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17/06/2021   THIERRY
  ''La mia canzone contro al dover apparire, al dover essere...''

Un singolo decisamente coraggioso, evocativo di quella tendenza musicale fine anni Settanta, che ci riporta alla canzone che “non ha paura” di rischiare. Si tratta di “Come se” di Thierry Di Vietri, artista a tutto tondo, che attraverso la musica, le canzoni e la recitazione, lancia un grido interiore e pacifico di sfida alla grande bugia del sistema. “Come se”… è anche un modo di dire, un modo di fare, “fai come se fosse”, “immagina come se fosse”, poiché siamo abituati alle simulazioni, alle proiezioni future, finiamo dentro ai sondaggi, alle malattie, quindi - con queste proiezioni e in qualche modo - “dobbiamo” finirci dentro, coi nostri obbligati e omologanti “devo dire, devo fare”. Fortunatamente ci restano i dettagli, le azioni private, i ricordi di un maglione arancione, la voglia di mordere, un lucidalabbra con un sapore che ci rimane in testa. Ci resta il sentimento di una storia d'amore, in una canzone di vita, che spesso è fatta dai particolari e da ciò che abbiamo colto, raccolto in maniera del tutto personale. Thierry Di Vietri incontra il suono grazie al pianoforte e alla musica classica, per poi spaziare dalla canzone d'autore alla musica pop, fino al grunge. Da qui l'idea di una canzone spogliata, intima, con melodie d’atmosfera e quotidianità, che si coglie nei testi e nella ricerca delle parole. Ama la comunicazione e la relazione. Non ama gli allevamenti intensivi.

Ciao Thierry, raccontaci di te e di quando nasci come artista. ''Buongiorno, la mia nascita d’artista risale ai tempi del liceo quando con un mio amico e un vecchio registratore di audiocassette facevamo i primi esperimenti di testo e musica per chitarra, ricordo tante risate, tante idee e le nottate assieme''.

L’essenza del tuo nuovo singolo “Come se…” ''Ogni poesia è una poesia d’amore e ogni canzone è una canzone d’amore, così “Come se” è certamente un amore vissuto intensamente, che lascia addosso i particolari di questo vissuto, un odore, un oggetto un’immagine, sensazioni d’immaginario collettivo, contro al dover apparire, al dover essere, presente nel ‘coro’ del ritornello, dentro e fuori di una storia, di un incontro''.

Con chi hai collaborato per la realizzazione del brano? ''La collaborazione più stretta per la realizzazione del brano è stata sicuramente col mio bassista, Fabio Agosti, che partecipa attivamente nell’arrangiamento dei pezzi di cui scrivo musica e parole''.

Seguiranno altri singoli che preannunciano un album? ''A questo singolo seguiranno altri pezzi, che avranno come filo conduttore la comunicazione e la relazione, infatti possiamo parlare di concept improntato su queste due dinamiche, così importanti e fondamentali in questo tempo così pieno di interrogativi, sul valore dell’incontro e dello scambio, dal vivo o virtuale''.

Sei nato con la musica classica e poi traghettato verso la musica pop e d’autore. Qual è il genere che senti più tuo? ''Tutti i generi che ho attraversato dalla musica classica, a quella contemporanea, Cage o Glass per fare un esempio, fino alla canzone d’autore, italiana e straniera, fanno parte della mia formazione d’artista e quindi possiamo dire che sono tutte le ‘mesh’, il reticolo, che mi compongono, contaminando la mia performance e la mia scrittura, a volte in un modo a volte in un altro''.

Thierry è un nostalgico della musica di fine anni settanta? ''Non sono un nostalgico della musica fine anni '70, credo ci sia stato un grande spirito di rivoluzione soprattutto testuale in quegli anni e per questo ne apprezzo la portata, sono sicuro però che nella musica, fondata dal tempo, ci sia anche un ‘fuori dal tempo’ ed è questo che risveglia il mio sentire, da Damien Rice, ai Nirvana a Bach''.

Stai già preparando qualche nuova uscita? ''Sì, siamo al lavoro sui nuovi pezzi, con tutta probabilità usciranno a settembre, buona musica a tutti!''.