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25/03/2022   ZEPHIRO
  ''La new wave ormai fa parte del patrimonio mondiale della musica...''

Gli Zephiro sono una band new wave di Roma attiva dal 2002 e capitanata da Claudio Todesco. Strizzano l'occhio al post-punk britannico ed hanno all’attivo un e.p. e due albums, tra cui il nuovo “Baikonur” è motivo per parlarne in questa intervista.

Benvenuti. 20 anni di carriera è un background di tutto rispetto, maturati tra centinaia di concerti, e.p. e 2 album. Che bilancio fate di queste 80 stagioni?
Claudio Todesco (chitarra) - ''Grazie dell’accoglienza. Un bilancio sicuramente ricco di esperienze, emozioni e, perché no, anche errori, che fanno parte della crescita. Non l’avevo mai vista nell’ottica delle 80 stagioni; amiamo questo numero che rappresenta anche la nostra decade preferita. Sicuramente il periodo attuale per noi delinea il picco più alto grazie soprattutto all’uscita del nuovo album “Baikonur”. Personalmente non sono mai stato artisticamente così appagato come ora. In ogni modo tutte le fasi del nostro percorso hanno il loro valore: gli inizi ingenui tutti sala prove e piccoli live, il periodo dei tour internazionali ed ora come dicevo il nuovo album che è punto di arrivo e di partenza''.
Francesco Chini (voce e basso) - ''Forse non è un caso se siamo tradizionalmente abituati a contare gli anni in primavere: oggi come ieri, quella che fa mettere in viaggio il nostro Marco Polo, nel brano ''Kublai Khan'', è ancora una spinta verso il risveglio, quel senso di rinascita che così facilmente associamo alla primavera. Da quando facciamo musica l'abbiamo cercata ovunque e in qualche modo l'abbiamo trovata sempre. Anche in mezzo al freddo, al buio e alle tempeste''.

Dal primo disco “Immagina un giorno” al nuovo “Baikonur” son passati 16 anni, benché intervallati dall’e.p. “Kawaita me”. A cosa è dovuto: mancanza di tempo o ponderazione massima dei dettagli progettuali? Claudio Todesco (chitarra) – ''Sicuramente un misto di fattori tra cui il desiderio di esibirsi live piuttosto che comporre, qualche cambio di formazione spesso fisiologico per trovare la strada che più adatta a noi, ed infine confermerei la ponderazione massima dei dettagli per il nuovo album che proprio tu hai citato nella domanda. Grazie a quest’ultima personalmente non ho rimpianti''.

Cosa rappresenta per voi il nuovo album? Chi vi ha supportato nella sua realizzazione e finalizzazione? Claudio Todesco (chitarra) – ''Come accennato anche prima, per noi rappresenta un punto di arrivo e di partenza. “Di arrivo” perché chiude un lavoro meticoloso di qualche anno a cui era doveroso dare il valore che meritava. Stiamo curando molto il lato della promozione grazie soprattutto all’ufficio stampa “Davvero Comunicazione” che ha creduto nell’album, cosa per noi essenziale, e sta contribuendo in maniera determinante a farci ascoltare dagli amanti del genere ma non solo. La new wave infatti ormai fa parte del patrimonio mondiale della musica: quel suono di rullante, quella chitarra con poca distorsione e molto chorus, quella voce riverberata, quel basso essenziale. L’album è anche un punto di partenza, infatti il titolo non poteva essere che ''Baikonur'', la base di lancio da cui partirono tutte le missioni spaziali sovietiche. Confidiamo che sarà la chiave per aprire nuovi percorsi. Ci hanno supportato e continuano a supportarci in tantissimi: oltre al già citato ufficio stampa, i nostri fan con i loro feedback ci danno coraggio ed energia, Fabrizio Simoncioni (Litfiba) col supporto di Marco Romanelli che hanno curato il suono dell’album, Matteo Gabbianelli della kuTso Noise Home che come etichetta ci sta seguendo passo dopo passo fornendoci mille consigli, Artist First per la distribuzione digitale e non, Francesca Radicetta col suo splendido artwork del cd e non solo, Serena De Angelis per le sue splendide foto, Simone Serafini regista dell’ultimo video e Federico Toraldo regista dei precedenti. Perdonatemi ma credo ne sto dimenticando molti altri. È indubbiamente un lavoro di squadra''.

Nove i brani in elenco, che spaziano nel mondo dei Tears For Fears, The Sound, Cure e Battiato. Ci sono altri numi tutelari come fonte di ispirazione? Leonardo Sentinelli (batteria) – ''Nel nostro trio abbiamo differenti età. Visto che non ho vissuto gli anni ‘80 per quanto mi riguarda aggiungerei le band e gli artisti che hanno fatto arrivare a me la new wave: White Lies, Interpol e Editors per citarne alcuni''.

Tra i pezzi, mi ha colpito molto l’articolata “Berlinauta”, oltre al singolo “Crisalide”. Mediamente, quanto dura il processo creativo di una canzone? Leonardo Sentinelli (batteria) – ''Spesso un mese ma è veramente variabile. In genere improvvisiamo in sala prove e registriamo quasi tutto. Poi riascoltiamo a casa con calma, metabolizziamo ed estrapoliamo le parti migliori che saranno poi spunto per crearci intorno un brano. Per la melodia della voce si improvvisa con un inglese senza senso, alla Celentano per intenderci, e poi infine si scrive il testo in italiano che rispetti per quanto possibile il suono di quel finto inglese e nello stesso tempo abbia un valore comunicativo e poetico. Il tema della canzone nasce sempre ascoltando la musica appena composta. Per ora mai il contrario''.

Il sound espresso ricalca la bella new-wave del passato, con attualizzazioni di grande impatto. In 20 anni, com’è cambiato lo stilismo in essere? Francesco Chini (voce e basso) - ''Come può farlo in un'epoca come questa, piena di tanti vuoti già codificati da riempire. Abbiamo sempre interpretato la new wave come un linguaggio musicale fatto di estremi, connotato da un lessico i cui minimalismi formali in realtà esprimono una visione, se non massimalista, certamente legata a un profondo senso romantico del Tutto. Se dopo tanti anni perfino uno stile così codificato è tornato a parlare il contemporaneo, allora forse l'unico vero stile sta nel ricordare sempre da dove si viene senza però restare fermi. Come quell'equilibrista sospeso fra due grattacieli''.

Giappone, New York, Buenos Aires, sono tra i paesi toccati nelle oltre 300 date effettuate in vari tour. Cosa vi ha insegnato questa invidiabile e lodevole esperienza? Claudio Todesco (chitarra) – ''Abbiamo avuto la riprova che la musica è un linguaggio universale. Noi cantiamo in italiano ma questo non è assolutamente un problema per chi non parla questa lingua ma ne apprezza il suono. Incredibilmente arriva lo stesso un messaggio. In Giappone vedevamo fan che cantavano i ritornelli dei nostri brani senza capirne pienamente il significato, ma non cambiava nulla: si trovavano nel nostro mondo''.

Non è da tutti aprire concerti di Negrita, Gazzè, Garbo, Carl Palmer ed altri. Con questi big c’è stata mai la possibilità di discutere di eventuali collaborazioni? Com’è stato confrontarvi con loro? Persone alla mano? Claudio Todesco (chitarra) – ''Persone con una grande umanità pur se espressa in maniere diverse. Con Negrita e Gazzè abbiamo condiviso il palco a Tokyo e i giorni successivi conosciuto la città insieme soprattutto con Pau, Drigo, Cesare e compagni. C’era la sensazione di conoscerci da tempo. Carl Palmer fu molti anni fa e ricordo quel live come il primo momento importante del nostro “viaggio”. Lui sicuramente molto alla mano. Garbo un punto di riferimento anche artistico con cui vorremmo sicuramente fare un featuring come è stato fatto con Miro Sassolini, voce storica dei Diaframma, che ci ha donato la sua voce nell’ultimo brano dell’album. Con Garbo già avevamo accennato a tale possibilità dopo il live e questa intervista potrebbe essere un mezzo originale per riprendere il discorso''.

Salutando gli Zephiro formuliamo l’auspicio che il loro album possa trasmettere il piacere di un viaggio affascinante. (Max Casali)