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11/05/2021   MiCO
  ''Credo nel potere che ha l’Arte di guarire, evocare, stimolare e perfino scioccare...''

Ciao Michele, benvenuto su Music Map. Ci incontriamo in occasione della release di MiCO, il nuovo disco dell'omonimo progetto da te creato. Partiamo da qui: come nascono questi brani? ''Grazie, il piacere è tutto mio. Non c’è una formula precisa, principalmente sono frutto di emozioni, momenti, sensazioni, immagini sognanti di un attimo sfuggente… vita. La mia vita. Una volta che l’ispirazione si è materializzata in musica, dopo aver sviluppato l’idea di base come accordi, tema e “mood” ritmico, ho scelto i musicisti per interpretarla. Provenendo da un “pianeta” in cui la musica nasceva in un garage suonando tutti insieme, ho voluto riportare tutto a quella fase creativo-collettiva in cui ogni musicista collabora attivamente al progetto. Ci siamo quindi chiusi in studio: raccontavo ai “ragazzi” la ragione di quello che avevo scritto… il senso… e ognuno ha portato il suo contributo musicale e spirituale alla musica che avevo proposto. Così è nato “MiCO”. È una visione collettiva e allo stesso tempo soggettiva dello stesso segreto''.

Facciamo un passo indietro. MiCO, come dicevamo, è un progetto vero e proprio. Come è nata l'idea? Come hai scelto i tuoi collaboratori? C'è anche Fabrizio Bosso alla tromba... ''In realtà credo che sia un’idea che ho sempre avuto. Da quando ho cominciato a suonare ho sempre cercato di proporre cose “diverse”, anche se il gruppo con cui stavo suonando proponeva cover. Credo nel potere che ha l’Arte di guarire, evocare, stimolare e perfino scioccare. I miei brani erano nell’hard disk da tempo ma ho avuto la fortuna di avere al mio fianco persone che hanno creduto in me e mi hanno spinto ad andare avanti. Alcune di queste persone suonano nel disco. Siamo, infatti, tutti amici che suonano da tanto tempo insieme e viviamo tutti la Musica con la stessa intenzione. Siamo una famiglia. Riusciamo a ridere e scherzare ed allo stesso tempo emozionarci e (soprattutto io) commuoverci per le note che stiamo suonando. Senza vergogna. Liberi e complici. E questo fa la differenza. L’esperienza con Fabrizio Bosso è stata allo stesso tempo emozionante ed illuminante. Poter sentire la sua tromba suonare le mie note, su una musica che già, per me, ha un enorme carico emozionale, è stato qualcosa di impareggiabile. Quello che scrivo proviene da emozioni, momenti di vita vissuta, panorami rubati da un finestrino, e Fabrizio, e come lui tutti i grandi musicisti che ho scelto per questo progetto, è riuscito a coglierli, enfatizzarli ed esprimerli in maniera sublime''.

Nelle tracce riesci a dar vita a un mix di generi molto interessanti, che dimostrano la tua poliedricità artistica. Chi o cosa ti ha maggiormente influenzato nella composizione? ''Grazie! Non provengo da una famiglia di musicisti ma già dall’infanzia rincorrevo alla radio quella che oggi posso chiamare “Black Music”. Da bambino non vedevo l’ora che arrivasse la pubblicità dei cracker per sentire ''Sir Duke'' di Stevie Wonder. Una delle prime cassette che ho comprato era “Album” di Tullio De Piscopo, poi Pino Daniele. Da anni suonavo la chitarra classica ma una grande svolta è stata sentire per la prima volta live Jamiroquai, avevo forse 16 anni. È stato proprio durante quel concerto che ho deciso di cominciare a suonare il basso elettrico! Di lì a poco ho scoperto Jaco Pastorius e ne sono rimasto folgorato: Weather Report, Marcus Miller, Herbie Hancock e tutto il mondo della fusion, senza mai smettere di ascoltare grandissimi artisti come Stevie Wonder, Bill Withers, Earth Wind & Fire e James Brown. Oggi seguo tantissimo il lavoro di Snarky Puppy, Vulfpek, Jacob Colier, Thundercat… Tutto questo per dire che non posso indicare un nome o un momento che mi ha davvero influenzato. Forse la risposta era già nella domanda: in MiCO c’è un mix di generi che mi porto dentro come “linguaggio” ed è stato ulteriormente “mixato” dai diversi (ma molto affini) “linguaggi” dei grandi musicisti che ho voluto con me in questo progetto''.

In MiCO c'è anche molta "italianità", con particolare attenzione alle Marche, la tua terra… ''Difficile dirlo, anche se credo sia un po’ inevitabile. Vivo ad Urbino, un paesino che sembra Camelot incastonato fra verdi colline dalle quali, se allunghi il collo, vedi il mare. Sono posti, e vale per tutta l’Italia, di una bellezza incredibile, che ci rimangono dentro. Il nostro dialetto, il nostro accento, la schiettezza e l’amore per la vita che il nostro Paese ci dona fa parte del nostro essere e lo esprimiamo inevitabilmente anche nel linguaggio e nel portamento musicale. Detto questo, però, credo che in MiCO si respiri un’aria più internazionale, con influenze che arrivano da oltre oceano. Dai tanti commenti che ricevo noto che ogni ascoltatore ci sente influenze diverse: alcuni il funk, la fusion e il nu-soul americano, altri richiami mediterranei, ed addirittura qualcuno si è stupito di sapere che fosse un disco italiano. Mi piace molto pensare che ognuno ci legga terre e atmosfere diverse!''.

La tua carriera è fitta di collaborazioni. Cosa cambia nel tuo modo di fare musica quando lavori per altri? ''Dipende cosa vogliono da te gli “altri”. Se ti chiamano per una tua particolare caratteristica, il tuo playing, il tuo suono o il tuo fraseggio, allora forse puoi dire un po’ la tua e naturalmente sono queste le collaborazioni che preferisco. Se invece sei stato chiamato solo per eseguire un lavoro penso che la caratteristica fondamentale sia la professionalità con tutte le sfaccettature che questo comporta, ma soprattutto, in entrambe le situazioni, tanta umiltà''.

Da assiduo frequentatore dei palchi, ti chiediamo come stai vivendo questo momento di stop forzato. ''Male. La cultura è vita. La musica è vita e va condivisa… dal vivo! Il palco mi manca tantissimo sia da musicista che da spettatore, e non vedo l’ora di poter portare MiCO in giro per l’Italia e per il mondo perché è un progetto che esprime tutto il suo potenziale dal vivo!''.

Ultimo spazio interamente dedicato a te: aggiungi liberamente ciò che vuoi a questa nostra chiacchierata. ''Grazie, adoro la libertà. Aggiungo che sono veramente grato e onorato di aver potuto fare questa intervista. Ringrazio Abeat Records che ha permesso alla mia musica di essere vissuta e tutti quelli che fanno parte e hanno collaborato al progetto. È un disco in cui ho messo anima, cuore e passione, e sono molto felice perché tantissime persone che lo hanno già ascoltato mi scrivono che queste “vibrazioni”… arrivano! Ed è, credo, la cosa più bella che un artista possa sentirsi dire. Riuscire ad emozionare è magia. Grazie a tutti!''.