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10/10/2012   ANDREA VALERI
  'Mi sento come un dottore spirituale per coloro che mi ascoltano...'

Andrea Valeri, classe 1991, è un giovane e talentuoso chitarrista toscano. La passione per l'arte della musica è da sempre viva nel DNA del ventunenne di Pontedera, sin dai tempi in cui in famiglia risuonavano le note del banjo del nonno. La scintilla scocca all'età di 10 anni quando, con la chitarra di casa, malandata e con solo tre corde, ha il suo primo approccio con lo strumento. Da allora si crea un legame indissolubile che porta Andrea a percorrere una strada tutta in salita. Com'è iniziato il tuo percorso? "A dieci anni e mezzo" - mi racconta Andrea con entusiasmo - "mi divertivo a giocare con la chitarra che avevo in casa; a dodici facevo concertini nelle scuole e a sedici anni ho registrato il mio primo demo". Il percorso artistico di Andrea Valeri parla da solo e, oltre all'innato talento, la ricetta del suo successo è senza dubbio una buona dose di umiltà, passione e dedizione per la musica. "Ho sempre fatto quello che mi piaceva fare. La fama me la danno gli altri, io faccio quello che facevo a dodici anni". - Continua il chitarrista nel suo racconto. - "Per me è un onore! La musica è la realtà più grande che sta sopra a tutti e noi musicisti siamo come traduttori del suo linguaggio attraverso il nostro strumento. L'importante è quello che lasciamo noi a chi ci ascolta". Dai sedici ai ventuno anni il percorso è stato lungo ma il passo molto breve. Andrea Valeri ha vissuto la propria vita crescendo come uomo e parallelamente come artista. Dal 2007 ad oggi sono quattro gli album realizzati assieme alla sua chitarra: "The secret of silence" (2007), "The Trip" (2008), "Maybe" (2010) e "Daydream" (2011). Attualmente il giovane chitarrista toscano sto portando in giro per il mondo le sue canzoni nel "Daydream Tour 2012" toccando paesi come Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa, Russia e Nord Europa. Questa prima parte del tour si interromperà alla fine di novembre per poi riprendere a metà dicembre: "oltre ai paesi in cui sono abituato a suonare" - mi spiega - "mi piacerebbe portare la mia musica in posti nuovi come Lussemburgo, Olanda e Finlandia. Poi mi piacerebbe passare più tempo in Germania e meno in Italia. Il sostegno dei fan italiani è diverso rispetto a quello di altre parti del mondo. In Italia le persone fanno pochi kilometri per vedere un concerto. Dal Nord Europa si spostano in aereo per venirmi a sentire e quando ti esibisci sei spinto a dare il massimo per loro e per gli sforzi che hanno fatto". Nonostante la sua giovane età, Andrea Valeri dimostra grande serietà in tutto quello che fa assieme alla sua chitarra acustica. "Suonare è il mio lavoro, me lo sono guadagnato e l'ho portato avanti quando nessuno pensava che si sarei riuscito. Uno dei lati più positivi di questo mestiere è che viaggiando si incontrano tante persone e si può imparare molto. Personalmente, paesi come Africa e Australia mi hanno insegnato tanto". Ascoltando la musica di Andrea Valeri ci si accorge subito che non siamo di fronte ad un semplice "chitarrista" ma il giovane toscano è molto di più. Alla melodia delle sei corde aggiunge il tocco ritmato della sua mano che, battendo sulla cassa armonica dello strumento, aggiunge all'esecuzione del brano una sonorità più completa. Perché la scelta di questa tecnica? "Questa tecnica è come la sintesi di una band nonostante si suoni da soli. Da solo sul palco sintetizzo con una sola chitarra tutte le sonorità per avere un quadro musicale completo". C'è qualcuno a cui ti senti di assomigliare musicalmente parlando? "Assomigliare no" - mi risponde deciso Andrea Valeri - "ognuno è unico nella musicalità che esprime. Io sono più mediterraneo rispetto al mio "babbo" australiano Michael Fix che musicalmente è, appunto, più "australiano" di me. Mark Knopfler, ad esempio, ha un'eleganza incredibile e quello che fa lui spesso non suona uguale a me! La cosa divertente è che ora c'è chi dice questo di me!". Andrea si dimostra molto umile e disponibile, non solo a raccontare di sé, ma soprattutto a condividere la sua esperienza con coloro che lo seguono. Spesso riceve brani realizzati da altre persone e passa molto tempo ad ascoltarli, giudicarli e, quando possibile, ad esprimere il proprio parere a chi li ha inviati. "A me piace" -racconta - "spendere tempo per stare con loro e spiegargli ciò di cui hanno bisogno. Vorrei spronare i giovani a credere in ciò che fanno e a lavorare tutti i giorni per realizzare ciò che desiderano. Oggi si tende ad arginare i giovani talenti per paura che diventino troppo bravi e che possano scavalcare qualcuno con le proprie capacità". Il mondo della musica è ampio ma paradossalmente troppo piccolo per includere tutti coloro che provano a farne parte. Vista la tua giovane età, c'è qualcosa che ti spaventa del mondo della musica? "Io sono una persona tranquilla e senza paura. Ho la consapevolezza di ciò che sono e affronto ogni cosa con calma, cognizione di causa e senza troppe ansie. Quando ho cominciato a suonare ho incontrato tante difficoltà, perché lì dovevo dimostrare che ero in grado di farlo". Andrea Valeri si definisce molto esigente e duro con se stesso e la consapevolezza che le persone ascoltino la sua musica è già abbastanza per capire quanto il suo lavoro sia importante per loro. "Quando succede questo il mio lavoro è finito" - mi spiega il chitarrista toscano - "mi sento come un dottore spirituale per coloro che mi ascoltano. Basta un granello di sabbia nell'animo di ciascuno perché diventi un immenso. Io sto sul palco perché l'hanno costruito così" - prosegue con ironia - "ma mi piacerebbe stare in platea perché mi sento di stare dentro ad una grande famiglia. Attraverso la mia musica, io e chi mi ascolta facciamo un vero e proprio viaggio insieme. Quando il brano finisce, ti accorgi di quanto in realtà tu abbia viaggiato dentro di te, e questo è molto importante". Valeri torna poi a parlare dei giovani e mi confessa quanto sia difficile far arrivare la propria musica dentro di loro: "emozionare i giovani è difficile perché hanno molti preconcetti". Così giovane ma già così amato e apprezzato, sono passati soltanto cinque anni dal debutto "discografico" di Andrea Valeri. C'è un brano che senti più vicino rispetto ad altri? "Ogni volta che compongo qualcosa credo che sia la migliore, ma a mente fredda penso che tutto fa parte di me ed ogni cosa è mia. A volte l'umore o l'adrenalina mi fanno avere voglia di suonare qualcosa piuttosto che altro. In realtà sono tutte creature meravigliose nelle quali ho messo l'anima". Il viaggio di Andrea Valeri al fianco della chitarra è appena iniziato e, come ogni giovane musicista che si affaccia alla carriera, anche per lui ci sono tanti sogni e ambizioni. Cosa ti aspetti dal futuro? Hai obiettivi particolari? "Obiettivi non me ne pongo. Certamente vorrei condividere la musica con più gente possibile. Vorrei visitare tanti nuovi paesi, conoscere tanto, scrivere sempre e suonare al meglio. Poi..." - continua sorridendo Valeri - "..come obiettivo materiale mi piacerebbe incontrare e suonare con Mark Knopfler che ritengo essere un musicista dalle doti incredibili". Ѐ molto curioso come Andrea Valeri, noto per le sue abilità legate alla chitarra acustica, si definisca molto più musicista che chitarrista. "Mi sento più musicista" - mi spiega - "perché senza chitarra comporrei lo stesso utilizzando altri strumenti. La chitarra rimane comunque lo strumento che mi apre meglio alla musica". Nella visione di Andrea Valeri la musica è un linguaggio e gli strumenti musicali diventano il mezzo attraverso il quale esprimere il messaggio contenuto fra le note. "Il mio obiettivo" - continua - "è quello di tradurre coi miei strumenti una cosa più grande di me. Ascolto molte colonne sonore perché si tenta di raccontare una storia attraverso la musica". Andrea Valeri ha senza dubbio trovato nella chitarra il suo miglior modo di espressione. Se ti chiedessi tre aggettivi per definire la chitarra? "La definirei affascinante, perché sa essere una tigre e allo stesso tempo dolcissima, è un pezzo di legno magico, ti chiede "dammi l'anima" e quando lo fai si crea un legame inscindibile. Quello che penso lei lo dice". Restando in tema di progetti futuri Andrea mi racconta che ha in mente di realizzare un evento benefico per le vittime del terremoto insieme ai Bruskers Duo. L'intento è quello di organizzare un concerto aperto anche ad altre band che possa portare a riflettere su ciò che è successo. Prima di congedarsi, Valeri rivolge un pensiero ai giovani che intendono approcciarsi alla musica. "Non lasciatevi mai scoraggiare. Ci vogliono volontà, sacrificio e impegno. Il percorso non è facile ma auguro ad ognuno di voi di potercela fare". Andrea Valeri, a ventuno anni con una chitarra fra le mani e tanta passione nel cuore, ce l'ha fatta. Per ognuno c'è una strada, e per chi sta ancora cercando la propria, su www.andreavaleri.com potrà incontrare qualcuno che l'ha trovata. (Elisa Tirabassi)