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20/04/2022   ARTURA
  ''Semplicemente lasciamo andare il flusso sonoro, che spesso finisce per sorprendere anche noi...''

Artura è un collettivo friulano che fa capo a Matteo Dainese (Il Cane) e composto da Deison, Dj Cic.1, Tommaso Casasola (Merci Merci). Un progetto stra-interessante, ce lo raccontano i protagonisti stessi attraverso queste domande.

Benvenuti. In questi giorni esce il vostro terzo album "Some people falling". Il primo "Drone" era incentrato sull'impegno massiccio dello space-echo, mentre nel secondo "Massive scratch scenario", con l'entrata in formazione di DjCic.1, si è decisamente puntato sull'impiego degli scratchs multilingue. Invece, l'intento di "Some people falling"? MAT: ''Buongiorno, grazie per l'invito da parte di tutti gli Artura Max! L'intento del nostro terzo disco è stato quello di lasciarsi andare sempre di più, sia in fase di scrittura, che in fase di mix, come nei video clip registrati dal vivo, senza paletti di genere o attitudine. Il lavoro sulle lingue, nello specifico sugli scratch multilingue del Cic, è stato decisamente incrementato, direi più che protagonista rispetto ai lavori presenti, sicuramente grazie anche alle voci di veri e propri cantanti come Steve Junkologist, Caterina di Biaggio... affiancato dal lavoro di cut up sui testi di Sandra Tonizzo''.

Vi distinguete sicuramente per l'amalgama multistilistico: dal post-rock al kraut, dall'ambient all'avanguardia. E' vostra prerogativa la sperimentazione per ambire all'inclassificazione oppure è un'esigenza imprescindibile e spontanea? MAT: ''Direi più un esigenza spontanea! Credo che le etichette di genere siano comode sia per i giornalisti che per gli stessi musicisti, ma di base ci piace giocare con le parole, anche quando dobbiamo inserirci in un genere che in realtà non ci rappresenta completamente! Già il fatto, che ad es. per scelta, non usiamo le chitarre nei dischi e dal vivo, preferendo l'ukulele, non ci inserisce completamente nel mondo post rock''.
DEISON: ''L’idea di sfuggire i generi è involontaria ed è il risultato della somma e il mix dei nostri background e ascolti, tutti diversi, che confluiscono poi in sala prove a livello compositivo; spesso non c’è un vero obiettivo, ma più semplicemente lasciamo andare il flusso sonoro che spesso finisce per sorprendere anche noi''.

Anche in questa occasione avete chiamato una manciata di pregiati ospiti: ce li presentate? Ed ognuno cosa ha aggiunto al vostro sound e alla vostra concezione di musica? MAT: ''Questa è una domanda decisamente complessa, perché il disco è stato scritto e registrato direttamente durante il primo lockdown, quando tutti i guesti guests erano bloccati in casa, spesso annoiati... è stato molto facile farsi prendere la mano ed invitarne decisamente più del solito. Partiamo prima dalle foto, ovvero Il fotografo danese Thomas Appel per la ricerca fotografica del disco, già all opera nel precedente "Massive scratch scenario", mentre per quanto riguarda la musica in ordine di apparizione: ''Nephews trip'': Emiliano Tonizzo e Niccolò de Rosa, rispettivamente nipoti di Deison e del sottoscritto, agli ukuleli, invece che alle chitarre; ''La fortuna di Hopkins'': la voce di Nacio aka Enrico Qualizza, già regista dei nostri ultimi due video ''TG Services'' + ''This Alternation'': la voce di Steve (the Junkologist) che canta un testo preso da ''Poesia Apocalittica'', precedentemente editato da Sandra Tonizzo; ''Sehen Wir'' + ''Preservatif'': la voce sensuale di Sara Bressan (già all' arpa in ''Sehen Wir''); ''Nascondino'': Il basso super Dub di Federico Pittino aka Pit (''Resistence in dub'') affiancato dalla voce in italiano di Caterina de Biaggio; ''Erano Anni'': la voce di Alessandro Santi (Commando), supportata dai suoi colleghi Andrea Morandi e Giulio Zorzini, impegnati in una jam di percussioni e sassi al fiume (molto equo bongara) e la drum machine del dolce Manuel Pitton aka Glue (R.I.P); ''Without the ticket'': le voci dei geordie inglesi Bikini Bandists, Collin & Jeff; ''Preservatif'': Forse le uniche chitarre elettriche del disco, suonate dal vicino Ex Zeman Emanuele Zabrizach aka Dede; ''Que Mierda de Navidad'': La voce uduregna dell' amico Carlos Alberto della Pietra; ''ONPOC'': la voce in russo della mamma di Diana Rimma Zaporojets; ''Nos Bolsos'': la voce in portoghese di Valentina Visini e i magici violini di Nadja Perovic''.

Siete un progetto in una sorta di work-in-progress. Ci spiegate come avviene (tendenzialmente) il processo assemblativo? MAT: ''Di base la scrittura iniziale dei brani parte dal sottoscritto: registro delle batterie con delle metriche e scritture completamente a caso (tutti pensano che facciamo prog e contiamo come dei matti...), e poi ci scrivo sopra la melodia base armato di ukulele e basso. Allo stesso tempo scrivo un testo di massimo due frasi, spesso rubato dai sottotitoli dei film di Netflix, e lo faccio tradurre e leggere da madri lingue sparsi per il mondo, durante questo processo arrivano, prima di tutto Deison alla parte rumoristica ambient, Tommaso che risuona i bassi come si deve, e poi Cic protagonista allo scratch delle voci dei vari guests''.

Confermati ancora Dj Cic.1, Deison, Tommaso Casasola (aka Merci Merci). Come dire: squadra vincente non si cambia? MAT: ''Decisamente confermati tutti!''.

Nel sound si evocano richiami a Kraftwerk, Moebius, Air, Roedelius, Eno. Se i nomi citati fan parte dei vostri ascolti, quali preziosità ispirative vi han trasmesso? MAT: ''Sono delle band talmente pazzesche che lascio questa risposta al principe Deison! Per quanto risguarda le influenze di band più recenti, rivedendo le riprese dell ultimo concerto degli Artura, riconosco che, totalmente in buona fede, senza neppure esserne consapevoli, potremmo stringere l'occhiolino ai newyorkesi Battles''.
DEISON: ''Per quanto mi riguarda sono tutti nomi che ho ascoltato e assorbito, ma la cosa interessante è che quelle sonorità e nomi a cui fai riferimento provengono quasi sempre dalle idee di Matteo e dai suoi arrangiamenti, quindi sono influenze totalmente inconsapevoli. Per me non c’è una vera influenza diretta (i miei ascolti sono numerosissimi in vari ambiti) o senso di emulazione, ma solamente l’idea di costruire dei suoni inserendoli nel contesto della band, spesso cercando anche di non banalizzare il contesto ma anzi spiazzare l’ascoltatore per incuriosire il suo ascolto''.

Per voi è sicuramente importante il binomio musica-video. Anche per le riprese anelate la ricerca e la sperimentazione visiva? Quante clip sono previste per "Some people falling"? MAT: ''Il processo creativo che sta dietro un video degli Artura è la perfetta sfida fra il piano sequenza del regista Enrico Qualizza e la voglia del sottoscritto di trasferire il mio studio di registrazione invadendo fisicamente un ambiente totalmente nuovo, registrando la performance video e audio dal vivo! Per questo disco la prima clip già uscita su Youtube è "This Alternation", in previsione ci piacerebbe lavorare su "Sehen Wir" ma non sappiamo ancora che in termini''.
ENRICO QUALIZZA: ''Una sfida che lega l'unicità degli istanti e l'energia dell'atto performativo con il luogo in cui avviene''.

Cosa configurate col progetto Artura? L'anelito di libertà espressiva, un divincolarsi dalle classiche strutture compositive o cos'altro? Come impostate i vostri live: con slides, effettistica... oppure? MAT: ''Al momento la performance dal vivo degli Artura è particolarmente complessa. Ma amiamo lasciarci aperte delle porte, in modo da variarla ogni volta. Di base io e Tommy (basso e batteria) suoniamo vincolati dal metronomo sul progetto originale della canzone del disco, dove apriamo alcune tracce base (ukuleli, piani...) contaminando i nostri strumenti con il delay! Deison e Cic suonano gli stessi campioni usati nella specifica canzone, ma senza necessariamente seguire la metrica originale, sostanzialmente improvvisano con i campioni originali, contaminando in diretta il tutto con un sacco di delay e riverberi, microfoni a contatto etc... L’idea del live e’ un equilibrio tra materiale “rigido” (basso e batteria) e una certa dose di improvvisazione che prevede suoni campionati, scratch di vinili e basi elettroniche che appartengono alle composizioni originali ma possono sbandare ed espandersi in varie direzioni fino a dilatare un pezzo e dargli una nuova veste!''.

Ringraziando gli ARTURA per questa intervista, gli prospettiamo l'auspicio per le più soddisfacenti prospettive artistiche (Max Casali)