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16/11/2021   DESHEDUS
  ''L'uomo di fronte ai suoi obiettivi è cieco, e pensa solo ad ottenere e razziare...''

L’incontro di oggi è appannaggio dei Deshedus, giovane formazione romana dedita al prog-rock. Cogliamo l’opportunità di parlare con loro del nuovo album “Il brigante”.

Benvenuti. Dal profilo Facebook leggiamo: “ibernati nel 1969, scongelati qualche anno fa”. Ecco, quando siete partiti col vostro progetto e come è nata l’idea di band? ''Ciao! È partito tutto dal nostro frontman Alessio Mieli, fece un provino con il nostro attuale produttore, Mauro Paoluzzi. Si è appassionato subito alla musica che scriveva, e gli ha dato l'impressione proprio di essere stato ibernato nel periodo degli anni '70/'80. Da lì è nata l'idea del gruppo, da solista il progetto diventò band. Alessio poi si mise a cercare tutti i membri che ora formano i Deshedus, cioè Gabriele Foti (Basso), Federico Rondolini (chitarra solista) e Federico Pefumi (Batteria)''.

Nei vostri vissuti, ci sono militanze in altre formazioni? Se sì, che genere suonavate? ''La prima formazione seria è effettivamente questa. In passato ognuno di noi ha avuto esperienze in altri gruppi, ma non di rilevanza, tutte di formazione tra amici, anche facendo generi diversi, come metal o jazz per esempio. Ma sono tutti passi che ci hanno permesso di essere dove siamo ora''.

Il nuovo album s’intitola “Il brigante”. Ma chi è costui: l’uomo stesso, dall’indole bieca che distrugge sé stesso, i suoi simili e tutto l’habitat intorno? ''Hai perfettamente centrato il significato, l'uomo di fronte ai suoi obiettivi è cieco, e pensa solo ad ottenere, razziare, ovviamente stiamo parlando dell'uomo di potere, che di fronte ad una scelta "conveniente" per sé stesso, è pronto ad andare contro i suoi simili e a distruggere quello che c'è di bello nel mondo''.

Coraggiosissima la scelta di uscire unicamente in vinile (apribile). Perché? Decisione condivisa da tutto l’entourage o c’erano anche delle perplessità? ''La decisione è stata presa insieme a tutto l'entourage senza alcuna esitazione. Il nostro genere richiede di essere ascoltato con attenzione, e il vinile nobilita questo aspetto. È un oggetto che si fa ascoltare ed è interessante anche visivamente, a differenza del CD che, con le sue dimensioni ridotte e il materiale di plastica, non esprime tutta l'arte che racchiude un disco''.

13 i brani in elenco. Qual è l’ atmosfera stilistica che si respira? Su quali singoli puntate per la promozione? ''Stilisticamente ci sentiamo vicini ai Pink Floyd, King Crimson e tanti altri gruppi prog del periodo, ma rivisti in chiave moderna. Per quanto riguarda la scelta dei singoli la risposta è: nessuno. Tu dirai "ma come nessuno?", sì hai capito bene, nessuno all'interno dell'album. ''Il Brigante'' è stato concepito come un concept, quindi tutti i pezzi ruotano attorno ad un unico tema. Per noi quindi, hanno tutti lo stesso peso, per questo consigliamo sempre di ascoltare tutto il disco, dall'inizio alla fine, per capire a fondo il messaggio. I nostri veri singoli li troverai fuori dal Brigante, come si faceva negli anni '60. Usciva l'album, ma senza i singoli. Quelli erano a parte con il disco 45 giri, e a noi piace proprio fare in questo modo''.

Si avverte che i temi vi appartengono come concettualità, però so che nella stesura dei testi collaborano anche altri autori. Chi sono? ''Sì, di indole abbiamo questa preoccupazione per la società e l'ambiente, ma la stesura dei testi la dobbiamo al nostro autore di fiducia Elio Aldrighetti. Insieme a lui abbiamo creato ''Il Brigante'' e tutti i suoi vari aspetti, e nel disco è anche la sua voce narrante''.

Com’è avvenuto il prezioso incontro col producer Mauro Paoluzzi (ex Four Kents, Formula 3, Nuovi Angeli)? In cosa vi ha impreziosito come band? ''Come detto prima è nato tutto dall'incontro tra Alessio e Mauro. Ci ha insegnato molto sia artisticamente che sul modo di agire in questo lavoro che è veramente duro. Grazie a lui siamo cresciuti a vista d'occhio e in poco tempo, è un grande maestro di vita e di arte''.

Cosa vi ha portato ad abbracciare il prog-rock, genere che non è alla portata di tutti e, oltremodo, considerato da molti in po’ datato? E’ previsto un tour per “Il brigante”? ''Beh, diciamo che è talmente "datato" che ormai non lo è più, per i giovani è sconosciuto, quindi nuovo. Personalmente ognuno di noi ci è cresciuto grazie ai nostri genitori, o comunque qualcuno che ci ha fatto avvicinare a questo mondo psichedelico e bellissimo. È un genere libero. Stiamo lavorando ad un tour molto innovativo, che per ora è in fase embrionale quindi non diciamo nulla, ma sarà spettacolare''.

Ringraziando i Deshedus per l’interessante chiacchierata, gli formuliamo l’auspicio affinchè il prog-rock ritorni a destare l’interesse popolare. (Max Casali)