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27/04/2021   USCITANORD
  ''Oggi bastano le prime righe di Google per formare il proprio pensiero...''

Gli Uscitanord sono un raffinato collettivo pescarese attivo dal 2002, con una carriera ricca di premi, riconoscimenti e 6 albums all’attivo, compreso l’ultimo “Manufacta”, motivo questo per parlarne con uno dei fondatori Marco Belisario.

Ciao Marco. Siete attivi dal 2002. Ci raccontate, a grandi linee, com’è andato questo ventennio? ''In verità sono più di venti anni, e per raccontarli ne servirebbero altrettanti... Tutto è partito dall’incontro con i miei fratelli di sempre, Angelo Albano (basso elettrico) e Marcello Malatesta (piano & Keys). Per anni abbiamo condiviso le stesse passioni suonando in giro per l’Italia come band jazz-rock, e solo in una seconda fase, partita più o meno nel 1999/2000, abbiamo intrapreso la strada della canzone d’autore. Grande divertimento e notevoli soddisfazioni hanno segnato quegli anni. I concerti, le importanti collaborazioni, una stabile amicizia e una rinnovata vena creativa, ci hanno permesso di raccontare noi stessi in sei albums''.

In carriera avete riscosso notevoli lodi, e riconoscimenti. Quali ricordate come i più significativi che, in qualche modo, vi han suggerito step evolutivi? ''A parte i primi anni dedicati al jazz-rock e alla fusion con la vittoria della rassegna “Suoni in libertà”, i riconoscimenti più significativi sono stati quelli che hanno avvicinato la band a uno stile e ad un genere che per definizione appartiene alla canzone d’autore. La partecipazione a Musicultura, la vittoria al Varigotti Festival, il Premio Mannerini, la menzione di un nostro brano al Premio Tenco, hanno rappresentato per noi i momenti più significativi, rendendoci consapevoli delle nostre attitudini e della necessità di insistere sulla strada intrapresa. Il riconoscimento però più grande che abbiamo avuto, nonostante il nostro essere poco conosciuti, è stato e resta quello di essere riusciti a catturare il pubblico in ogni nostro concerto autografando i nostri dischi''.

Ed ora, parliamo del nuovo e sesto album “Manufacta”, in bilico tra realtà, sentimento, immaginazione e ragione. Ce lo descrivete con altri dettagli? ''Anche l’ironia trova il suo spazio, con la necessità di ridere di noi stessi… Il nome MANUFACTA pensiamo renda bene l’idea del contenuto… un qualcosa di reale, tangibile, che vale la pena di essere apprezzato e conservato perché fatto con amore e con sudore, perché le mani di coloro che hanno contribuito a creare il manufatto, sono mani di uomini che hanno dedicato la propria vita a costruire e tramandare quella “CULTURA” meglio definita come il Patrimonio di un Popolo!!!''.

Com’è avvenuta la scelta di coverizzare l’Ivan Graziani di “Fuoco sulla collina”? Essendo un vostro conterraneo, avete avuto l’opportunità di conoscerlo? ''Ho avuto l’occasione di conoscere personalmente Ivan Graziani e la sua incredibile umanità. Ricordo le sue parole con le quali mi diede il senso del sacrificio per raggiungere i suoi obiettivi. “Tatì”, mi disse in dialetto teramano, “m’arcord na ser di Natal quann javame ‘ngir pi Milan je, mojeme, fijeme, la chitarr sopr li spall e dumila lir ‘nsacoccije” (traduco: mi ricordo una sera di Natale quando andavamo in giro per Milano, io, mia moglie, mio figlio, la chitarra sulle spalle e duemila lire in tasca). L’aver inserito una sua canzone in questo album, vuole solo essere un riconoscimento all’uomo e all’artista che è stato. “Fuoco sulla collina” è un brano bello così com’è, ma noi abbiamo voluto, o almeno cercato, di vestirlo con un nostro abito su misura... Ivan ci perdonerà per questo!''.

Il vostro anelito è quello d’intersecare l’espressione tradizionale cantautorale con uno stilismo multicolor, tra jazz, rock, latina e/o africana. E’ una cifra perseguita sin dagli esordi o è frutto di progressiva evoluzione? ''Così come ti ho anticipato nella risposta alla tua prima domanda, le nostre esperienze provengono dal jazz-rock, e con l’innesto di altri due elementi come Mauro De Federicis (chitarrista di chiara estrazione jazz) e Bruno Marcozzi (batterista-percussionista e cultore della musica brasiliana), abbiamo progressivamente impresso a tutti i nostri brani una cifra stilistica che consente alle parole di trovare il giusto significato in una vera e propria contaminazione di generi''.

Tra i pezzi che preferisco di “Manufacta” c’è “Tendenza inversa”, nel quale spicca l’invettiva contro l’uso smodato della tecnologia, nella quale sembra che gli uomini siano solo “…campioni nell’uso degli smartphones…”. Quanto pericolo s’insinua in tal dipendenza? ''Il pericolo si è insinuato ormai da anni e il cattivo uso della tecnologia, insieme a una sostanziale perdita del buon gusto, hanno contribuito alla sua concretizzazione. Oggi bastano le prime righe di Google per formare il proprio pensiero e permettersi di esprimere opinioni gratuite sui social... Poi ci sono quelli che comunicano solo con le immagini, probabilmente perché hanno perso l’uso della parola e della scrittura. Intendiamoci, gli smartphones non sono il male assoluto ma se ci sforzassimo di alimentare la nostra curiosità, avere più rispetto per il prossimo e una sana voglia di approfondire, potremmo farne un uso certamente migliore''.

L’umanità brancola ancora nel mare buio delle contraddizioni, come evidenziaste già nel 2006 con l’album “La nostra cecità”? ''Magari fossero contraddizioni… La contraddizione presuppone l’esistenza di due pensieri diversi. Temo siano solo opinioni. Una miriade di opinioni espresse da milioni di leoni di tastiera che non si assumono alcuna responsabilità su ciò che pensano e scrivono, con l’unico intento di ottenere nuovi followers. Diogene di Sinope uscì sotto il sole girando per la città con una lanterna accesa e a chi gli chiedeva: “Che ci fai in giro con una lanterna accesa in pieno giorno?” Lui rispondeva: “Cerco L’uomo”''.

In che stato di salute versa, attualmente, la canzone d’autore? Quant’è difficile, oggi, riaffermare un filone simile? State abbozzando il ritorno ai live? (con tutti gli scongiuri del caso…) ''La canzone d’autore non rientra più nelle logiche di mercato perché esso è globale e fatto di grandi numeri. Così come la intendiamo noi, inguaribili nostalgici, la canzone d’autore è oggi relegata ad una nicchia che molti fortunatamente ancora cercano e amano. Non su web, però! Dopo 22 anni di musica, premi e riconoscimenti, Wikipedia si è rifiutato di pubblicare un profilo Uscitanord. Non abbiamo fatto abbastanza per ottenere un valore “enciclopedico” e quindi… l’unica strada da percorrere resta probabilmente quella di abbandonare i sogni di gloria e perseguire quella dei live, specie nei teatri, dove il pubblico desidera vivere un’esperienza diversa dalla musica proposta quotidianamente dalle radio o dai format televisivi. Auspichiamo un rapido ritorno sul palco con l’intento di tornare ad accarezzare quelle emozioni che per più di un anno siamo stati costretti a reprimere''.

Augurando ottime prospettive, salutiamo Marco Belisario e gli Uscitanord con l’auspicio che “Manufacta” possa offrire uno spunto di riflessione costruttiva in più. (Max Casali)