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22/04/2021   MAURIZIO FERRANDINI
  ''Non ho dipendenze a parte la liquirizia... che riesco comunque a controllare...''

Maurizio Ferrandini è tornato e con lui il ben riconoscibile sound e atteggiamento rock. Il suo nuovo album si apre con “Destinazione America”, dove un grido interiore trova un passaggio segreto e diventa una dichiarazione di resistenza e di resilienza. Segue “Cosa c’entri col rock”, dove rock è un'idea, un'impostazione dell'anima e non necessariamente uno stile di vita. Romantica seduta analitica, una sorta di viaggio nel subconscio di un uomo costretto a fare i conti con scelte di vita non allineate al senso comune, invece, nella bella “Totem”, mentre in “Questa notte” l'autore accompagna la madre nel suo ultimo volo mentre la vita scorre muta e banale tra l'indifferenza e la mortificante solitudine. Arrivano “Oggi”, descrizione di un istante che diventa il lucido dipinto di una vita, e “Quello che fa bene”, omaggio a Tom Petty. Conclude l’ettagono discografico “Il buio”, criptica e penetrante, rivelazione di un rock guerriero incapace di adeguarsi, ma che non si intende arrendersi.

Ti senti più cantautore o rocker? ''Il mio approccio alla musica è da rocker, ma quello alla vita è decisamente da cantautore. Non mi piace lo stereotipo del rocker, non ho dipendenze a parte la liquirizia... che riesco comunque a controllare''.

Sei sempre stato un grande appassionato di musica fin da bambino, oppure c'è stato un fatto, un evento particolare che ti ha guidato verso questa forma d'arte? ''Fin da bambino scrivevo canzoni e rimanevo rapito dagli strumenti. Ho scritto canzoni già a 11 anni, anche se la prima vera composizione degna di questo nome si intitolava "Non si può fermare il rock" nel 1985''.

L'amore può essere definito un "sentimento di genere rock"? ''Questa è una domanda difficile. Diciamo che fare Rock oggi vuol dire avere tanto amore per la musica. Amare oggi, significa andare sicuramente incontro ad una vita spericolata''.

Sanremo da 50 anni a oggi: com'è cambiata la città dei fiori? ''Se parli del festival, negli anni '80 e '90 la città cambiava e gli abitanti in quel periodo crescevano a dismisura.C'era festa, c'erano personaggi, c'erano possibilità. Oggi è tutto ridimensionato e i personaggi non ci sono più. Se invece parliamo della città vera e propria, sono state fatte grandi opere e rimane uno dei posti più belli d'italia per clima e posizione''.

Un uccellino ci ha sussurrato che sei un bravissimo chef e, comunque, un appassionato di cucina. Quali sono tre piatti che preferisci o che segnali ai nostri lettori? ''Allora, io vado matto per il cappon magro che è un piatto tipico ligure composto principalmente da verdure e pesce, dall’aspetto scenico, è nato inizialmente come piatto povero ed è diventato, con il tempo, un piatto da signori. Dopo vi consiglio le verdure ripiene alla ligure, e per chi ha fortuna di girare nel savonese o nella zona di Genova, la focaccia oliosa che più oliosa non si può. Io sperimento molto in cucina, ma ho preferito elencarvi alcuni piatti della mia zona sperando ve la possano rendere più simpatica... e comunque l'uccellino di cui parli è meglio stia alla larga da me, perché ho anche mangiato spiedini di tordi. Un tordo, un pezzo di lardo, un pezzetto di pane, un tordo, un pezzo di lardo, un pezzetto di pane... avvisato...''.

Se tu fossi un primo, gastronomicamente parlando, cosa saresti? ''Sarei un risotto, perché lo adoro e lo cucino in tutti i modi possibili. In particolare il risotto permette di scatenare la fantasia e inventarsi un super piatto anche con ingredienti di recupero. Proprio come il rock recupera dal blues''.

Un secondo? ''Recentemente ho cucinato una rana pescatrice posata su una torretta di arance caramellate, un goccio di brandy e una grattata di limone bio. Un piatto semplice ma con le idee chiare. Per lo meno dal punto di vista musicale mi assomiglia''.

A questo punto, te lo chiedo: un... vino? ''Allora, potrei fare il figo e spararti vinoni eleganti, invece ti nomino un vino rarissimo legato a splendidi ricordi al ristorante La Locanda del Giorgione, aperto con l'amico del cuore in quel di Caluso, ormai troppi anni fa: La Freisa dolce di Chieri la Borgarella. Un vinello sui 10 gradi adatto al dolce, che viene prodotto in misura super ridotta per pochi intimi, ma che riesce a non farsi dimenticare''.

So che è prematuro parlare di album futuri, ma... stai già lavorando al 2° "LDP project"? ''Con la LDP niente è mai prematuro. La produzione è illuminata e ha dimostrato di credere nel sottoscritto su vari fronti. Proprio recentemente mi è stato presentato un progetto interessante che mi vedrà impegnato fino al 2022 e dovrebbe terminare con qualcosa di nuovo. Quindi la risposta è: sì, sto già lavorando a tante cose e spero di poter continuare, perchè è il lavoro più bello del mondo''.