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27/08/2013   PATRICK TRENTINI
  'Non crederete mica che abbia finito di fare dischi?'

Qual'è il sogno di chi scrive musica? E il timore più grande? ''Semplice: il sogno di chi scrive musica è arrivare negli angoli più "nascosti" e intimi dell'animo di chi ascolta. Il timore più grande, al contrario, è lasciare indifferenti''. Cosa racconta ''Sparate sul pianista''? Qual'è il setting di questa storia? ''''Sparate sul pianista'' è un viaggio attraverso il mio mondo. C'è dentro molto di più di quanto io non condivida con le parole: questo disco contiene il duro lavoro, le mie emozioni, le mie scelte e - soprattutto - il mio pianismo che alterna momenti di grande energia e virtuosismo ad altri estremamente riflessivi. Proprio in questa "successione" riconosco appieno la mia personalità''. I brani sono nati nell'ordine in cui li troviamo sul disco? ''No, anche la tracklist è frutto di uno studio accuratissimo; bisogna lavorare con attenzione sulle tonalità, sullo stile dei brani, sulle suggestioni armoniche, sulle alternanze, addirittura sui tempi di attesa tra una traccia e l'altra che - nel caso del mio album - non sono costanti: con Lorenzo Cazzaniga, il mio fonico, abbiamo lavorato su "variazioni" di mezzo secondo...''. Se il disco fosse un testo, i brani sarebbero immagini sparse, parole, paragrafi, capitoli...? ''Se il disco fosse un testo sarebbe indubbiamente una raccolta di racconti''. Definiresti la tua musica più narrativa, descrittiva o riflessiva? ''Credo ci siano tutti e tre questi aspetti, alternati con cura''. Come avviene l'ideazione delle frasi della tua scrittura? ''Ho molti modi di scrivere: talvolta i brani nascono al pianoforte, improvvisando e cercando soluzioni interessanti. Altre volte, al contrario, nascono su carta senza alcun bisogno della tastiera (fortunatamente conosco il mio strumento al punto da riuscire a scrivere interi brani senza suonarli prima e senza sentire come risulteranno, tanto è già tutto nella mia testa...)''. Quanto accetta le convenzioni la tua grammatica? ''Fino ad un certo punto. Non è inusuale ricordarsi che il destinatario "finale" della mia produzione è il pubblico e quindi "agire di conseguenza", ma in linea di massima sono decisamente purista e molto determinato su di una linea che deve obbligatoriamente essere mia e non dettata da quanto ci si aspetta dai pianisti di oggi. Inoltre gli ascoltatori sono molto più colti e attenti di quanto non si sostenga attualmente: scopro quotidianamente (e con piacere) un uditorio aperto al nuovo, senza preconcetti e con un background culturale importante''. Credi che la letteratura abbia ancora potere sulla musica e viceversa? ''Per certi versi sì, sebbene la "sfaccettatura" culturale cui assistiamo oggi renda difficile individuare dei filoni artistici ben delineati e - conseguentemente - le analogie tra le varie arti all'interno dei medesimi. Nel mio caso, quindi, quello derivante dalla letteratura è un "imprinting" non dichiarato''. Le immagini a cui ti ispiri a che mondo appartengono? ''Rigorosamente al vissuto. Pressoché tutti i miei brani hanno richiami extra musicali che appartengono alla vita reale''. Ci sono frasi molto tristi: la melanconia del "pianista romantico" ha qualcosa a che fare con la melanconia che descrivi? ''Non cerco lo stereotipo. Non sono interessato a richiamare figure stralunate (alla "Shine") o stravaganti (alla "Amadeus"), a quello ci pensano altri colleghi. Io invito il pubblico a farsi un giro nella mia musica e a scoprire da sé il mio mondo, in maniera "indiretta" ma proprio per questo molto più "personale". Inoltre tutto ciò che c'è di triste nella mia musica è melanconia vera. Nel mio disco ci sono brani dedicati a due amici importanti scomparsi mentre scrivevo l'album, c'è la sofferenza (e la paura) di un duro percorso di malattia affrontato in famiglia (fortunatamente risolto per il meglio), e poi ci sono anche le grandi gioie (come la presenza di mia figlia: scrivo "presenza" perché la gioia più grande non è stato solo il momento della sua nascita, ma - al contrario - è la quotidianità del suo esserci, al pari - ovviamente - di mia moglie)''. Se la tua musica fosse un romanzo che finale avrebbe? ''Dolce-amaro. Generalmente felice, ma con una nota di rammarico e con una raffinata apertura per un seguito. Perché, non crederete mica che abbia finito di fare dischi?''. (Leonardo Zeni)