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04/03/2022   FRANCESCO CAVESTRI
  ''Il potere salvifico della musica può aiutare ad affrontare il futuro, che appare sempre più incerto...''

Quale è stato il tuo imprinting in ambito musicale, da dove hai iniziato? ''Ho iniziato studiando pianoforte classico fin dall’età di 6 anni, entrando poi in conservatorio jazz a 13. Inizialmente, ascoltavo pianisti come Bill Evans o Brad Mehldau, affascinato dalla contaminazione della musica classica con il jazz, ma il disco che mi ha aperto più di tutti al mondo del jazz è stato sicuramente “Kind of Blue” di Miles Davis, che mi ha travolto con la sua carica espressiva estemporanea. Poi, la vera svolta - nel mio modo di intendere la musica - è arrivata prima con Herbie Hancock e dopo con Robert Glasper, che mi hanno mostrato come il jazz potesse raggiungere confini inesplorati, arrivando a mescolarsi a generi come l’hip-hop, l’r&b e la musica elettronica''.

“Early 17” è il nome del tuo imminente esordio discografico, perché questo titolo? ''L'idea del titolo nasce dall'album “Late Registration" di Kanye West. Volevo riprendere quell'idea aggiungendovi una chiara allusione all’età in cui ho ideato, composto e registrato i brani contenuti nel disco. La parola “early” indica da un lato la precocità della mia uscita discografica (soprattutto nell’ambito del jazz), dall’altro si tratta di un invito ai giovani ad avvicinarsi sempre più al jazz e alla musica che con il suo potere salvifico può aiutare ad affrontare il futuro, che appare sempre più incerto''.

Il disco vanta la collaborazione di Fabrizio Bosso, come vi siete conosciuti? ''Fabrizio l’ho conosciuto una sera che era venuto a suonare al Bravo Caffè, un luogo per me molto speciale dove ho mosso i primi passi dal vivo. Gli avevo raccontato la mia storia e del fatto che fossi un giovanissimo pianista con la passione per il jazz. Quando mi rimisi in contatto con lui per la collaborazione nel disco si ricordava tutto del nostro incontro. Abbiamo girato insieme il video del singolo “In the Way of Silence" e in quell’occasione ho potuto osservare la bella persona, estremamente disponibile, oltre che un artista straordinario''.

Come descriveresti la tua esperienza come borsista al Berklee College of Music? In che modo ti ha formato? ''È stata un’esperienza di grande crescita umana, oltre che musicale. Poter conoscere docenti di quella fama e suonare al fianco di musicisti di alto livello, che provengono da ogni parte del mondo e con background completamente diversi dal tuo, è qualcosa di impareggiabile. Il percorso a Berklee è stato sicuramente un grande stimolo ad ampliare ulteriormente il mio bagaglio musicale, e chissà che non porti a breve qualche collaborazione con musicisti oltreoceano''.

Cosa consiglieresti a un amico che vuole intraprendere la tua stessa strada? ''A un giovane appassionato di musica come me consiglio di confidare sempre in sé stesso, accettando i consigli e cercando sempre di studiare, crescere e migliorare, alimentando giorno per giorno la passione per quello in cui crede. Ognuno ha dentro di sé qualcosa di unico che può tirare fuori e questo è ciò che un giovane musicista deve secondo me sempre tenere a mente''.

Quali sono i tuoi programmi per il futuro per quanto riguarda la tua carriera? ''Ora vorrei godermi appieno l’uscita di questo disco d’esordio, presentandolo in vari eventi tra cui il concerto del 18 marzo al Bravo Caffè con Fabrizio Bosso. In futuro chissà, la musica è senza confini. Mi sto concentrando nello scrivere, esplorando a fondo quello che ho da dire e da comunicare, cercando di guardare dentro me stesso, mantenendo sempre come fulcro d’azione il rapporto con lo strumento. Infatti, nel mio caso, per citare un meraviglioso brano di Sampha, “no one knows me like the piano” (nessuno mi conosce come il piano)''.