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02/03/2021   INAUDITO
  ''Uno spazio vuoto può essere contemplato o può essere riempito di nuovo...''

Ciao Inaudito, parlaci del tuo nuovo brano “In mancanza del verde”, partendo dal titolo un po’ enigmatico. ''Ciao Music Map, dunque credo che il titolo contenga i due aspetti centrali in questo testo. Da una parte l’idea dell’assenza, con le emozioni che suscita e lo spazio vuoto che lascia. Uno spazio vuoto può essere contemplato o può essere riempito di nuovo, e non è che una delle due scelte sia migliore dell’altra, al limite possono essere due fasi diverse di un processo. Dall’altra parte c’è il verde, che come colore per me rappresenta la presenza per eccellenza, non fosse altro per la connessione con la fotosintesi e tutto ciò che essa implica, cioè di base, la vita. Che succede se manca proprio il verde? La cosa incredibile è che anche in quel caso qualcosa succede lo stesso, ma tutto questo (e potenzialmente tantissimo altro, se mi lasciate parlare e non mi fermate, ma lo faccio da solo per il bene dei nostri lettori...) lo dico ora che la canzone c’è: mentre la scrivevo era solo un flusso di coscienza, non avevo idea di cosa mi stesse parlando''.

Tre dischi che hanno influenzato il sound di questo brano? ''Bella domanda, è difficile scegliere tre album, però tutto sommato, facendo un po’ di torti a tutti gli esclusi, parlando di sound direi ''Harvest'' di Neil Young, ''Il mio canto libero'' di Battisti e ''All things must pass'' di George Harrison''.

I primi due brani del progetto si avvicinavano maggiormente a sonorità più vicine alla scena indie. Perché questo cambio di genere? Cosa dobbiamo aspettarci dai prossimi singoli? ''Sì, forse è così, però mi viene difficile ora individuare e definire bene l’area Indie, sono un po’ confuso a riguardo! Penso che visto nel complesso questo mio lavoro sia per certi versi addirittura a metà strada fra l’indie e il pop, con scelte di arrangiamento che di volta in volta assecondano la natura della canzone. Andando nello specifico, questo terzo brano ha sicuramente delle sonorità folk che non erano presenti negli altri due, è vero, ma se fossimo al di fuori dell’Italia questa soluzione la definiremmo indie-folk quindi ci starei ancora dentro eheh. Insomma io ci sento una certa continuità, e spero sia così anche per l’ascoltatore… visto che devo confidare che nei prossimi episodi potrebbero esserci delle ulteriori sorprese!''.

Vieni da Roma, città da sempre fulcro della scena musicale cantautorale. Come la vedi negli ultimi anni? Capitale anche musicale? ''Roma ha sempre delle storie da raccontare, ciclicamente produce ondate fortunate e prolifiche, è sempre stato così dal dopoguerra e questo non stupisce. Quello che mi preoccupa sono le fasi in cui si addormenta per colpa delle mode o per la poca lungimiranza degli ambienti. Ci fa piacere pensare che questa volta andrà diversamente''.