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Pubblicato il 19 Luglio, "Ubuntu", è il quarto album di Giuseppe Dosi. Il titolo dell’album si ispira alla filosofia africana che si basa sulle relazioni e la lealtà tra le persone. “Dopo questo duro e prolungato periodo che ci è toccato vivere questa è l'essenza” - dice Dosi - ”l'insegnamento che dobbiamo trarne è l'Io che ha senso e si realizza soltanto attraverso il Noi e viceversa”.

Puoi ascoltare “Ubuntu” alla pagina https://bit.ly/gdosi_ubuntu.

“Ubuntu” è il titolo del tuo quarto album. Qual è stato il pensiero scatenante che ha poi trainato la realizzazione di questa produzione discografica? ''Sicuramente (ahimé) l'illusione che la pandemia che stavamo (stiamo) vivendo ci potesse rendere un po' più "empatici", che ci spronasse a pensare all'altro come persona, non come migrante o, nel caso pandemico, come untore, ma come persona da rispettare e proteggere. Per questo era ed è importante l'idea di proteggerci dal virus non solo per noi stessi ma anche in funzione degli altri. Speravo insomma, che la realtà che stavamo vivendo ci aprisse gli occhi sulla nostra fragilità e su quanto fosse importante capire e rispettare l'altro, indipendentemente dal colore della pelle, dalla religione o dal paese di provenienza. Proprio in questi giorni la sentenza di Mimmo Lucano mi ha riportato alla cruda realtà''.

C’è un momento che ricordi è che reputi simbolico per raccontare le storie di “Ubuntu”? ''Un momento preciso, non credo. Ma via via che le canzoni prendevano forma ho capito che dovevo dare a tutte un nesso, che le dovevo collegare con qualcosa. L'idea di raccogliere tutto sotto la parola Ubuntu mi è venuta leggendo un articolo su Mandela''.

Come si sviluppa il tuo processo creativo? ''Sinceramente non seguo delle coordinate precise, ma di solito costruisco una struttura armonica, ci canto sopra una melodia e poi via via anche una storia, ma non sempre (anzi, quasi mai) ho in testa un argomento prima di iniziare a scrivere, di solito le parole escono e se mi piace l'idea continuo su quella strada. Non so, credo di essere un po' caotico, ma tant'è''.

Nel tuo percorso artistico hai collaborato con jazzisti come Enzo Rocco, Fabrizio Trullu, Gianni Satta, Francesco Chebat, Fabio Crespiatico. Che sensazione vivi nel confrontarti con altri musicisti? ''Beh, nel caso di Gianni ed Enzo, ho anche un rapporto di amicizia, direi fraterna. Per quanto mi riguarda ho sempre un atteggiamento di grande rispetto nei confronti di tutti loro, sono tutti musicisti estremamente preparati e ottime persone. Quando collaboro con loro è sempre un momento di grande gioia, mi piace che la mia musica venga suonata da grandi musicisti, me soprattutto, ti ripeto, da grandi persone''.

La collaborazione con altri musicisti è sempre un momento creativo molto importante nella vita di chi fa arte. Qual è il momento in cui hai avuto la sensazione di una crescita artisti palpabile? ''Il fatto stesso di entrare in studio con loro è già una crescita, il mettersi lì a parlare e capire tutti insieme come suonare o interpretare un pezzo è un momento di crescita collettivo. Amo stare e collaborare con gente che mi può insegnare e che mi consente di crescere''.

Chi sono i musicisti che hanno contribuito alla realizzazione delle canzoni contenute in “Ubuntu” e come è stato il loro impatto nelle storie raccolte in questo tuo nuovo lavoro? ''Per la realizzazione di questo disco ho collaborato con Gianni Satta e Fabrizio Trullu. È la prima volta che collaboro con Fabrizio e ne sono veramente felice, è un grande. Chi collabora con me partecipa sostanzialmente alla realizzazione dei pezzi, mi spiego: di solito arrivo con lo scheletro delle canzoni, armonia, melodia, testo, ritmica. Per quanto riguarda l'interpretazione mi affido a loro, in studio lasciamo i microfoni aperti, si parla, si inizia a provare, più che altro la struttura e il finale, e poi si va. Di solito tengo buona la prima o al massimo la seconda take. Preferisco di gran lunga la spontaneità alla precisione''.

Sei di Lodi ma vivi a Madrid. C’è un palco o un luogo in cui ti piacere far risuonare le tue canzoni? ''Non so, i luoghi e i palchi non mi dicono gran che, sicuramente vorrei che fossero suonate sempre da questi musicisti''.