte qualche eccezione) li butterei nel cesso e tirerei l’acqua più volte!''.

Credi che la musica desti più interesse con flussi critici e pungenti oppure con tematiche più stemperate e leggere? Qual è la forza che trai tu dalla musica? ''Il pubblico attuale ha ben poca voglia di pensare. Forse fa comodo un po’ a tutti riflettere di meno su sé stessi e la propria condizione. Pensare fa soffrire di più. La forza della musica per me sta nelle emozioni, ne ho una totale dipendenza. È più sono intense più ne cerco una dose ancora maggiore!''.

Augurando le migliori affermazioni artistiche, salutiamo Francesco Setta con il sincero augurio di ottenere ottimi riscontri per “Fenice”. (Max Casali)