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08/10/2013   ROCCAFORTE
  'Il palco è come una droga, se non lo si calca si va in crisi di astinenza...'

Abbiamo definito il vostro nuovo album ''Sintesi'' come una “antologia di inediti”: com’è nata l’idea di riprendere dodici pezzi dei Roccaforte e rivisitarli? ''L’idea è nata in collaborazione con l’etichetta discografica Keep Hold di Andrea Fresu. Si trattava di iniziare un nuovo percorso musicale cercando di arrangiare alcuni brani visti da un’ottica esterna ai Roccaforte. ''Sintesi'' è nato con un taglio più pop-rock/radiofonico rispetto alla nostra linea rock ma a fine lavoro abbiamo dovuto ammettere che tutti i pezzi scelti risultano più scorrevoli all’ascolto e soprattutto con una struttura dinamica che rende ogni parte del brano diversa con piccoli arrangiamenti. Questo lavoro ha aperto nuovi orizzonti sulla stesura di una canzone e, nonostante non seguiamo delle regole precise quando scriviamo i testi, ci ha fatto capire l’importanza di mettere in evidenza un ritornello piuttosto che un bridge o una strofa''. È interessante anche l’idea di “work in progress” che avete voluto comunicare, affidando a tre Ep il lavoro preparatorio verso ''Sintesi''. ''Durante tutto il periodo di registrazione, durato 14 mesi, abbiamo fatto uscire tre EP che hanno avuto un’importanza fondamentale: raccontare la storia dei Roccaforte. ''ORIGINE'' rappresenta l’inizio di tutto. Il colore bianco della copertina è simbolo di purezza, nascita e rinascita. Rinascita perché siamo entrati in studio dopo un mese dall’ultimo cambio di line-up alla batteria. ''METAMORFOSI'' rappresenta, come il viola della copertina, la trasformazione veloce che dall’inizio ha modificato il nostro sound, il nostro modo di scrivere e di suonare. Tutto questo grazie anche alle persone che precedentemente hanno suonato e collaborato con noi. ''EVOLUZIONE'', rappresentato dal colore giallo in copertina, è un po’ quello che vorremmo raggiungere dopo un lungo percorso iniziato tanti anni fa con un’impronta tendenzialmente pop e che si è evoluto nel tempo, crescendo e maturando, verso una venatura più progressive rock. ''SINTESI'' rappresenta la confezione finale di questo percorso e la copertina mostra una mano piena di lettere che, nel suo gesto (immaginate di parlare con qualcuno e di rappresentare “in sintesi” con un movimento), scivolano come sabbia fra le dita realizzando i tre EP e quindi la nostra storia''. Con quale criterio avete selezionato i pezzi da destinare a ''Sintesi''? ''Il criterio è stato molto semplice. Abbiamo selezionato i brani che più ci rappresentano soprattutto per il discorso fatto prima. Alcuni di essi, tipo ''Vetrine'' e ''Giubbotto in pelle nera'', sono stati scritti circa 16 anni fa. Altri, come ''20mq di libertà'', ci hanno regalato premi importanti a livello Nazionale. L’unica canzone inedita è ''Avatar'' che ha una storia molto particolare. Non è stata scritta da noi ma da un carissimo amico / fan che ha voluto raccontare, in parole, una sua tragedia e noi l’abbiamo trasformata in musica''. Che tipo di rivisitazione avete voluto realizzare confrontandovi con brani chiave della vostra carriera? ''Sembrerà strano ma spesso, durante i concerti, i brani datati sono quelli che rimangono più impressi nelle persone che ci ascoltano per la prima volta. Questo ci fa confrontare fra noi ma, pur essendo consapevoli che suoni e struttura sono tipici anni '90, vogliamo mantenerli tali e in live non li suoniamo con gli arrangiamenti del CD proprio per questo motivo. Ma si sa, in live, tutto è permesso''. Roccaforte è principalmente una live band, che da anni macina concerti su concerti: qual è la differenza tra i Roccaforte in studio e dal vivo? ''In studio si può fare di tutto. Incisioni, sovraincisioni, cori, correzioni, ecc. Nei live no. Non facciamo uso di basi o sequenze. Suoniamo quattro strumenti e una voce e vogliamo rimanere cosi. Il live esprime ciò che veramente è una band con la sua potenza, con il suo groove e anche con i suoi errori. Oggi non sbaglia più nessuno. L’esperienza dei palchi ci ha insegnato come correggere gli errori in tempo e non fermarsi mai e spesso dalla parte di chi ci ascolta non si accorge di alcune imperfezioni. Il live ti regala il contatto umano e quando osserviamo persone che cantano i nostri brani non c’è prezzo o soldo che compensi l’emozione e la soddisfazione di ciò che si è fatto''. Se dal vivo emerge il vostro animo più rock, in studio si nota l’insieme di influenze: pop, progressive, funk etc. Qual è il segreto per far convivere pacificamente questi elementi? ''Non c’è segreto. Una critica che ci viene fatta è che la nostra musica non è collocabile in un genere ben definito. Ma è quello che vogliamo. Infatti ci definiamo eclettici. Cosa vuol dire? Ognuno di noi arriva da esperienze e gusti musicali diversi e abbiamo voluto mantenere queste caratteristiche. Il difficile è stato nel miscelare questi ingredienti e fonderli insieme armonizzandoli in una nuova sintesi. Il fatto che non possiamo essere definiti vuol dire che il nostro lavoro è riuscito con successo''. Dal disco si nota anche una pluralità di tematiche, ancora più chiare poiché espresse in italiano: quali sono gli argomenti che stanno più a cuore ai Roccaforte? ''La maggior parte delle nostre canzoni raccontano storie di vita e tematiche sociali. ''Bambino'' è un brano molto crudo e racconta la storia di bambini abbandonati. Successe una sera, di alcuni anni fa, in cui un bimbo appena nato venne abbandonato in un cassonetto adiacente alla nostra vecchia sala prove. ''Africa'' è un classico racconto di viaggio che abbiamo fatto in Tanzania e in Kenya. ''Tempo di scappare'', nonostante possa ingannare, parla del tempo che scappa via, si prende gioco di te e non lo riprendi più. Non scriviamo d’amore, anche se i Roccaforte all’origine hanno toccato questa tematica, non perché sia un argomento sottovalutato o altro ma per il semplice fatto che non ne siamo capaci''. ''Sintesi'' è anche un momento di riflessione sulla vostra storia, partita nel 1993, esattamente 20 anni fa: sulla base di questa lunga esperienza, che tipo di consigli vi sentite di dare a giovani gruppi indipendenti? ''Dare dei consigli vuol dire porsi a livelli e piani diversi. Ci riteniamo persone semplici e umili quindi l’unica cosa che possiamo dire è: se fate musica tanto per fare è un conto, ma se come principale ingrediente c’è la passione allora lottate con tutte le forze fino in fondo affinché il vostro progetto non venga distrutto e sepolto. Inoltre bisogna essere consapevoli dei propri limiti e cercare di non oltrepassarli''. Ovviamente ''Sintesi'' è anche un disco di ripartenza: oltre ai nuovi concerti, quali saranno le prossime tappe dei Roccaforte? ''Carne sul fuoco ce n’è molta. Abbiamo appena terminato, su commissione, un Inno Ufficiale delle squadre femminili di pallavolo di Alessandria. Stiamo lavorando su brani nuovi perché l’idea è quella di rientrare in studio di registrazione entro la fine del 2014 per un nuovo album di inediti con una venuta molto prog. Tutto ciò lo vorremmo fare dando sempre importanza ai live perché il palco è un po’ come una droga… quando non lo si frequenta si rischia una crisi di astinenza''.