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OUGHT "Live Ohibò Milano 11-11-18"
   (2018)


BABA SISSOKO "Live Nadir Padova 08-11-18"
   (2018)

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recensioni concerti

PAOLO CONTE   "Live Piazza della Cattedrale Asti 01-07-2015"
   (2015)

L’avvocato piemontese, impegnato in un tour europeo, dedica una data alla sua regione e, in particolare, alla città che 78 anni fa gli regalò i natali. Nella più bella, intima ed accogliente piazza astigiana, il grande jazzista è pronto per fare ascoltare i più classici dei suoi classici, insieme alle recenti canzoni di “Snob”, ultimo album in studio. La manifestazione è ancora “Asti Musica”, giunta alla ventesima edizione, dopo che la diciannovesima si era chiusa con dubbi sul futuro, polemiche (anche dei residenti che non volevano un festival “ingombrante”, spalmato per troppi giorni in città) e scarse disponibilità economiche; una serie di elementi negativi che fecero alzare bandiera bianca. A sorpresa, invece, sono arrivati i finanziamenti e la voglia di continuare un festival tra i più importanti del Piemonte, con un palinsesto interessante e variegato, in cui il ruolo di padrino e apripista è affidato al jazz di Paolo Conte. A presentare la serata è il direttore del festival Massimo Cotto che confessa l’emozione per la serata, mentre dichiara l’affetto e la stima per il grande jazzista, ricordando quel concerto che tenne (proprio per la prima edizione di “Asti Musica”) nel 1996, e accostando il cantautore ad Alfieri e Faletti, personaggi capaci di essere grandi ambasciatori della propria terra. Pronti via, dunque, quando l’orchestra dell’avvocato si ordina, con un certo ritardo rispetto al programma, di fronte ad un pubblico distinto. “Ratafià” ed il suo ritmo quasi da sagra di paese è l’apripista del concerto, e siamo pronti a gustare la voce roca del chansonnier e la classe dei musicisti… se solo avessimo con noi un liquore di amarene (ratafià, appunto, per i non piemontesi) per rendere il viaggio ancor più piacevole. “Sotto le stelle del jazz” è un classicone che accontenta ad inizio concerto gli amanti di questo genere musicale, e con “Come di” si prosegue sulla stessa lunghezza d’onda ma con quell’ironia in più che costituisce un valore aggiunto dell’artista astigiano. Le musiche di Conte sono, sicuramente, l’elemento di forza dei suoi planetari successi, ma non dobbiamo trascurare le liriche che l’avvocato ha scelto per accompagnare gli swinganti pezzi. Mai (o quasi) testi struggenti e particolarmente introspettivi, ma quello che rimane è, invece, una straordinaria immagine di racconti mai vissuti. Finiscono per essere, le sue parole, come la chiave di accesso per fotogrammi, per spezzoni di film che prendono vita all’interno della testa degli spettatori. Così, ad esempio, siamo pronti a scalpitare sui sandali in attesa di Bartali (quanta strada avranno già fatto?… anche se stasera il grande brano non verrà proposto) in un luglio afoso, o ad indossare un accappatoio blu (perché fuori piove ed è un mondo freddo) in un ipotetico inverno buio. Tra i tanti vecchi successi di Conte, si inseriscono anche le canzoni del nuovo “Snob”. È un album che non incanta, anche se il suo tocco e la sua firma ci sono e si sentono, ma risulta un tantino spento e manieristico, come se fosse stato scritto sulla falsariga dello storico repertorio, lasciando l’impressione di ascoltare una fotocopia non del tutto riuscita. La title track ha già l’ambizione e la forza per assurgere a nuovo probabile classico, con una carica ed una forte sensazione di malinconia; “Argentina”, invece, non ne riesce a ripetere il pathos. Con “Gli impermeabili” arriva una delle esecuzioni più apprezzate della serata. Il suo incedere sognante e le sue aperture orchestrali ci fanno immergere in una grande sala da ballo, mentre “Sijmadicandhapajiee” è favolosa nel delineare trame sonore accattivanti, accostate a testi cariche di humour. Nel “Diavolo rosso”, arriva uno dei pezzi da 90 di Conte. Una canzone in cui i musicisti abbandonano il jazz per prepararsi ad un’autentica cavalcata. Questo è, infatti, “Diavolo rosso” che sale in progressione verticale e corale e dove l’orchestra pone in essere un sound quasi gitano (se chiudiamo gli occhi potremmo pensare ad una comparsata sul palco da parte di Goran Bregovic); pubblico stremato, divertito ed asausto. La canzone, tratta da “Appunti di viaggio” del 1982 (ed ispirata al ciclista astigiano Giovanni Gerbi), finisce per essere una maratona che consente, inoltre, ai musicisti di prendersi gli assoli del caso: applausi tra i più generosi dell’intera serata. Dopo una pausa (piuttosto lunga in effetti), Paolo Conte e la sua orchestra rientrano per gli ultimi pezzi. Inutile dire che “Via con me” è la più attesa della serata e quella che pare davvero fermare il tempo in Piazza Cattedrale; “Max” non fa assolutamente perdere l’entusiasmo, rivelandosi un must, ed infine, con la recente “Tropical”, arriva il saluto di congedo, insieme alla standing ovation di tutta la platea. Un po’ di imbarazzo in chi dà e in chi riceve gli applausi (è nel carattere piemontese il non lasciarsi andare troppo alle emozioni), mentre il pubblico si allontana. Un concerto che andava visto. Concludiamo con le parole spese da Massimo Cotto ad inizio concerto: “un grande artista ed ambasciatore della sua terra… e noi abbiamo avuto il culo di vivere nella sua era”. (TESTO E FOTO: GIANMARIO MATTACHEO)