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25/05/2021   FILIPPO MACCHIARELLI
  ''E' come se mi fossi tuffato da uno scoglio altissimo... Ma era ora che mi lanciassi!''

Ciao Filippo, è un piacere averti qui! Come prima cosa: parlaci di te e di come sei diventato un musicista. ''Ciao, grazie a voi dell’ospitalità! Il mio primo ricordo legato alla musica è un LP di John Lennon che da piccolo mi facevano ascoltare, puntualmente mi ritrovavano addormentato sulla cassa del vecchio Technincs di mio padre. E’ grazie a lui e ai suoi ascolti legati al rock degli anni ’70 che è cresciuta in me una passione sempre più grande per la musica. Ricordo che mi addormentavo a 12 anni con questa visione: io su un palco che cantavo e suonavo, ma non sapevo di preciso che strumento. Cominciai a provare pianoforte, sassofono, batteria e chitarra, ma è stata una strana coincidenza l’arrivo al basso. In prima superiore entrai in una band dove l’unico elemento che mancava era il bassista. Morale della favola?... Diventai bassista per fa parte della band! Ricordo ancora il mio primo concerto: non sapevo neanche pizzicare con la mano destra, usavo il plettro e cantavo biascicando uno pseudo inglese tirato giù a orecchio dai cd… avevo una voglia bestiale di salire sul palco! Quello è stato l’inizio di tutto…''.

“Il vento è fuori” è la tua nuova fatica per Abeat Records. Come sono nate questa tracce? ''Approcciandomi a molti generi musicali, negli anni ho lentamente maturato la consapevolezza che il jazz era il mezzo a me più consono per esprimermi in senso compositivo, espressivo e musicale. “Jazz” in realtà per me è una parola simbolica, nel senso che come stile rispetto alle origini si è arricchito di numerose contaminazioni, di linguaggi espressivi fortemente mescolati tra loro, pur facendo sempre capo ad una basilare radice afro-americana. Questa ricchezza di contaminazioni, che si lega anche in modo ideale al mio background artistico, mi ha permesso di sviluppare nel tempo una mia voce compositiva che ho canalizzato all’interno dei brani del disco. Sono come delle foto istantanee di vita, scritte in momenti differenti, si legano ad eventi importanti, a persone che hanno lasciato un segno dentro di me, a situazioni che mi hanno fatto crescere come uomo. Come ad esempio la nascita di mio figlio Sirio, che tra l’altro ha inventato la filastrocca che poi ho musicato nel disco: acoltate il brano ''Pola Pola'' e capirete! Leggere il suo nome negli special guest e sapere quanto di lui c’è qui dentro è qualcosa di indescrivibile. Comunque, questa differenziazione temporale nella scrittura credo si avverta anche dal punto di vista compositivo nel disco. Ti faccio un esempio: il tema de ''Il vento è fuori'' l’avevo scritto quasi un anno e mezzo prima di terminarlo, su un foglio, lasciato in un quaderno sopra il pianoforte. Doveva succedere qualcosa di emotivamente sconvolgente per farmi riprendere in mano quel foglio e scriverci un pezzo e così è stato. Altri brani sono stati scritti di getto, in mezza giornata. Ciò che effettivamente lega i brani è l’emotività, la malinconia e la forte energia espressiva''.

Questo è un lavoro importante: segna il tuo debutto da leader. Come ti fa sentire questa cosa? ''E’ un passo importante che ho deciso di intraprendere dopo una lenta presa di consapevolezza interiore. Ho suonato e suono ancora in diverse formazioni nelle quali ho apportato anche dei contributi in senso compositivo e che mi hanno fatto crescere tantissimo musicalmente, ma nel tempo ho realizzato che dovevo concentrarmi su una mia visione, su ciò che veramente volevo esprimere, senza costrizioni o vincoli, senza la paura di osare. Sono sempre molto critico con me stesso, sono un perfezionista e spesso non mi sento adeguato musicalmente, ho sempre la necessità di migliorare e di studiare. Da un certo punto di vista mi sento un po’ come se mi fossi tuffato da uno scoglio altissimo. Ma era ora che mi lanciassi!''.

Sei il leader ma ti sei attorniato di ospiti e collaboratori di tutto rispetto. Ci parli di come li hai scelti e di come è stato lavorare con loro? ''I brani che stavano prendendo forma cominciavano ad essere parecchio incastrati, complessi, difficili da suonare. Nella mia mente tutto era chiaro a livello compositivo, nel senso che avevo in mente in modo nitido i suoni e i colori che cercavo. Dovevo trovare dei musicisti che capissero velocemente le mie idee, che avessero facilità nell’interpretare la mia musica e che potessero arricchirla con la loro personalità: avevo bisogni di fuoriclasse insomma! E così è stato. Ho conosciuto da studente Emilio Marinelli, Simone La Maida e Massimo Morganti a dei seminari diversi anni fa e ho pensato che sarebbero stati perfetti per sviluppare il sound giusto. Emilio è un pianista raffinato ed eccelso oltre che essere un esperto conoscitore dell’elettronica; Simone ha un suono di sax che ti apre in due la faccia e un approccio colemaniano che adoro; Massimo è semplicemente unico: classe, eleganza e una sensibilità musicale unici in Italia e non solo. Così li ho contattati, chiedendo se fossero stati disponibili a registrare un disco di mie composizioni… ed è andata bene! Non ero ancora sicuro sulla scelta del batterista, così Simone mi ha suggerito Greg Hutchinson. L’ho chiamato ed ha accettato la mia proposta. Niente di più facile! Gli ho mandato le parti e ci siamo visti direttamente in studio qualche mese dopo. E’ stata un’esperienza unica: ha esaltato ogni singolo brano, afferrando immediatamente ogni intuizione musicale proprio come desideravo''.

Con i live ancora in stand by – e tutti speriamo ripartano quanto prima – in che modo hai pensato di promuovere al meglio questo disco? ''Affidandomi ad un ufficio stampa che sta lavorando molto bene per la promozione del disco, anche in vista di futuri live. Attendiamo arene e folle oceaniche (ahahahaah!!!)''.

Ultimo spazio a te dedicato: aggiungi tutto quello che credi a questa nostra chiacchierata... ''Nel disco non ci sono note di copertina. Ho voluto aggiungere un’estratto di Stephen King tratto dal libro ''It'', che riassumeva in parole il senso musicale dei miei brani strumentali. Ho letto quel libro 3 volte e in 3 diverse fasi della mia vita: a 14, a 24 e a 37 anni. L’ultima fase è stata sconvolgente (ahahaha!): verso la fine del libro mi sono imbattuto in quella frase e ho iniziato a piangere come una fontana impazzita! Dovevo per forza metterla nel disco! Oltre a questo ho voluto creare un filo conduttore anche a livello grafico. Sono un grande appassionato di LP, soprattutto amo la Hipgnosis, la storico studio fotografico che ha creato copertine storiche per i Pink Floyd, Genesis, Peter Gabriel, ELP e molti altri artisti britannici. Così ho ideato un concept grafico, curando scrupolosamente ogni aspetto delle immagini del disco. Chiaramente bisogna acquistarlo per poter apprezzare al meglio questo aspetto… per cui, che aspettate?''.