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01/06/2021   ISTMO
  ''Quale bisogno c'è di etichettare, catalogare, quasi a dividere in scompartimenti stagni le individualità?''

Si chiama “Fauna umana” il nuovo ep firmato dal cantautore elettronico Istmo, al quale abbiamo rivolto qualche domanda.

Ciao, ci racconti chi è Istmo? ''Istmo è Stefano Tamburini. Sono nato nel 1994 e mi alterno tra studio musicale e scuola. Insegno inglese al liceo ma i miei studenti non sanno che faccio musica. Ho iniziato a produrre i miei pezzi con questo nome circa 3 anni fa, e ''Santa Margherita'' nel novembre 2019 è stato il mio singolo d’esordio. Scrivo e produco tutto in autonomia e ora è finalmente uscito il primo EP''.

“Fauna umana” è il tuo nuovo ep. Come lo racconteresti a chi non l’ha ancora ascoltato? ''Direi di aspettarsi quattro canzoni con suoni forti, tanti synth e tastiere, molte linee melodiche e soprattutto tanto lavoro di produzione. I testi sono significativi e perlopiù scritti in maniera impulsiva, per questo sono genuini e sinceri. Musica e testi vanno a braccetto e la voce è calda: pur muovendo varie critiche, rimane rassicurante e non ruba la scena alla musica''.

Ci racconti qualcosa di più delle quattro tracce che lo compongono? ''La prima traccia è ''Definire≡Limitare'', l’unico pezzo dell’EP in cui ho inserito un riff di chitarra, pur essendo di partenza un chitarrista. Nella canzone parlo dei limiti imposti dalla società: quale bisogno c'è di etichettare, catalogare, quasi a dividere in scompartimenti stagni le individualità? ''Fauna Umana'', la title track, è un brano che racchiude tutte le tematiche dell'EP omonimo: disillusione nei confronti della realtà, la presa di coscienza dell'età che avanza ma, nonostante questo, la voglia di proseguire a lottare per i propri sogni. ''Santa Margherita'' parla dei tempi passati, degli anni di libertà dopo la fine della scuola con un tocco di malinconia e rimpianto. Infine ''Quella Volta'': una storia sospesa tra la realtà e il surreale, appoggiata su un letto di sonorità elettroniche che ti trasportano in un mondo pigmentato dalla quale è difficile decidere volontariamente di uscire''.

Quali sono le tue influenze musicali? ''Ho notato che, pur ascoltando tanta musica, alla fine quella che torna sempre più prepotente a livello di impatto e influenza su di me è la chillwave americana: musica con tanti suoni diversi, con tanta produzione e soprattutto tanti synth. In particolare, le sonorità e il groove di Toro y Moi. Ma poi anche i toni e le atmosfere più cupe e sognanti dei Men I Trust e le chitarre un po’ acide e psichedeliche di Unknown Mortal Orchestra negli ultimi tempi mi hanno influenzato molto''.

Che progetti hai per il futuro? ''Voglio continuare a scrivere e produrre mantenendo una discografia con un miscuglio sonoro e linguistico. Mi piacerebbe fare avvicinare e apprezzare i brani in italiano a chi non lo parla. Ho già alcuni pezzi pronti, ne usciranno alcuni in italiano e altri in inglese. E sicuramente uscirà un LP completo nel giro di un anno''.