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19/02/2014   CLAYTORIDE
  'La nostra musica è semplicemente la risonanza della nostra anima...'

Dopo un ep nel 2012 e un singolo nel 2013, il 2014 è l’anno del debutto “ufficiale” dei ClayToRide: cosa c’è di nuovo nell’album ''For His Wine & Chamber''? ''Il 2013 è stato per noi un anno molto intenso sotto molti punti di vista, ''For His Wine & Chamber'' rappresenta per noi la valvola di sfogo di fronte a tutte le emozioni che abbiamo condiviso come band; il fatto poi che i brani siano nati in maniera totalmente spontanea e praticamente immediata è per noi una certezza, parlando di sincerità in fatto di musica. Possiamo dunque dire che ''For His Wine & Chamber'' è semplicemente la risonanza dell’anima ClayToRide durante un periodo particolare della nostra vita di band. Per noi vale tutto, o quasi''. ClayToRide è una rock band giovane e decisa, un quintetto ben saldo nella tradizione rock: cosa significa per voi fare rock nel 2014? ''Onestamente non pensiamo che ci sia tanta differenza a fare rock nel 2014, nel ‘68 piuttosto che nel 2024: suonare è una necessità, è esprimere il proprio essere in una delle maniere più significative che l’uomo stesso abbia. Il fatto poi che essere una band comporta numerosissime altre emozioni ed esperienze collettive non fa che aumentare l’importanza del fare musica assieme; la simbiosi che nasce con i propri amici/fratelli è la soddisfazione più grande che il rock, come tutta la musica, può darti''. ''For His Wine & Chamber'' è nato ai Prosdocimi Recordings con Mike 3rd, produttore noto per la sua scelta anticonformista dell’analogico: com’è stato registrare con lui? (Qui scattano i sorrisoni…) ''Conoscere (attraverso una fruttuosa vendemmia) Mike 3rd e il suo Prosdocimi Recording Studio è stata per noi la manna dal cielo, il classico colpo di fulmine/fortuna al momento giusto. Eravamo molto curiosi di poter sperimentare la presa analogica delle tracce per ''For His Wine & Chamber'', Mike ci ha dato la possibilità di constatare che registrare in analogico è veramente come fare “all’amore senza preservativo”; dobbiamo tantissimo a lui, al batterista Alberto Stocco e al lavoro svolto durante la settimana presso “L’oasi Prosdocimi ”. Ci hanno aiutato a crescere moltissimo, a metterci in discussione con l’unico scopo di migliorare tutti assieme. Il fatto poi che tra noi e la Prosdocimi Family si sia instaurato un vero e proprio rapporto d’amicizia sincera ci fa capire ancora oggi quanto sia stata fondamentale la nostra esperienza che non vediamo l’ora di ripetere quanto prima!''. Il vostro disco è passato successivamente tra le mani sapienti di un “guru” come Ronan Chris Murphy, cosa ci dite a riguardo? ''(Eh… ) Tralasciando l’esperienza e la professionalità di Ronan, tralasciando l’onore che è stato per noi veder ''For His Wine & Chamber'' “passare” tra le sue mani, tralasciando la soddisfazione per il disco ultimato… Non abbiamo mai visto qualcuno sparire (letteralmente parlando) dentro un piatto di “bigoli con l’arna” come lui, quella è stata una scena! Dolci ricordi a parte, mangiare, parlare e bere con Ronan è stata per noi un’occasione davvero unica di conoscere una persona che ha dedicato tutta la sua vita alla musica, lavorando con diversi artisti di fama mondiale e producendo dischi in ogni angolo del globo. Inutile dire quanto per noi sia stato importante e costruttivo''. Ci sono gruppi o degli artisti ai quali tenete in modo particolare, che vi influenzano musicalmente o che considerate come “bussole”? ''Siamo 5 amici che ascoltano musica spesso totalmente diversa tra loro: ci sono sicuramente musicisti o band che preferiamo o che ci emozionano maggiormente, ma noi vogliamo fare il nostro sound. Non siamo mai riusciti a paragonarci o ispirarci a nessuno, lo consideriamo semplicemente come un “paletto” che impedisce ad un artista di essere totalmente spontaneo e fedele a sé stesso. Sennò che gusto ci sarebbe?''. Come nasce solitamente un brano dei ClayToRide? (risate…) ''“La Maison”, nostra tana e covo, funge spesso da fonte d’ispirazione per le idee che vengono poi trasferite in sala prove, il resto è solo musica e un flusso inconscio di vibrazioni mentali''. Avete scelto l’inglese, nei vostri brani ci sono tematiche o argomenti che vi stanno particolarmente a cuore o nella vostra musica entra di tutto? ''La scelta dell’inglese, oltre che per una questione di duttilità, è mirata anche al fine di voler raggiungere chiunque abbia intenzione di ascoltare ciò che abbiamo da dire. Onestamente, sembra un po’ bruttino dire che nella nostra musica entra di tutto, eppure è assolutamente così: sebbene abbiamo tematiche che ci stimolano maggiormente, le nostre canzoni e i nostri testi sono più influenzate da momenti o situazioni particolari per noi come band e famiglia. Possiamo dire che la musica che facciamo, a distanza di tempo, ci suona come un caro vecchio ricordo del passato e ci aiuta a rimembrare dei momenti significativi della nostra vita''. ClayToRide è anche un’affiatata live band: che differenza c’è tra il disco ed i concerti? ''Tutto. Anche se, parlando di ''For His Wine & Chamber'', possiamo dire con orgoglio che il disco suona praticamente come dal live vista la scelta della filosofia analogica. Chiaramente i live sono tutta un’altra storia: l’energia che accumuli, il sudore e la gente che ascolta ciò che ti vibra dentro, e tu glielo sbatti in faccia. Brividi e pelle d’oca''. Siete arrivati molto giovani al sospirato album d’esordio: cosa vi sentite di consigliare alle band emergenti che si accingono ad un’avventura come la vostra? ''Una domanda parecchio difficile per noi, onestamente. L’esperienza di affrontare le sessions in studio, veder realizzare il proprio lavoro, toccarlo con mano una volta stampato e portarlo fuori davanti ad un pubblico è la soddisfazione più preziosa per un musicista. Fare un disco non è affatto semplice e spesso ci possono essere momenti difficili, è proprio qui che diventa fondamentale essere una band con la B maiuscola. In tutti i sensi''. Ultima domanda: cosa significa ClayToRide? ''Fango siamo e come la musica ci plasmiamo? Siamo degli impavidi surfisti di “lahars”? Oppure siamo semplicemente ossessionati dal frutto femminile? Siamo per la libera interpretazione, ed è meglio fermarsi qui. È bello fermarsi qui...''.