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02/04/2021   BOETTI
  ''La volontà terapeutica di urlare le nostre paure, i nostri dolori, le nostre psicosi e frustrazioni...''

Boetti, nome unico che racchiude un duo di Prato: aggressivi e rockettari come pochi sanno fare nel mercato italiano. Il 19 marzo Boetti escono con il loro nuovo singolo “Loreto”, un brano che non ha nulla che vedere con la santità e le Madonne, al contrario siamo trasportati nel quartiere omonimo di Milano, un luogo che per Damiano ha simboleggiato delusione e difficoltà. Ma ora sono qui a cantarci su, e a rispondere anche alle nostre domande nell’intervista qui sotto!

Ciao ragazzi, benvenuti! Partiamo subito carichi chiedendovi di spiegarci in poche righe il vostro ultimo brano “Loreto” uscito il 19 marzo! ''“Loreto” parla di quando Damiano è andato a vivere per un po’ di tempo a Milano. Arrivato in città pieno di speranze, convinto di assistere a quel miracolo metropolitano che di solito la grande città rappresenta se comparata alle piccole realtà di provincia, si è presto dovuto ricredere. Ha dovuto fare i conti con un contesto molto, forse troppo, frammentato e contraddittorio. Quella delusione, quella difficoltà (poi diventata impossibilità) di ambientamento, ha fatto da carburante per la scrittura del pezzo''.

Da dove nasce l’idea di ambientare la storia proprio a Loreto? ''Loreto è l’emblema dell’incrocio tra piano spazio-temporali su cui gioca la canzone. È infatti storicamente nota per essere la piazza in cui il 29 Aprile 1945 furono esposti i cadaveri di Benito Mussolini e altri gerarchi fascisti. In quel punto, lì dove un tempo c’era un distributore di benzina, adesso c’è un McDonald’s. Vivere proprio in quella piazza, sentire le vibrazioni del passaggio della metropolitana come un demone sotterraneo, è stato molto suggestivo''.

Finalmente un nuovo singolo in cui ci sono delle chitarre! Come vi è venuto in mente di non assecondare la richiesta del mercato musicale? ''Quando scriviamo lo facciamo sempre di getto, non ci mettiamo mai a tavolino. O meglio: non scegliamo mai prima la forma e poi il contenuto. Tutto il nostro primo disco verte su una volontà terapeutica di urlare (attraversandole) le nostre paure, i nostri dolori, le nostre psicosi e frustrazioni. Quindi l’utilizzo di un suono ferroso, crudo e a tratti crudele, è stata la risposta più spontanea a quel tipo di esigenza. Sappiamo di essere due ragazzi normalissimi, comuni. Per questo pensiamo che, per quanto filtrati attraverso un’ottica personale, i disagi che raccontiamo siano disagi che riguardano in un modo o nell’altro gran parte dei nostri contemporanei''.

Chi sono le vostre fonti di ispirazione per la vostra scrittura? ''Damiano è praticamente cresciuto a pane e cantautorato italiano anni’70: De André, De Gregori, Dalla, Guccini, Rino Gaetano, Bennato etc. Invece Meti, nonostante il suo apparente stile da punk rocker, è un divoratore onnivoro di musica: tra i suoi gruppi preferiti, Rancid, Verdena e Against Me''.

Come è nata invece l’idea per il video? ''Verso settembre ci arriva la chiamata di Andrea Pachetti, il nostro produttore, che ci dice: “Ragazzi ho avuto l’idea incredibile per il video di ''Loreto'': correte nudi per Milano come i Blink182”. Doveva essere una citazione, un omaggio, ma anche un modo di riproporre lo spirito 90s a cui siamo tanto affezionati, aggiornato però al 2021. Poi purtroppo (o per fortuna per chi avrebbe dovuto vedere quelle scene immonde) il ritorno alla zona rossa e al blocco tra le regioni ha fatto naufragare il piano. Noi ormai ci eravamo impuntati sull’idea quantomeno della corsa e ci siamo detti: “Possiamo correre in giro per Milano anche restando a casa”. Per questo dobbiamo ringraziare infinitamente i ragazzi di MindBox Studio che ci hanno permesso di realizzare l’intero video utilizzando una sola stanza, chili di tecnologia green screen e tanta tanta creatività''.