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BABA SISSOKO "Live Nadir Padova 08-11-18"
   (2018)


SERGIO CAMMARIERE "Live Teatro Politeama Catanzaro 27-10-18"
   (2018)

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recensioni concerti

ENRICO RUGGERI   "Live Piazza Vittorio Veneto Castelnuovo Scrivia AL 09-09-16"
   (2016)

E’ uno di quegli artisti che si adatta ad ogni tipo di location. È Enrico Ruggeri e si cala perfettamente tanto in un centro sociale (non era stato Punk prima di tutti noi?), in un teatro storico ed elegante (non è diventato uno chansonnier raffinato?), oppure in una piazza di un piccolo paese della provincia. La piazza di oggi è quella bellissima di Castelnuovo Scrivia, ed il concerto gratuito del Rouge si presta ad essere ancora più apprezzato perché nasce in sostegno del reparto di senologia dell’Ospedale di Tortona. Un ritardo, dapprima accettabile, e poi via via sempre più imbarazzante, costringe gli organizzatori a prendere tempo per spiegare, infine, che la band si trova per strada e “tra poco saranno con noi”. Il ritardo è dovuto al collasso subito (causa maltempo) all’aeroporto di Palermo, dove Enrico Ruggeri si trovava solo qualche ora fa (in pratica un tour de force senza tregua per arrivare ad onorare la serata). Alle 22.10, dopo le doverose parole spese per ricordare l’importanza della prevenzione e le persone che si prodigano in questo lavoro, la band di Enrico Ruggeri saluta, finalmente, una piazza decisamente gremita e non scoraggiata dagli inconvenienti. L’avvio è per “La canzone della verità” che la band sta utilizzando con frequenza per questo “Un viaggio incredibile live 2016” (e per la data di oggi, ci sentiamo di dire che il titolo dato al tour è stato più che azzeccato!). Un avvio, dunque, che parte scegliendo di emozionare da subito il pubblico, attraverso la via della malinconia, tracciata secondo le coordinate rock. La band è affiatata e composta da Luigi Schiavone alla chitarra, Fabrizio Palermo al basso e cori, Marco Orsi alla batteria e Francesco Luppi alle tastiere. In particolare è Schiavone, storico amico del Ruggeri, che si prende ampi spazi con i suoi assoli, uniti ad un’importante presenza scenica; di fatto è la perfetta spalla del leader, oltre ad essere omaggiato da buona parte del pubblico. Si alternano brani sentimentali (“Il portiere di notte”, “Il futuro è un’ipotesi”, “Ti avrò”), accenni di canzoni popolari alla Bregovic (“Primavera a Sarajevo”) e poi l’anima rock, quella che riesce decisamente meglio al Rouge. In questi brani il cantante abbraccia anche la sei corde, fungendo da secondo chitarrista ed aiutando il sound di Schiavone ad essere più potente e pieno. Tra un brano e l’altro, Ruggeri, per nulla preoccupato del ritardo e del fatto che la mezzanotte si stia avvicinando, intrattiene il pubblico, parlando e spiegando i testi delle proprie canzoni. È un oratore esperto e, aiutato da una voce unica, rende piacevole l’ascolto dei momenti non musicali. Ecco, dunque, che “Tre signori” è la personalissima e delicata immagine che il cantante crea di tre suoi amici scomparsi: Giorgio Gaber, Enzo Jannacci e Giorgio Faletti. Toccante è anche l’inizio di “La preghiera del matto”, in cui si spiega come il brano sia dedicato alle persone affette da disturbi psichici (“Io sono stato il primo a scrivere brani su questo tema… poi sono arrivati anche gli altri, per fortuna”). Successivamente, con un balzo di quasi cento anni, siamo proiettati nella Grande Guerra per ricordare Gabriele D’annunzio in “Il volo su Vienna” (“andava su aerei di legno in cui io non salirei neppure per un viaggio da Castelnuovo ad Alessandria”… cioè una ventina di chilometri, per i lettori non piemontesi!). Per il finale dei classici ma mai desueti bis, Ruggeri invita il suo pubblico più caldo a sostare sotto il palco, oltrepassando le ordinate sedie poste dall’organizzazione, dicendo alla security di non preoccuparsi e di godersi il concerto. È la parte più emotiva dell spettacolo; segnaliamo un’ottima esecuzione di “Polvere” ed una iper rockettara “The Jean Genie”, cover del duca Bianco David Bowie, che Ruggeri iniziò ad omaggiare ben prima della triste scomparsa del re del glam. (TESTO E FOTO: GIANMARIO MATTACHEO)