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09/03/2021   LINO VAIRETTI (OSANNA)
  ''Il mondo ha le sue regole di evoluzione tecnologica e noi ci adeguiamo tenendo fede al nostro stile...''

Avevo dovuto aspettare trentacinque anni per poter vedere gli Osanna nelle immediate vicinanze della mia città in quanto ai loro esordi (Festival d’Avanguardia e Nuove Tendenze di Viareggio e nelle successive apparizioni in Toscana) la distanza era sempre troppa per il mio ciclomotore “cinquantino”. Al termine di una così lunga attesa riuscii però a rifarmi e nel giro di pochi mesi per ben tre volte ebbi l’occasione di assistere ad un loro concerto, l’ultimo dei quali nel piccolo locale di Livorno per il quale ebbi l’onore di fare da tramite via FB tra il frontman Lino Vairetti e l’organizzatore dell’evento. L’ambiente era molto ridotto, ma la band mise di fronte alla sparuta pattuglia di aficionados presente lo stesso impegno e la stessa carica che avrebbe sfoggiato di fronte ad una platea molto più vasta, a riprova della grande professionalità dei membri del gruppo. In occasione del 50° anno di carriera ho deciso di ricontattare Lino per una amichevole conversazione che ha accettato con la consueta simpatia e disponibilità.

Ciao Lino, gli Osanna, nonostante lunghi periodi di assenza dalla scena, hanno sempre mantenuto uno zoccolo duro di seguaci appassionati. E' stata la certezza di ritrovarne il consenso che ti spinse, dopo tanti anni, a riprendere il discorso musicale interrotto? ''No, non è stato affatto il “consenso” dei nostri adorati fan del prog (anche perché eravamo consapevoli che il nostro era un genere non commerciale - detto appunto di “nicchia” - che non produce né grandi consensi di pubblico né economia), ma la voglia di tenere in piedi quel progetto musicale – purtroppo interrotto nel lontano 1979 dopo l’album “Suddance” - che io e Danilo [Rustici] abbiamo amato come noi stessi. In fondo questo ritorno sulle scene, dopo 20 anni di assenza, avvenuto il 14 luglio del 1999 al Neapolis Rock Festival insieme ai Jethro Tull e PFM, è stato voluto fortemente da noi due che con nuovi musicisti abbiamo rimesso in piedi gli Osanna del nuovo millennio. Nel 2001 al Teatro Mediterraneo di Napoli organizzammo un evento legato al trentennale della formazione con tanti ospiti illustri come Peter Hammill, Le Orme, Gianni Leone, Vittorio De Scalzi, Patrizio Fariselli, Jenny Sorrenti e Antonio Onorato''.

Partendo da quelli dei vostri esordi, ritieni che ci sia un disco maggiormente rappresentativo, che ti abbia dato maggiore soddisfazione e appagamento artistico, e nel caso quale? ''I nostri album hanno tutte storie diverse e rappresentano in pieno la nostra poliedrica attività artistica, musicale e culturale. Io sono legato al primo album “L’Uomo” perché mi rappresenta di più e perché c’è più la mia anima esistenzialista. Ma ogni album ha un motivo esclusivo per essere ricordato. “Preludio, Tema, Variazioni e Canzona” è stato importante perché per la prima volta il nostro gruppo rock si contaminava con la musica classica e sinfonica, con la direzione di un grande maestro come Luis Bacalov, per comporre ed seguire la colonna sonora del film Milano Calibro 9 (quindi una esperienza fantastica ed esclusiva). Nel 1973 poi con l’album “Palepoli” un ulteriore momento importante per noi Osanna, perché legato alla nostra opera rock omonima che ha lasciato un segno indelebile, una pietra miliare, nella nostra discografia. Tuttavia anche “Landscape of Life” e “Suddance” hanno avuto momenti di grande magia e hanno rappresentato a pieno il momento storico che viveva il gruppo vicino al suo scioglimento''.

La cosiddetta “rivoluzione digitale” ha avuto un significativo impatto anche nella musica, in tutti i suoi ambiti: in studio, dal vivo (e a maggior ragione in era covid), nelle modalità di fruizione. Con le nuove tecnologie web si viaggia sempre più verso lo smercio telematico di tracce o album in digitale. Come ti poni, come artista e come uomo (e richiamo il vostro grande album d’esordio), di fronte a queste rilevanti trasformazioni? Nello specifico, sei favorevole a questo sistema di fruizione o preferisci i tradizionali dischi in vinile o Cd? ''Io ho sempre amato le nuove tecnologie, sia quelle analogiche che digitali, ma per me sono esclusivamente dei mezzi da utilizzare che non hanno nulla a che vedere con la parte creativa, anche se in qualche modo la influenzano. Indubbiamente il nostro tipo di musica legato al “progressive rock” non può essere fruito solo nel web ma necessariamente attraverso il live e racchiuso ancora nel vinile che rappresenta la sua veste più opportuna per la pubblicazione di un lavoro discografico. Non è per noi una “diminution” o un ritorno nostalgico al passato, ma una convinta volontà a voler pubblicare un oggetto… un “feticcio” che ha una dimensione anche tattile oltre che sonora e visiva, dove è possibile con lo spazio di copertina arricchire quei contenuti musicali racchiusi nei solchi. Poi ben venga la divulgazione digitale attraverso il web per diffondere sia audio che video e far arrivare ad un pubblico più esteso un nostro messaggio artistico. Il mondo ha le sue regole di evoluzione tecnologica e noi ci adeguiamo tenendo fede al nostro mood e al nostro stile che comunque, pur rimanendo fedele a sé stesso, riceve degli stimoli da questa “rivoluzione digitale” e da un mondo che continua ad evolversi a velocità stratosferica, noi ne siamo partecipi''.

Nella formazione storica degli Osanna avevi nei concerti il volto parzialmente dipinto con colorazioni di volta in volta abbastanza diversificate, mentre con la nuova formazione ti proponi sempre con lo stesso particolare disegno su sfondo bianco. Questa nuova veste scenica veicola uno specifico significato? ''All’inizio della nostra avventura, influenzati da una avanguardia musicale e teatrale rivoluzionaria e intrisa di contro-cultura, pensammo di voler spettacolarizzare la nostra musica, non accontentandoci più di suonare e basta. Così pensammo di utilizzare dei semplici sai, come vestiti, e dei colori da mettere sul viso dipingendoci le facce ispirandoci a Picasso. La nostra creatività ci portava a cambiare di volta in volta le forme ed i colori che creavano le nostre maschere ma poi col tempo ognuno di noi trovò la sua immagine. Oggi io ho trovato un mio unico e deciso simbolo utilizzando solo il bianco di fondo con il rosso ed il nero che intorno ai miei occhi formano il simbolo del “tao”, yang e yin, il bene e il male, il giorno e la notte, il sole e la luna… in sintesi i segni degli “opposti”. Ho trovato questo mio modo di truccarmi che mi piace e mi soddisfa ed è diventato il mio simbolo scenico. Il personaggio “Uomo del prog”''.

Nel tornare in studio per costruire un nuovo lavoro cerchi di riprendere le fila del discorso del precedente oppure pensi a qualcosa di completamente nuovo, sempre ovviamente nell'ambito della vostra identità e tradizioni partenopee? ''Di solito tutto parte da una nuova idea, senza rimanere vincolati a ciò che già è stato fatto. La nostra napoletanità, che spesso è stata evidenziata in molti brani, non è certamente un nostro unico punto di riferimento, il nuovo album che uscirà a metà 2021 che celebra i 50 anni di storia del gruppo, probabilmente non avrà nessun riferimento alla napoletanità ma seguirà, per un concetto maturato durante questa pandemia, la strada maestra dei canoni legati al rock progressivo, con brani legati tra loro con un unico filo conduttore, atmosfere liriche sinfoniche e tempi dispari, testi poetici e impegnati e tutto ciò che è legato al “concept album” anche nella durata dello stesso vinile''.

Quest'anno celebrerai i tuoi 50 anni di carriera: cosa farai di bello per questa significativa ricorrenza? Hai qualche sorpresa in serbo per i tuoi fans, sia storici, che di nuova generazione? ''Come già accennato questo cinquantennale Osanna sarà celebrato con un nuovo album che si intitolerà “Il Diedro del Mediterraneo”, e parallelamente sarà pubblicato un libro scritto da Franco Vassia che avrà come titolo “Sulle note di un veliero - Storie di Lino Vairetti e degli Osanna” e poi il docufilm rockumentary “Osannaples” scritto e diretto da M. Deborah Farina che è stato già presentato in anteprima al “Seeyousound International Film Festival” di Torino a fine febbraio 2021. “Osannaples” (che uscirà anche in DVD), avrà poi una sua programmazione con proiezioni in vari eventi nazionali legati al cinema. L’uscita di queste pubblicazioni è prevista (covid permettendo) tra luglio e agosto 2021''.

E per (non) finire, ti riporto la domanda/riflessione (e il saluto) di MauroProg, amico e compagno di penna a Music Map: “Stiamo indubbiamente vivendo uno dei periodi più cupi (almeno) degli ultimi decenni. Il citato disco (L’Uomo), uno dei classici degli Osanna, contiene un brano il cui titolo rompe la disperazione: ''L'amore vincerà di nuovo''. La forza di questa affermazione va ben oltre il semplice augurio, prospettando una (l’unica?) strada da seguire per uscire dal tunnel e non rassegnarsi alla ‘digitalizzazione dell’esistenza’. Che ne pensi?” ''“L’amore vincerà di nuovo” potrà essere uno stimolo a questa sopravvivenza drammatica di questi brutti momenti, quasi come un grido o un segno di speranza, affinché tutto ritorni nella normalità. In questo momento storico il termine “normalità” sembra quasi essere una parola astratta, qualcosa di prezioso. Forse è un insegnamento ad essere più semplici e cercare di amarci di più senza false costruzioni mentali. Canteremo ancora “L’amore vincerà di nuovo”.

Grande Lino, vorrei concludere questa piacevole chiacchierata facendoti i miei migliori auguri per questi tuoi 50 anni di carriera, significativo traguardo per un artista che ha saputo scrivere pagine importanti nel panorama progressivo italiano e non solo, con l’auguro di proseguire ancora per molto tempo a regalarci emozioni. (AlbeSound)