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20/04/2021   SIMONE FORNASARI
  ''Sono uno che ricerca un momentaneo equilibrio, altalenando tra precipizi e picchi di luce...''

“Che poi” (edito da Senza Dubbi e distribuito da Believe) è il nuovo EP del cantautore SIMONE FORNASARI, artista che ha aperto ad artisti del calibro di Fabrizio Moro, Stadio, Ron, Nina Zilli, Nomadi, Marco Mengoni.

Chi è Simone Fornasari? ''Un cantautore malinconico che utilizza l’ironia per celare l’oscuro, e che ricerca un momentaneo equilibrio altalenando tra precipizi e picchi di luce. In altre parole mi descriverei come un ex ragazzino di 38 anni che, attraverso la musica, riesce a raccontare le cose che non riuscirebbe a descrivere nemmeno all’amico più caro''.

Come ti descriveresti in 3 parole? ''Come un testardo sognatore romantico ;)''.

“Con i piedi per terra” è il tuo nuovo singolo. Ce ne vuoi parlare? ''È un brano che parla della necessità incosciente di sognare, di volare alto e inseguire i desideri invincibili, e invita a farlo con la consapevolezza di chi sa dove atterrare nella realtà, affondando le radici nella concretezza di un mondo fatto di responsabilità. La coscienza che abbraccia il desiderio. L’ineluttabilità che fa i conti con la fantasia. Un auto-monito a tenere sempre i piedi ben piantati a terra''.

Com’è nata l’idea del videoclip che vede alla regia Alessandro Avarucci? ''A dire il vero è stato un piano B. Alessandro vive ad Amsterdam: è un caro amico oltre ad essere un grande regista. Avremmo dovuto vederci di persona per realizzare il video di questo singolo, ma poi la pandemia ci ha messo il bastone tra le ruote. Così, in una chiacchierata via Skype, Alessandro mi ha proposto un’idea che mi ha da subito convinto e catturato: mi piace pensare che alla base di ogni cosa ci debba essere un’idea che tenga in piedi la struttura… ecco, credo che Alessandro abbia fatto centro e trovato una soluzione geniale realizzabile (e poi realizzata) in totale smart working''.

Il brano è contenuto in “Che poi”, il tuo nuovo EP. Sei soddisfatto del risultato? ''Assolutamente sì. Mi piace pensare che dentro a un disco ci sia contenuta una storia, con un inizio ed una fine. Sono contento di aver descritto in questa storia le cose che avrei voluto nel modo più sincero e coerente: è un ep che parla di scelte, della tentazione di inseguire la fretta e di rincorrere il tempo, della necessità di fermarsi a pensare, di costringersi a fare i conti con sé stessi, anche se il mondo là fuori corre''.

Quali sono i tuoi artisti di riferimento quando scrivi musica? ''Ascolto talmente tanta musica ed amo talmente tanti artisti che citarne qualcuno rischierebbe di fare un torto a qualcun altro. Credo che siano molti gli artisti che abbiano contribuito ad influenzare il mio percorso come spero, di volta in volta, di mettere sempre più carattere e personalità alle mie canzoni''.

Un sogno nel cassetto che ancora non sei riuscito a realizzare? ''Il Festival di Sanremo. Fin da bambino seguivo il Festival come se fosse la finale dei mondiali di calcio e, anche oggi, rappresenta per me uno dei più grandi sogni che conservo in quel cassetto''.