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14/12/2021   TALEA
  ''L’obiettivo è quello di darsi tempo per conoscere e conoscersi, ma senza mai fermarsi dal fare...''

Talea (Cecilia Quaranta) è una cantautrice-folk marchigiana che esordisce con lo splendido e.p. “Tales”, nel quale si avvertono echi di sonorità internazionale. Conosciamola meglio.

Benvenuta Cecilia. Dalla bio, si evince una forte passione per la musica con la naturale inclinazione a girare locali per portare la tua arte. C’è qualche aneddoto nel tuo vissuto che ricordi particolarmente? ''Grazie mille! Sì, suonando per strada succedono un mucchio di cose strane quanto belle! Uno dei ricordi più belli che ho è legato a un giorno in cui, suonando per strada a Stirling (Scozia), notai tra le persone radunate ad ascoltare, un signore particolarmente attento. Dopo essere rimasto seduto di fronte a me per la durata di innumerevoli canzoni, si alzò, si avvicinò e lanciò una monetina nella custodia della mia chitarra appositamente sistemata di fronte a me. Mi guardò e sottovoce disse: “Now you have my lucky coin. It’s yours now. Well done”. Forse è il regalo più bello che abbia mai ricevuto. La sua moneta fortunata è ancora con me, nascosta tra i miei plettri. Non lo dimenticherò!''.

Il fatto che, poi, sei volata in Irlanda e Scozia, eri proprio convinta che quelle Terre ti dessero una svolta ispirativa o nutrivi semplicemente una speranza? ''La svolta, in realtà, è avvenuta nel momento in cui ho deciso di partire: in quel momento era già in atto il cambiamento. Avevo bisogno di fare nuove esperienze e di scoprire se e in che misura potessi riuscire a cavarmela da sola. Quelle terre mi attraggono da sempre, sia a livello musicale che visivo, e sentivo la necessità di andare. Sapevo, in ogni caso, che lì avrei potuto suonare per strada, e mi sembrava già una grande cosa!''.

Cosa hanno di magico quei posti, in particolar modo “Il cielo d’Irlanda” , come scrisse Massimo Bubola per la Mannoia? Sei riuscita anche a suonare là? ''Quando i Modena City Ramblers raccontano l’Irlanda nel brano “In un giorno di pioggia” parlandone come di un posto in cui fare “un brindisi (…) agli gnomi e alle fate, ai folletti che corrono sulle tue strade”, mi riportano lì. Questo pezzo è davvero una fotografia di una terra bellissima, ruvida, di legno e muschio, whiskey e guance rosse. La magia le appartiene, la veste e la riempie in maniera totalmente pura e meravigliosamente sporca. Ho suonato poco, lì: tra le altre cose, lavoravo in fattoria tutte le ore lavorabili; quindi, c’era poco tempo e molta strada da fare per suonare. Ma una volta atterrata in Scozia, ho rimediato!''.

“Tales” è il penta-e.p. d’esordio col nuovo nome d’arte. Presumendo che avrai scritto tanto altro, come hai scelto i 5 brani contenuti? ''I brani sono stati scelti assieme a Marco Olivotto, produttore dell’EP. “I cinque” sono storie che possono essere divise in: due a tema sociale (''Burden'' e ''Nathan''), due riguardanti il tema del viaggio (''Riding Home'' e ''Song in the Dark'') e una completamente libera dagli altri e da sé stessa (''Dancing Mind''). Ci piaceva, quindi, l’idea di far viaggiare questi racconti anche fuori dalle mura che contengono Jesi''.

Suggestivo il video panoramico del singolo “Song in the dark”, girato in un borgo a te caro, vero? E’ stato realizzato tutto in giornata? ''Che bella giornata, quella! Sì, mi trovavo a Serravalle Pistoiese in occasione del festival “Serravalle Rock” e, con David Bonato abbiamo pensato di immortalare la bellezza del borgo all’interno del video del singolo. Il videoclip è stato girato tutto in una giornata ventosa di un vento pazzesco (quasi scozzese, per restare in tema!). Sono stati giorni speciali che porto nel cuore, e averne le prove video è una gran soddisfazione!''.

Chi è “Nathan” di traccia 4? Il mood che si respira è davvero intenso, come fosse indirizzato ad una persona speciale? ''Nathan è un mio grande amico. Ci siamo conosciuti il primo giorno di prima elementare ed abbiamo stretto sin da subito uno strano legame. Era strano, per me, sapere che quel bambino che mi sedeva accanto avesse un’insegnante tutta per sé ed era insolito il suo non parlare. È bastato poco per capire che quella condizione aveva un nome, che si chiamava “autismo” e che fondamentalmente non era niente di strano: necessitava solamente di un altro linguaggio. Agganciato il nuovo idioma, non ci siamo più sconnessi. Il brano parla di noi e dei suoi occhi d’ambra che non vedo da un po’''.

Mitchell, Morissette, Baez sono i primi nomi rosa che affiorano ascoltandoti. Invece, tra i Big maschili, da chi hai attinto ispirazioni? ''Sono sempre stata attratta dalle voci maschili, a dire il vero. Ho scoperto le sopracitate “grandi” soltanto molto recentemente. Credo che i due artisti uomini ai quali devo di più artisticamente siano Eddie Vedder e Bob Dylan. Ho avuto l’onore di assistere a due concerti di Eddie, uno con i Pearl Jam e uno in solitaria, dai quali ho imparato tanto sotto il punto di vista comunicativo-emozionale. Bob fa parte di un’altra sfera, lo adoro in maniera diversa: ogni volta che lo ascolto scopro una parte di lui, una parte di me e una di chiunque mi stia attorno''.

Con l’alias Talea, ti sei imposta (come fa il rametto con le piante…) una “Ri-generazione” artistica. Senti che il processo sia già in atto oppure sei consapevole che ci vorrà altro tempo? Talea (oggi), convive sempre bene con… Cecilia? ''Credo di avere la fortuna di essere immersa in un periodo della vita contrassegnato dal privilegio di poter saltellare di cosa in cosa alla scoperta di sé stessi. Sono da poco tornata dalla magnifica esperienza fatta al CET del maestro Mogol, scuola in grado di capovolgere qualsiasi certezza si abbia all’ingresso, di trasformarla in mille pezzi, di distruggere, ricostruire e di insegnare che lo stimolo risiede in ogni cosa. Avevo davvero bisogno di caricare il carillon del reinventarsi, e così è stato. L’obiettivo di oggi è quello di darsi tempo per conoscere e conoscersi, ma senza mai fermarsi dal fare. Fortunatamente, nonostante i loro rispettivi caratteracci, Talèa e Cecilia fin ora non han vissuto alcuno scontro. Speriamo continuino così!''.

Auspicando i migliori riscontri per “Tales”, salutiamo e ringraziamo Talea. ''Grazie a voi! Un abbraccio''. (Max Casali)