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04/07/2021   FRANCESCO TIRELLI
  ''Abbiamo la necessità di avere davanti persone che saltano e ballano...''

I Francesco Tirelli sono una band originaria di Reggio Emilia, molto attiva sulla scena locale: il nuovo album è “L’isola che non è”. Abbiamo rivolto loro qualche domanda.

Ciao, ci raccontate come nasce il vostro nuovo album? ''Il nostro nuovo album è stato qualcosa di nuovo per noi, perché è nato come conseguenza dei singoli pubblicati in questi mesi. Questa scelta, dovuta all’evolversi del mercato discografico, ha influenzato pesantemente “L’isola che non è”, trasformandola da una semplice fotografia di un momento, a un racconto di un periodo più grande, durato oltre a un anno''.

Perché “L’isola che non è”? ''I significati sono molteplici: un omaggio a Bennato, che come molti dei cantautori di quel periodo ha influenzato pesantemente la nostra musica, e alla sua “isola che non c’è”; un omaggio a Peter Pan, citato anche nella prima canzone del disco, “Peter punk”, una favola bellissima che ci insegna a rimanere bambini; infine una visione politica dell’Italia, vista come la penisola che è, legata saldamente all’Europa e non, come nella dialettica sovranista, isolata dal mondo.

Qual è stata la canzone più difficile da scrivere? ''Sicuramente “La tua canzone”. Francesco voleva scrivere un pezzo per la nascita di sua figlia e lo voleva perfetto, così ci abbiamo lavorato sopra per quasi due anni. Alla fine quando è uscito, sua figlia lo sapeva già cantare meglio di lui! E se non lo avessimo obbligato a pubblicarlo, probabilmente avrebbe continuato a ritoccarlo fino a che sua figlia non avrebbe potuto suonarlo da sola. Il risultato, a parte gli scherzi, ha meritato una lavorazione così lunga e la piccola Edies (la figlia di Francesco) ha davvero apprezzato il nostro regalo''.

E a quale siete più legati? ''Direi che abbiamo risposte diverse:
Alan: ''Per me è ''#Hashtag'', la canzone più irriverente del disco, è un pezzo divertente da suonare con un significato importante, e il video spacca!''.
Ste: ''“Tofu e Seitan”, adoro suonare il giro di chitarra e l’assolo, inoltre mi piace il testo romantico che ricorda dei classici dei Bon Jovi''.
Claudio: ''“Il decalogo” per il testo dissacrante e il video che abbiamo fatto. Travestirmi da Slash dei Guns’n’Roses è stato pacchiano e bellissimo al contempo''.
Dani: ''“Mai”, il pezzo più rock dell’intero disco, mi piace la ritmica e l’adrenalina che trasmette''.
Francesco: ''Per me è difficile scegliere visto che, scrivendo le canzoni, le amo tutte, se però devo scegliere dico “Vivevamo a colori”, il pezzo più country dell’intero album, per l’assolo di armonica e il testo denso di ricordi''.

Siete ripartiti con i live? ''Non ancora. Suonando rock abbiamo la necessità di avere davanti persone che saltano e ballano e non possiamo pensare a un concerto con il distanziamento. Quindi siamo in trepidante attesa che le normative permettano di fare la festa che abbiamo voglia e bisogno di fare. Ma siamo certi che prima o dopo potremo sprigionare insieme al nostro pubblico, tutta la nostra energia''.

Che progetti avete per il prosieguo del 2021? ''La promozione del disco prenderà il totale sopravvento su ogni altro impegno anche se, lo ammettiamo, siamo già in sala di registrazione ad abbozzare un paio di nuovi pezzi che dovrebbero lanciare una raccolta dei migliori brani pubblicati in questi 11 anni e 5 dischi di musica. Poi, si spera, i concerti dal vivo, ma come abbiamo detto prima, quello dipenderà unicamente dalle condizioni e limitazioni alle quali saremo sottoposti''.