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23/10/2012   MONTREAL
  'In tempi di crisi, ci salverà un'emozione semplice...'

Sono giovani, romani e veri appassionati di musica. I loro nomi sono Matteo, Gianluca, Alessio, Gianluca e Matteo ma insieme formano i Montreal. La band nasce nel 2008 dall'idea di Matteo Bassan (chitarra e voce) e Gianluca Marchionne (voce) di ottenere un'identità musicale propria che si discostasse dal recente passato di cover band. Il 6 luglio 2012, grazie alla collaborazione con i Velvet e sotto l'etichetta Cosecomuni, esce la prima fatica firmata Montreal: l'EP "Situazioni momentanee di panico". "I Montreal nascono nel 2008", mi spiega Matteo Bassan, chitarrista e mio interlocutore per la band. "Prima, io e Gianluca (Marchionne, ndr) facevamo cover degli Oasis. Eravamo quasi una cover-band del gruppo inglese ma poi dal 2008 abbiamo voluto fare pezzi nostri. La musica originale deve essere solo un punto di partenza". Prima della formazione attuale dei Montreal la principale fonte di ispirazione musicale è stata la scena brit-pop inglese per la quale gli Oasis hanno rivestito un vero e proprio punto di riferimento per la band. Oggi le sonorità dei Montreal sintetizzano al meglio l'influenza indie-rock di gruppi anglosassoni quali Kasabian e Klaxons e quelle italiane di Bluvertigo e Subsonica. "Per noi" - puntualizza Matteo Bassan - "questi gruppi sono riferimenti dai quali partire ed essere più originali possibile". Perché il titolo "Situazioni momentanee di panico"? A cosa si riferisce? "Era molto tempo che l'avevamo in mente" - mi spiega Matteo - "è una frase estratta da ''Montecristo'', secondo brano dell'EP. Il panico perché è uno stato d'animo molto attuale che può riguardare qualsiasi situazione che può coinvolgere ogni persona. Avevamo in mente quelle situazioni che ti lasciano nel dubbio per poi risolversi al meglio... si spera!", sorride ironico Matteo. "E' un titolo che vuole rimarcare la situazione di crisi generale che ci circonda, ma è bello anche lasciarlo alla libera interpretazione di ognuno". La prima esperienza discografica dei Montreal è nata dall'incontro con i Velvet, la famosa band romana nata nel 1998 e capitanata da Pierluigi "Pier" Ferrantini. Com'è nato il vostro rapporto con i Velvet? "Abbiamo conosciuto Pier al Circolo degli Artisti di Roma", mi racconta Matteo. "Gli abbiamo chiesto se potevamo fargli ascoltare i nostri pezzi, e tutto il gruppo si è da subito dimostrato molto disponibile all'ascolto. Hanno sentito molto minuziosamente i nostri brani e ci hanno detto sinceramente cosa andava e cosa no. Hanno corretto diverse cose e il loro aiuto per noi è stato preziosissimo. Se tornassimo indietro, lo rifaremmo certamente!". Il rapporto tra i Velvet e i Montreal si è consolidato giorno dopo giorno durante i sei mesi trascorsi insieme in studio. "I Velvet", prosegue Matteo Bassan nel suo racconto, "ci hanno aperto a nuove conoscenze in campo musicale. Persone con le quali collaboriamo tutt'ora e certamente anche in futuro". Il vero campo di addestramento fino a questo momento è stato il palcoscenico dove, nei live, i Montreal hanno sempre trovato la libertà di esprimere al meglio la loro idea di fare musica. Com'è stata, dunque, la vostra prima esperienza in studio? "Prima dell'uscita dell'EP" - mi spiega il chitarrista della band proseguendo nel suo racconto - "avevamo suonato prevalentemente live. Con l'EP invece è iniziata una nuova esperienza per noi. Avevamo idee di suono precise ma sempre partendo da gruppi di riferimento come Klaxons e Kasabian. In studio ci siamo impegnati per avere una certa ricercatezza tecnica; abbiamo lavorato sugli effetti, sui singoli strumenti e sugli amplificatori. Siamo stati molto esigenti nel mixaggio e abbiamo eliminato ogni minimo errore per ottenere un buon prodotto". Nelle intenzioni dei Montreal c'è quella di tornare in studio alla fine di ottobre per registrare un nuovo brano e poi sviluppare un lavoro più "ampio". "Stiamo scrivendo pezzi nuovi" - mi rivela Matteo Bassan - "ma sicuramente si parlerà di un album più avanti. Per ora vogliamo andare con calma per concentrarci e lavorare bene. Adesso è importante farci conoscere". La particolarità dei Montreal sta nella scelta stilistica di adottare l'italiano come lingua ufficiale per i propri brani. Una scelta consapevole e dunque molto coraggiosa che ha significato per la band romana un altro importante step nel loro percorso di evoluzione musicale. "Scimmiottare gli inglesi crea non pochi problemi con la lingua", mi confessa Matteo Bassan. "Cantare in inglese se non sai la lingua ti rende ridicolo anche se ti dà la libertà di dire più cose perché sembra che suoni tutto meglio. Trovare la chiave per cantare in italiano in un genere musicale 'oltre Manica' rappresenta una aspetto originale dei Montreal. L'Italia dà meno possibilità alla musica; è difficile, bisogna abituarsi ma a noi pare giusto cantare così. Il nostro intento" - prosegue Matteo nella sua spiegazione - "era quello di distaccarci dai modelli musicali standard come i Kasabian. I Klaxons in italiano non li fa nessuno e noi ci abbiamo provato, anche se i nostri pezzi sono uno diverso dall'altro. Siamo voluti partire dai Klaxons per arrivare ai Montreal". Al momento la formazione della band è incompleta: il bassista Matteo Bassani sarà assente per tre mesi. "Da gennaio" - aggiunge rassicurante il chitarrista dei Montreal - "torneremo sul palco facendo più date. Nel frattempo, nell'attesa del suo ritorno, ci impegniamo a riarrangiare i nostri brani così come ci hanno insegnato a fare i Velvet". Come stanno andando le vendite dell'EP? "Bene le vendite fisiche ai concerti" - mi spiega Matteo - "bene la diffusione sul web e le recensioni. Sulle vendite digitali ancora non sappiamo ma senza dubbio il risultato delle vendite complessive è inaspettato! Per noi più che il 'quanto' è importante il 'come sia il prodotto'. Mi rende molto più felice sentire che l'EP l'hanno acquistato in pochi ma che quelli abbiano avuto un parere positivo del lavoro fatto dalla band". "Ti farà piacere" è il primo singolo estratto dall'EP "Situazioni momentanee di panico" che si completa con altri due brani: "Montecristo" e "Fino in fondo". Del primo singolo estratto è stato realizzato anche un video: com'è stata la vostra prima esperienza con il videoclip? "Eravamo tutti agitati all'idea ma poi abbiamo suonato e cantato e basta!" - mi confessa Matteo Bassan sorridente - "Il video è stato girato tutto in un giorno in un parco di Roma. La ragazza che compare è una nostra amica e l'idea della storia che avevamo è stata condivisa dal regista. Le visualizzazioni su You Tube sono buone, per ora, e vanno più che bene per una band come la nostra. Ad entusiasmare noi ci vuole poco ma credo che suonare con serenità ed entusiasmo sia la cosa più importante e, con queste condizioni, le cose vengono meglio". Nel futuro più prossimo i Montreal hanno in "forse" l'uscita di un nuovo singolo al di fuori dell'EP: "non lo sappiamo, dipende da come lavoriamo!", mi confida Matteo. "Stiamo soffrendo molto a non suonare dal vivo per l'assenza del nostro bassista. Quando saremo di nuovo tutti insieme faremo prove e concerti, concerti e ancora concerti. Preferiamo essere pronti su quel poco che abbiamo per poterlo fare al meglio. In quattro anni abbiamo cambiato nove bassisti e anche queste cose influiscono. Possiamo tranquillamente dire che i cambiamenti di lineup sono il nostro tallone d'Achille!". Vista la vostra giovane età, mi incuriosisce sapere perché fate musica: perché avete un messaggio da lanciare? Perché per voi è una forma d'espressione? O perché alla vostra età tutti suonano? "E' vero che tutti suonano ma dipende anche da come suoni", mi risponde sicuro Matteo Bassan. "Noi suoniamo perché ci interessa fare musica originale. Non ci interessa che le canzoni piacciano ma siamo semplicemente contenti di farlo. I testi mandano dei messaggi ed è importante dare spazio a tematiche sociali. Quando si scrivono canzoni è giusto contestualizzarle nel momento storico, politico e sociale di riferimento. E' ovvio che abbiamo tutti una grande passione per la musica ma poi ognuno suona per i propri motivi. A noi piace suonare non solo le nostre canzoni, ma anche quelle delle band che ci piacciono perché è normale che quando una canzone ti piace ti soddisfa suonarla". La scaletta delle esibizioni dei Montreal oggi comprende dieci pezzi originali più una cover a cui la band romana non rinuncia mai. Non solo conferisce quel qualcosa in più all'esibizione ma certamente è in grado di aumentare il coinvolgimento da parte del pubblico sotto al palco. Nonostante la band sia nata soltanto quattro anni fa, i Montreal hanno già al loro attivo la partecipazione al "Sisley Indipendent Tour", iniziativa che porta nelle piazze italiane il meglio del panorama indie rock emergente a livello nazionale. La band romana è stata scelta da una giuria specializzata tra tutti coloro che avevano inviato la loro candidatura per partecipare alla manifestazione e il 28 di giugno hanno portato la loro musica sul palco del festival. Cosa ha significato per voi essere stati scelti fra tanti a suonare al Sisley Indipendent Tour? "Non suonavamo da sei mesi e la cosa ci ha resi contentissimi!", mi racconta soddisfatto il chitarrista della band. "E' stato bello: la location a San Lorenzo ci è piaciuta molto e l'esibizione è andata bene. Abbiamo preso confidenza piano piano col palco ed è stata per noi l'occasione di conoscere tante persone con le quali siamo ancora in contatto. In una parola sola è stato 'molto', indescrivibile! A Roma abbiamo seguaci appassionati e il riscontro dal vivo è sempre positivo", continua Matteo parlandomi dei fans della band. "Le persone rimangono ai nostri concerti per il ritmo e la musicalità. Partecipano sempre molto, facendoci tanti complimenti. Speriamo, in futuro, di poter fare tante date anche in altre città". Anche se siete solo alla vostra prima esperienza, dove vi esprimete meglio? Live sul palco o in studio? "Live" mi risponde Matteo con decisione, "ma stiamo parlando di dimensioni diverse. In studio puoi fare qualsiasi cosa ma ogni band trova la sua dimensione ideale dal vivo. Quando fai un disco la vera soddisfazione è suonarlo dal vivo altrimenti rimane così, bello, fatto bene ma finisce lì. Live hai l'opportunità di esprimerti maggiormente. Attraverso i riarrangiamenti riesci a dare una nuova vita al brano. Se parti da un prodotto che vale dieci, con il live raggiungi quota cento! I Velvet per noi sono stati e sono tuttora dei consulenti ma poi la decisione finale su ogni brano spetta a noi". Il ruolo che i Velvet hanno avuto nei confronti dei Montreal è umano e artistico allo stesso tempo. "Con noi" - prosegue Matteo Bassan - "i Velvet sono sempre disponibili e l'obbiettivo è quello di imparare dalla loro esperienza nella musica per poter fare poi tutto da soli". Credere nel talento, nelle capacità musicali e nella dedizione alla passione per la musica è un dovere per chi è riuscito a fare di tutto ciò la propria vita. C'è una linea sottile però, oltre la quale non bisogna spingersi: la disponibilità dei grandi va ripagata con sacrificio, seria professionalità e va accolta con estrema umiltà e gratitudine. I Montreal sono una neonata band ma si dimostrano artisti mentalmente maturi, consapevoli delle difficoltà dell'universo musica ma estremamente coi piedi per terra e volenterosi di imparare e migliorare. E anche se sognare porta in cielo con la testa, è giusto concedere un'accezione a questi ragazzi. C'è un obiettivo, un sogno che i Montreal hanno in serbo nel cassetto? "Il sogno sarebbe suonare con Klaxons, Kasabian e Subsonica!", mi confessa sognante il chitarrista della band. "Per ora però l'obiettivo è farsi conoscere e suonare dal vivo, non importa dove o con chi. Poi ovviamente continuare a lavorare per fare una pubblicazione più grande prossimamente". Da cover band anglofona degli Oasis a (indipendent) band indie-rock della musica italiana, i Montreal ne hanno fatta parecchia di strada dal 2008 ad oggi. Per i curiosi, gli estimatori del genere oppure per i semplici appassionati di musica, l'invito è sempre quello di andare a conoscere il gruppo "sul campo": sul web e appena possibile dal vivo sui palchi di Roma. Intanto una chicca, un piacevole riassunto del Montreal-pensiero: "si balla, si pensa, si vola: in tempi di crisi, ci salverà un'emozione semplice”. (Elisa Tirabassi)