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21/01/2022   SAMUELA SCHILIRO'
  ''Un’umanità piena di rabbia e di solitudine, annichilita dall’inganno della socialità virtuale...''

Benvenuta! Dalla bio leggiamo della tua forte passione per la musica già in tenera età. Com’era la Samuela da bambina? Quali i suoi sogni legati a musica e canto? ''Ciao e grazie! Sì, è proprio così, sin da piccolissima ho manifestato una passione smodata per la musica. Il mio primo amore è stata la chitarra. Pensa che ho dovuto supplicare mia madre affinché mi iscrivesse al conservatorio e mi comprasse lo strumento. Probabilmente voleva capire se facessi sul serio o se fosse un capriccio infantile, ma avrebbe dovuto capirlo subito, quando già da piccolissima non prendevo sonno se lei non cantava delle canzoni. Ero letteralmente ossessionata dal desiderio di diventare una cantante-chitarrista, organizzavo degli show per amici e parenti nel salotto di casa. Il mio gioco preferito era suonare e cantare, dapprima con chitarre giocattolo e finti microfoni poi con quelli veri. Sognavo di fare la musicista, di esibirmi sui palchi di tutto il mondo''.

“Santa Madre dell’Umanità” è il tuo nuovo singolo, disponibile da alcuni giorni. Un brano dalle tematiche importanti cantate con grande trasporto e coraggio. Cosa ti ha spinto a scrivere questa canzone? ''Quello che mi spinge sempre, la mia “pancia”. Quando ho iniziato a scriverla, prima della pandemia, ero arrabbiata ed è praticamente nato prima il titolo di tutto il resto. Ho esclamato “Santa Madre dell’Umanità”, come fosse una bestemmia. Da quella frase è arrivato a cascata tutto il ritornello. Poi le strofe. A un certo punto mi sono bloccata, non riuscivo a mettere bene a fuoco l’obbiettivo e ne ho interrotto la stesura. Avevo già composto tutta la melodia, perché solitamente io scrivo prima la musica e poi le parole e immaginato nella mia testa tutto l’arrangiamento, ma il testo era incompleto o meglio non soddisfacente per me. Quando l’ho ripreso in mano, mi sono confrontata con Mariagiovanna Lauretta, con la quale poi l’ho firmato. ''Santa Madre dell’Umanità'' esprime tutto il mio disappunto verso il mondo in cui viviamo, a tratti in maniera lucida e sarcastica, a tratti completamente emotiva, specie nel ritornello. L’ansia esistenziale di cui parlo è conseguenza di un mondo paralizzato dalla superficie delle cose, che non ha più voglia di interessarsi ed essere interessante, che va velocissimo in un vortice di pose, giudizi, accuse e condanne, pregiudizi oscurantisti, indifferenza, terrore dell’altro, omofobia e disprezzo. Un’umanità piena di rabbia e di solitudine, annichilita dall’inganno della socialità virtuale e che ambisce a essere un avatar bello, perfetto, ricco e perennemente performante piuttosto che un imperfetto essere umano. Il brano ha un ritmo frenetico e incalzante, proprio per rappresentare al meglio il senso di ansia e claustrofobia che provavo io mentre lo scrivevo e che continuo a provare quando vedo che la neutralizzazione di ciò che è umano viene chiamata progresso. Ma la Santa Madre dell’Umanità a cui mi rivolgo è anche una sorta di dea delle donne e degli uomini e la prego di ritornare sulla terra per liberarci dalle bugie della nostra mente impaurita, riportare il senso di collettività, il contatto, lo scambio, il dialogo, il rispetto, la gioia e il dolore e tutti i meravigliosi sentimenti umani''.

Per la prima volta sperimenti anche sonorità diverse da quelle a te più confortevoli. Ti spingi verso l’elettronica senza però abbandonare quell’anima rock, anche ribelle, che ti contraddistingue da sempre. Cosa è cambiato in te, o fuori da te, per convincerti di questa scelta? ''Fuori da me non è cambiato nulla che potesse portarmi a prendere questa strada. Intendo dire che è quasi impossibile che qualcosa o qualcuno possano convincermi a fare delle scelte artistiche, soprattutto stilistiche, se sono lontane da me. Tutte le scelte produttive, e quindi anche le sonorità, sono merito o demerito mio, provengono da un mio desiderio o da un mio sentire. Questo nuovo sound deriva dalla mia voglia di rinnovarmi e di uscire dalla mia comfort zone, come direbbe un counselor, ma non sono state una scelta a caso ovviamente. Negli ultimi anni ho ascoltato musica elettronica e recuperato pezzi degli anni ’80 che avevo perso per strada e sono stata sedotta. Ho scoperto di avere una grande passione per i synth, che mi divertono tantissimo e mi mettono il sorriso, mi aiutano ad alleggerire gli argomenti drammatici che decido di trattare nelle mie canzoni. Quando li suono o li programmo, mi sembra di tornare bambina in una stanza piena di giochi. E poi mi sono detta che per parlare di attualità, avrei avuto bisogno di un sound che rispecchiasse l’attualità. Unisci a tutto questo la mia perenne voglia di sfidarmi e il gioco è fatto''.

In tal senso, possiamo parlare di una tua evoluzione artistica o di un esperimento? ''Né l’uno né l’altro credo. Non sono certa di poterla definire evoluzione, tanto meno esperimento. Forse sperimentazione, nel senso che penso sia semplicemente voglia di sperimentare e sperimentarmi. Oggi mi va così, domani chissà''.

Il tuo percorso musicale è ricco di cose fatte e di esperienza condivise con altri artisti, come Niccolò Fabi o Colapesce/Dimartino. Cosa cambieresti di quanto fatto e cosa invece ricordi con più affetto? ''Se ci rifletto ti dico che eviterei di fare scelte avventate, inesperte e quelle dettate dalla spocchia e dall’orgoglio dei vent’anni, ed eliminerei le paure e le insicurezze che mi hanno impedito invece di compierne altre che probabilmente avrebbero potuto aiutare il mio percorso artistico. Se ti rispondo di getto invece ti dico che non cambierei nulla, perché è grazie anche a quei presunti errori che oggi sto bene con me stessa. Quindi la risposta è la seconda. Ricordo con grande affetto ed emozione quando, alla fine della mia esibizione in apertura del concerto di Niccolò Fabi, lasciai il palco e trovai Niccolò dietro le quinte. Io gli dissi che ero stata davvero molto emozionata e lui mi rispose: “Meno male, vuol dire che sei viva”. Ho un enorme stima di lui, come cantautore e come uomo''.

Chiudiamo il cerchio ricollegandoci alla prima domanda: la Samuela bambina sarebbe soddisfatta dell’artista che sei diventata? E cosa le consiglieresti ora che sei adulta? ''La Samuela bambina sarebbe sicuramente soddisfatta e felice di essere riuscita a fare quello che sognava, il problema infatti è la Samuela adulta! (ride). Oggi, se fossi una donna ragionevole e prudente, dovrei consigliarle di scegliere altri sogni, ma i sogni non si scelgono e quindi senza ombra di dubbio le consiglierei di essere esattamente la bimba che è stata. La vera saggia, in fondo, è lei che continua a vivere dentro di me e a suggerirmi di non farmi travolgere dalle insoddisfazioni, dalle paure e dalle frustrazioni tipiche degli adulti, ma di continuare a essere quello che voglio essere, di non prendermi troppo sul serio e soprattutto di prendere la vita per quello che è: un gioco''.