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NICK CAVE AND THE BAD SEEDS "Live Piazza Napoleone Lucca 17-07 18 (2a recensione)"
   (2018)


NICK CAVE AND THE BAD SEEDS "Live Piazza Napoleone Lucca 17-07 18 (1a recensione)"
   (2018)

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recensioni concerti

EINSTURZENDE NEUBAUTEN   "Live Auditorium Parco della Musica Roma 30-11-2014"
   (2014)

Per ricordare il centenario della Grande Guerra, gli Einsturzende Neubauten portano in giro il nuovo “Lament”, freschissima produzione di casa EN fortemente voluta dal leader Blixa Bargeld. Leggendo alcune interviste, abbiamo appreso come “Lament” sia una sorta di concept che Bargeld ideò come lavoro, sentito intimamente, ma su cui non aveva la certezza che potesse essere condiviso dagli altri membri della band. La risposta positiva di tutti gli altri EN ha portato “Lament” a diventare il dodicesimo album della ditta. Avevo lasciato il gruppo berlinese a Torino nel 2011, in uno spettacolo che, a detta di alcuni amici molto vicini alla band, poteva rappresentare l’ultimo capitolo on stage degli artefici di “Kollaps”. Si sarebbe respirato molto il clima di “ultima volta”. Quel concerto non era necessariamente destinato ad aprire altre porte, sia sul versante live, sia su quello delle incisioni in studio; quello che avrebbe portato ad una gloriosa parola fine del progetto. Ripensamenti, o la voglia di fare musica ancora assieme hanno prolungato la carriera del gruppo; si sono susseguiti alcuni spettacoli e poi è arrivato il freschissimo “Lament”. Insomma i Neubauten hanno ancora voglia di fracassare timpani e creare rumore su di un palco. Bargeld è ormai un frontman che sa di poter calamitare l’attenzione con il suo carisma e con le sue doti recitative, divenute negli anni sempre più frequenti, sempre più ampie e sempre meglio eseguite. L’aria da duro (vera o presunta?) e gli sketch con Alexander Hacke sono ormai una costante del loro concerto, ma non per questo meno gradevoli nella loro riproposizione. Il concerto odierno (come peraltro specificato sul biglietto) è interamente incentrato su “Lament”, per una scelta artistica che, se da un lato accontenta i puristi, dall’altro nega l’ascolto di alcuni successi passati, attesi da tutta la platea. A rendere ancora più ostico l’ascolto ci si mette proprio il nuovo in studio. “Lament” è un lavoro alquanto particolare, nato già in funzione di una sua riproposizione teatrale, in cui le pause ed i silenzi sono l’elemento sonoro che fa da collante a tutto il progetto. Dopo avere ascoltato “Lament”, qualche perplessità era in effetti sorta. Troppo poco dinamico, solo un paio di brani accattivanti già da subito, e quel senso di discorso un po’ a metà, che solo un concerto avrebbe potuto colmare. Presso l’avvenieristico Auditorium Parco della Musica di Roma (disegnato, non a caso, da Renzo Piano) i Neubauten fanno l’ingresso on stage alle 21.00, davanti ad un pubblico ordinato e comodamente seduto. Si segue fedelmente l’ordine di “Lament”, con quella che rappresenta la prima traccia sul disco e, da subito, possiamo osservare e sentire quanto le impressioni avute alla vigilia fossero vere: “Lament” è un lavoro che per essere apprezzato deve essere ascoltato live. I brani si arricchiscono di un’energia superiore, ed il ruolo dei “rumoristi” assume un’importanza centrale, tanto da mettere in secondo piano la figura (imponente peraltro) di Blixa Bargeld. N U Unruh, Alexander Hacke e Rudolf Moser si trovano spesso, uno di fronte all’altro, a percuotere gli strumenti (inutile cercare di darne una denominazione… sono opera ed invenzione di casa Neubauten), diventando centro sonoro del concerto e spettacolo visivo di assoluta grandezza. Hacke, inoltre, si trova più spesso nel ruolo di percussionista rispetto a quello più tradizionale di bassista, mentre la chitarra di Jochen Arbeit è solo un discreto contorno alla musica prodotta on stage. Importante, invece, è l’apporto della sezione d’archi e di una tastiera, i cui suoni definiscono alla perfezione le intuizioni della band berlinese. N U Unruh, anima rumorista della band, ha la consueta libertà di movimento; dinamico, a tratti folle e sempre puntuale negli interventi, appare particolarmente energico stasera. Senza di lui la musica degli Einsturzende Neubauten non avrebbe la stessa resa. Ascoltando il concerto, possiamo constatare quanto le nostre paure fossero infondate. Non un capriccio del leader, e non un concerto in cui ci sarebbe stato più Bargeld e meno Neubauten: più teatro (è vero), ma tanto rumore e tanta energia, nelle consuete dinamiche EN. Bargeld, per contro, da professionista navigato sa che potrebbe spostare l’ago dell’attenzione interamente su di lui, se solo lo volesse. Apprezziamo il fatto che non voglia strafare, che non voglia mettere, in sostanza, nessuno in seconda fila. Gli Einsturzende Neubauten si sono comportati da vero gruppo. “The Willy – Nicky telegrams” e “How did I die” sono sicuramente i brani che hanno un senso melodico in più rispetto agli altri di “Lament”, con un ritornello capace di rimanere subito impresso. Gli altri sono in linea con questo concept che ricorda la tragica guerra mondiale: non un elogio, non un pianto di dolore, ma un’opera musicale creata per ricordare, e non altro. Quando il concerto volge al termine, accade quello che non vorremmo vedere: Bargeld, pronto a rientrare per i bis, cade dal palco, infortunandosi malamente il ginocchio (da un successivo post su internet di Teho Teardo si apprende che la caduta ha provocato la frattura della gamba). Sono molti quelli che pensano ad una continuazione del gioco recitativo ed alla farsa (chi scrive è tra questi), ma in realtà l’infortunio c’è ed è piuttosto invalidante. Mancano pochi brani alla conclusione dello spettacolo, ma Bargeld non intende rinunciare. Si fa sorreggere fino al microfono: non più in grado di sostenersi con le sue gambe, si siede su uno sgabello. C’è spazio per una “All of no man’s land is ours” e, soprattutto, per una “Let’s do it a dada” che accontenta chi voleva anche brani extra “Lament”. Il concerto finisce. Bargeld vola all’ospedale e lo spettacolo è stato portato a termine. Einsturzende Neubauten: sempre un gran gruppo. Nessun dubbio in proposito. (TESTO E FOTO: GIANMARIO MATTACHEO)